Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari

 

 Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari

di Annie Darling

 

SPERLING & KUPFER, ottobre 2017
Editore: SPERLING & KUPFER
ISBN: 9788820097035
Lingua: Italiano
376 pagine
8 – 9 ore di lettura
102,000 parole in totale

È una verità universalmente riconosciuta che una donna in possesso di un buon libro, amiche ficcanaso e un gatto esigente debba anche essere in cerca del grande amore. (Ma siamo proprio sicuri?)

 .

Verity Love, ragazza introversa in un mondo di estroversi, ama starsene nascosta nell’ufficio sul retro a gestire i conti della piccola libreria Happy Ever After – già conosciuta come Bookends prima che diventasse il paradiso dei romanzi d’amore – nel cuore di Londra. Felicemente single e grande fan di Jane Austen, a un appuntamento al buio preferisce di gran lunga un buon libro, da godersi in poltrona, accoccolata sotto una coperta in compagnia del suo gatto Strumpet.
Per mettere a tacere le amiche e colleghe della libreria, che cercano in tutti i modi di accasarla, si è inventata un fidanzato immaginario. Finché, arrivato il momento di presentarlo, a causa di un equivoco si ritrova a implorare un perfetto sconosciuto di prestarsi al gioco. Lui è Johnny e il destino vuole che abbia a sua volta bisogno di una finta fidanzata, come copertura per un misterioso amore impossibile. E così, stretto un insolito patto, Verity e Johnny iniziano a vestire i panni della coppia felice, presenziando a brunch, compleanni, matrimoni, per la gioia di amici e parenti. Tempo: un’estate. Regola: non innamorarsi l’uno dell’altra.
Ma proprio Verity, così determinata a non cadere nella rete dell’amore, rischia di ritrovarsi alle prese con il peggior caso di cuore spezzato della storia. E allora, per la prima volta, nemmeno il suo adorato Orgoglio e pregiudizio potrebbe riuscire a consolarla…

 

