Arcani maggiori

Arcani Maggiori

 

Titolo: ARCANI MAGGIORI
Prezzo versione cartacea: € 17,50
Prezzo versione ebook: € 6,99
ISBN: 9788869342301
ASIN: B06Y1PY8TX
Pag. 408

 

SINOSSI

Un paese di provincia. Un adolescente che ha una relazione con un compagno di classe. La sua vita sconvolta dalla scomparsa di Lisa, la ragazza più bella della scuola, che frequentava adulti ed è forse finita in un brutto giro. Numerose persone avrebbero avuto interesse a farle male. Il leader di un gruppo di naziskin potrebbe conoscere particolari importanti sul suo conto. Lo stesso vale per una ragazza che la incontrava di frequente per ragioni enigmatiche.
Persino l’insegnante di religione della scuola, un fascinoso sacerdote, sa qualcosa al riguardo. Mentre l’esistenza del protagonista diviene più problematica, il mistero si fa più intricato, e la soluzione si trova in una soap opera intitolata Amore Infinito, imperniata sugli intrighi di un’infida casalinga, e sulle figure dei tarocchi, gli Arcani Maggiori, letti da una vicina di casa del ragazzo.
Alla fine, il protagonista intuirà tutti i collegamenti e scoprirà la verità. E nel colpo di scena finale, ci sarà un inaspettato ribaltamento di prospettiva.

 

UN ESTRATTO
A volte ho la sensazione di vivere nel regno dei folli. Specie la mattina presto. La mamma prepara la colazione in fretta, timorosa di arrivare in ritardo al lavoro. Papà beve il caffè senza nemmeno badare al sapore (almeno credo che sia così, mica posso stare nella sua testa) e non mangia quasi nulla per non perdere tempo, pensando all’ufficio. E io dovrei comportarmi nello stesso modo, se non altro perché purtroppo c’è la scuola. In verità fingo di affrettarmi, tanto per non farmi rimproverare. Ma non è che la scuola sia in cima ai miei pensieri. Specie da un mese a questa parte, poi. Specie da quando è sparita Lisa.
‹‹A che ora torni?›› chiede mamma a papà, mentre mastica a malapena un toast.
Siamo seduti tutti e tre a tavola. Come una sacra famiglia noiosa. Mi sarebbe piaciuto avere un fratello. O una sorella. Ma essere figlio unico ha anche qualche vantaggio. Devi solo sopportare la noia.
‹‹Alla solita ora›› risponde papà, senza guardarla, con gli occhi fissi sul televisore. ‹‹Per fortuna, il periodo della dichiarazione dei redditi sta per finire. Devo resistere ancora per qualche altro giorno.››
Non è una passeggiata fare il commercialista. Me ne rendo conto. Frequento l’istituto tecnico commerciale, sono al terzo anno e già non ne posso più di ragioneria e di cazzate simili. Per carità. Perciò capisco il papi. Il suo è il lavoro più alienante del mondo, forse. E mamma non è messa meglio. Fa l’infermiera nell’ospedale della zona. Non deve essere piacevole occuparsi dei malati e delle loro manfrine. L’unica nota positiva è che non si fa chilometri di strada per andare a lavorare. Tutto sommato, la nostra vita è normale. Come quella delle altre persone che conosciamo. Perché allora sono così preoccupato? Perché ho la sensazione che tra non molto tutta la follia nascosta da qualche parte verrà fuori e ci colpirà come un fulmine? Del resto, ho i miei segreti. Anche Nico. Forse anche Lisa. Forse tutti. Ma i miei non se ne accorgono e stanno guardando il televisore. Adesso il viso di Sofia Moran, l’attrice italiana più famosa nel mondo, ha una sfumatura di dolore e di sofferenza che mi fa rabbrividire. È un filmato di repertorio. Un gruppo di fondamentalisti islamici l’ha rapita un mese fa e minaccia di decapitarla se le autorità italiane non libereranno certi figli di Allah accusati di terrorismo, ospiti delle patrie galere. Non so, della Moran, malgrado tutto, non me ne frega una mazza. Non l’ho mai potuta soffrire. E poi è di un’altra generazione rispetto alla mia. Che me ne faccio dei suoi filmetti da donnicciole? Preferisco un horror. E ora la diva borghese adorata dai tontoloni e dalle babbione che ammorbano il pianeta sta vivendo il suo personale film horror, come ogni comune mortale. Perché hanno scelto proprio lei?, mi sono chiesto. In fondo, è solo un’attrice. Ma Nico, sempre scafato, ha detto che è un simbolo mediatico. E che i terroristi colpiscono i simboli. Mah. Può anche darsi. Io non mi fido, però. Secondo me, è tutto organizzato. Non riesco a percepire autenticità in ciò che vedo. Il suo viso in primo piano non mi pare tanto bello. La signora è struccata. Non sorride. Probabilmente è seduta su una poltrona o qualcosa del genere. Sotto il suo volto, scorrono frasi incomprensibili, scritte con caratteri che non so leggere. Il video è stato ripreso da un notiziario di Al Jazeera. E intanto la mamma mi rivolge la parola e non me ne rendo conto subito.