UN ESTRATTO

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di una discreta fortuna debba essere in cerca di una moglie.
PETER Hardy, oceanografo, era il dio dei fidanzati.
Era bello: biondo, abbronzato – perché passava la vita a fare immersioni in località esotiche – con un paio di occhi azzurri come i mari profondi che mappava. Ma la sua non era una bellezza esagerata, di quelle che intimidiscono.
Ed era anche intelligente, perché non si può essere oceanografi senza avere un bel po’ di master e almeno un paio di lauree. Non gli mancava il senso dell’umorismo, un po’ caustico e un po’ stravagante, ed era particolarmente bravo a scovare su YouTube divertenti video sui gattini.
Ma le sue credenziali di fidanzato perfetto non si esaurivano qui. Si ricordava di chiamare la madre ogni mercoledì sera e ogni domenica mattina; spaccava il secondo e, se mai gli capitava di avere cinque minuti di ritardo – e non gli succedeva praticamente mai – inviava un messaggio di scuse. A letto era un amante premuroso ed entusiasta, ma non aveva fantasie troppo strane: non avrebbe mai chiesto a una ragazza di mettersi una tuta di lattice rosa, per esempio, o di schiaffeggiarlo con un calzino bagnato.
Era un buon partito sotto ogni aspetto, l’incarnazione di tutte le virtù che un fidanzato deve avere, e Verity Love – figlia di un pastore protestante, destinata a condurre un’esistenza che fosse un modello per gli altri – doveva eliminarlo alla prima occasione.
E perché non adesso? pensò, mentre stringeva il suo calice di Pinot nero acidulo, e sorrideva poco convinta alle amiche che stavano ancora esaltando il suo straordinario fidanzato.
«Da come lo descrivi, dev’essere un ragazzo meraviglioso. Dolce, ma virile», osservò Posy, entusiasta. «Quand’è che pensi di presentarcelo?»
«Ecco… la situazione già la conoscete. È sempre molto impegnato con il lavoro. Cioè, non è quasi mai a casa. E questo comincia a essere un problema…»
«D’accordo, abbiamo capito. Vuoi tenertelo solo per te.» Nina annuì. «Però, Very, è capitato a tutte… state insieme da mesi, ormai. Non puoi tenerlo rinchiuso per sempre, il tuo oceanografo da sogno.»
«Davvero è passato tanto tempo?» Be’, sì. Era fine giugno, e Peter era opportunamente apparso sulla scena alla fine del novembre precedente, per risparmiarle la triste prospettiva di affrontare da sola il periodo natalizio. In effetti non si era fatta vedere a nessuna festa, o quasi, ma come biasimarla? Dopo tre anni a bocca asciutta aveva finalmente per le mani quel bocconcino delizioso. «Cielo, più di sei mesi! Wow!»
«Smettila di essere così riservata. Scommetto che siete ancora in quella fase in cui scopate come matti, visto che lui è spesso via», disse Nina, mettendosi dietro le orecchie i capelli biondo platino – il colore di quel periodo – con un sospiro. «Oh Dio, quanto mi mancano quei momenti, quando ancora non sono cominciate le discussioni su chi deve portar fuori la spazzatura, o sul perché lui sia fisicamente impossibilitato ad abbassare la tavoletta del water.»
Verity prese un altro sorso di vino per farsi forza. Erano andate al pub appena dietro l’angolo rispetto alla libreria dove lavoravano tutte, la vecchia Bookends cui Posy – che l’aveva ereditata qualche mese prima – aveva cambiato il nome in Happy Ever After, per sempre felici e contenti, trasformandola in un punto di riferimento per gli amanti della narrativa rosa.
Spesso la sera, dopo una dura giornata di lavoro, lo staff si fermava al Midnight Bell, un piccolo pub che aveva mantenuto gli originali pannelli di legno degli anni Trenta e le piastrelle art déco nelle toilette. Ti davano una bottiglia di vino e due sacchetti di patatine per meno di dieci sterline, prima delle otto di sera, quindi a chi importava se c’era odore di cloro per via della piscina del centro benessere che si trovava un paio di civici più avanti? O se non potevi posare la borsa sul pavimento perché ci sbavava sopra Tess, il cane del titolare? Riusciva a fiutare una confezione di cibo d’asporto o persino una mela da una parte all’altra del locale.
«A proposito di Peter… non credo che andrà avanti ancora a lungo», disse in fretta Verity, prima di scolarsi l’ultimo goccio di vino acido e di costringersi a guardare Posy e Nina, che strabuzzarono gli occhi, attonite.
«No! Non ci credo!»
«Ma a sentire te era l’uomo perfetto!»
«Io non ho mai detto che era perfetto», protestò. «Siete state voi a definirlo così. Io l’ho descritto come un ragazzo molto carino, nulla di più.»
«Ma lui è perfetto.» Posy ne era convinta, e nulla le avrebbe fatto cambiare idea. Nonostante fosse una fresca sposina, in alcuni momenti Verity aveva quasi l’impressione che fosse presa da Peter Hardy più di quanto non lo fosse lei. Del resto, considerato che l’amica aveva giurato eterna fedeltà all’uomo più scortese di tutta Londra, il suo interesse nei confronti di Peter non era poi così inspiegabile. «Fammi capire perché non dovresti restare aggrappata a un uomo del genere con tutte le tue forze.»
«Perché non mi amerà mai come ama i suoi… ehm… oceani, e il mare sa essere un amante molto crudele.» Era abbastanza sicura di aver rubato quella citazione da Moby Dick. O forse da Titanic. Comunque, da qualcosa in cui il mare aveva una parte importante. «Non c’è mai e, se le cose dovessero farsi serie, se arrivassero dei bambini, che razza di futuro avremmo? Sapendo che potrebbe essere divorato da uno squalo o che la sua muta potrebbe strapparsi in qualunque momento?»
«Non sapevo che gli oceanografi lavorassero in acque infestate da squali.» Perplessa, Nina corrugò la fronte. «Non ci sono norme antinfortunistiche, al riguardo?»
«Fanno firmare a tutti un esonero di responsabilità medica.» Quando era troppo, era troppo. Quella storia si era trascinata più di quanto non fosse stato nelle sue intenzioni. Verity si alzò, risoluta, ma le gambe malferme vacillarono. «Adesso devo andare.»
«Ma non abbiamo nemmeno finito la prima bottiglia!» Nina sollevò l’oggetto dello scandalo, per mostrarle il goccio di vino rimasto sul fondo. «E non sono nemmeno le sette e mezzo. Cosa ti turba?»
«Forse Peter Hardy, l’oceanografo?» aggiunse Posy con un sorriso malizioso.
Verity scosse la testa, mentre prendeva la borsa. «Non capisco perché lo chiamiate così. Cioè, come se ‘oceanografo’ fosse il suo secondo cognome. Comunque, scusate se me la filo, ma vi avevo avvisato che mi sarei potuta fermare solo un po’. Lo sapete che non mi piace passare direttamente dal lavoro a una situazione in cui devo socializzare.»
«Oh mio Dio, devi vederti con Peter Hardy! È così? Intendi rompere con lui stasera?» Nina sembrava la sorella minore (con tatuaggi e piercing) di Marilyn Monroe, ma una volta aveva confidato a Verity di essere stata piuttosto goffa, durante l’adolescenza – denti da cavallo, apparecchio, delle specie di punture d’ape al posto delle tette – e di essere stata costretta a compensare con la spigliatezza. Da tempo ormai era diventata uno schianto, con il suo stile da pin-up anni Cinquanta, ma aveva conservato l’abitudine di manifestare reazioni esagerate per ogni situazione. Adesso stava sgranando i grandi occhi azzurri, il naso arricciato e la bocca spalancata.
«Non ho ancora deciso. Forse.» Verity cominciò a muoversi lentissimamente dall’angolo in cui era intrappolata, e per poco non cadde su Tess, un robusto Staffordshire bull terrier che si era precipitato al loro tavolo per vedere se fossero avanzate delle patatine.
«Ma non puoi mollarlo prima di avercelo presentato», si lagnò Posy. «Possiamo venire anche noi? Giusto il tempo di salutarlo…»
«Non hai bisogno di salutarlo, sei sposata», sottolineò Verity.
Posy sussultò. «Oh mio Dio, è vero! Continuo a dimenticarmene.» Si riprese. «Comunque, non viviamo nell’epoca vittoriana. Le signore sposate possono salutare uomini diversi dal marito.» Scosse la testa e sospirò. «Ancora non ci credo. Diamine! Sebastian Thorndyke è mio marito. Come diavolo è successo?»
Era successo durante le settimane convulse in cui Posy si era occupata del rilancio della libreria; attraverso una strana e bizzarra serie di eventi – di cui Verity non era ancora riuscita bene a rendersi conto – si era innamorata di Sebastian, la sua nemesi, e lo aveva sposato un paio di settimane prima nel municipio di Camden Town. Gli invitati avevano avuto a malapena il tempo di lanciare coriandoli agli sposi presumibilmente felici e l’inchiostro non si era ancora asciugato sul certificato, che i due erano già alla stazione di St Pancras a prendere l’Eurostar che li avrebbe portati a Parigi. Non stupiva, pertanto, che Posy se ne andasse in giro con un’espressione meravigliata, quando non sfoggiava un sorriso felice.

 

Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari fa parte di una serie di romanzi ambientati in una piccola libreria di Londra: ogni storia, autoconclusiva, ruota intorno a uno dei librai e a un libro che in qualche modo gli cambia la vita. La serie, amatissima dalle lettrici in Gran Bretagna, è in corso di pubblicazione in altri dieci Paesi.

 

L’AUTRICE

ANNIE DARLING vive a Londra in un minuscolo appartamento pieno zeppo di pile traballanti di libri. Le sue più grandi passioni sono i romanzi rosa e Mr Mackenzie, il suo gatto.

Precedente Lucy Successivo La piccola libreria di Venezia

Lascia un commento

*