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Perché leggere il romanzo?

Esploriamolo assieme all’autore!

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  • Quando hai progettato questa storia?

Alcuni anni fa ma per diverso tempo non ho proposto il romanzo a nessuno. Mi è capitato anche con altre cose che ho scritto. Ero convinto che non potessero interessare le case editrici e perciò scrivevo solo per me. Poi ho cambiato idea e mi sono comportato di conseguenza.

  • Sei stato ispirato da qualche lettura, vecchia o recente?

No. L’unica fonte di ispirazione, casomai, è una serie televisiva come Twin Peaks.

  • L’ambientazione è reale o di fantasia?

Di fantasia. Tuttavia, il paese di provincia in cui si svolgono le vicende potrebbe esistere realmente. Diciamo che è un classico paesino italiano.

  • Il romanzo è autoconclusivo o rientra in una serie/saga?

La storia è autoconclusiva. Ho comunque ripreso brevemente un elemento di Arcani Maggiori, così come ne ho preso un altro da Scorpio Baby Rose, un romanzo che ho pubblicato l’anno scorso con Eretica Edizioni, in un’altra opera intitolata Figli di Caino. Quest’ultima è inedita e credo che resterà tale per parecchio tempo perché nella forma attuale non mi soddisfa molto.

  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.

Preferirei, se possibile, definirli collettivamente. Sono tormentati, vittime delle proprie pulsioni, costretti a comportarsi in un determinato modo… quando il lettore arriverà all’ultima pagina, capirà cosa intendo dire.

  • Qual è il pubblico ideale per questa storia? È un testo per tutti o per fasce di lettori ben precise, ad esempio per adolescenti, adulti o è pensato per un pubblico prevalentemente femminile o maschile?

Di solito mi rivolgo a un pubblico di adulti, interessato a storie cariche di tensione, spesso crude ed estreme. Vale anche per ‘Arcani Maggiori’. Nel caso specifico, tuttavia, dal momento che il protagonista è un adolescente, ritengo che anche un ragazzo o una ragazza che frequentano le superiori possano interessarsi al libro.

  • Che tipo di linguaggio hai scelto, per questo romanzo? Colloquiale, forbito, diretto ecc…?

Considerando che la voce narrante è quella di un adolescente, ho ritenuto opportuno usare un linguaggio il più possibile diretto, spesso gergale e in certe circostanze anche un po’ volgare… non avrebbe avuto senso farlo parlare come un intellettuale forbito.

  • Che cosa desideri comunicare al lettore? C’è un significato nascosto, sotto la trama?

Possono esserci significati nascosti, in effetti, ma preferisco che sia il lettore a coglierli, se ci riesce. Mi piacerebbe che ogni lettore interpretasse ‘Arcani Maggiori’ a modo suo. Deve vedere quello che ritiene di voler vedere e mi sta bene così. In linea generale, comunque, ho cercato di raccontare una storia coinvolgente, ricca di suspense, e spero di esserci riuscito.

  • Hai usato una tecnica particolare, per scrivere questo romanzo?

No. Quando scrivo, di solito, sono quasi in trance e mi lascio coinvolgere dalla scrittura. Iniziando ‘Arcani Maggiori’, sapevo solo che la storia doveva basarsi sulla scomparsa di una ragazza, sulle figure dei Tarocchi e sulle vicende di una soap opera per casalinghe. Non avevo la più pallida idea di come si sarebbe dipanata la trama. Ho seguito semplicemente l’istinto e, capitolo dopo capitolo, ho trovato a un certo punto i legami tra i diversi elementi narrativi. Quando poi sono arrivato più o meno a metà della stesura, però, sapevo già come si sarebbe conclusa la storia.

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