Fiore di cactus

Fiore di cactus
di Francesca Lizzio

 

Pagine: 190
Editore: Panesi Edizioni (20 marzo 2017)
Lingua: Italiano
ASIN: B06XQB98J8

 

TRAMA

Sara è una ragazza timida, intelligente, con la battuta sempre pronta, eppure nasconde la sua fragilità sotto un’armatura. La vita l’ha resa cinica e amara. Un giorno conosce Andrea, un ragazzo attento e gentile che con smisurata pazienza riesce a farsi spazio nella sua vita. Sarà lui a indurla a rimettere in discussione tutto quello in cui crede. Sara così ripenserà al percorso che l’ha resa la donna che è, si chiederà se riuscirà più a lasciarsi amare, se certe paure potranno essere sconfitte o se invece non ci sarà più nulla da fare. Se una come lei merita una seconda occasione. Perché anche un cactus ha un cuore, ha solo bisogno di qualcuno che creda in lui e non abbia paura delle sue spine.

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UN ESTRATTO

1.
La voce del pilota mi risuona nelle orecchie: «Vi preghiamo di allacciare le cinture di sicurezza, siamo pronti al decollo.»
Mi mette ansia prendere l’aereo. Dai Sara, è solo un’ora di viaggio.
Guardo fuori dal finestrino, è una bella giornata per tornare a casa.
Mentre l’aereo si libra in volo, mi cade a terra la borsa e il diario scivola fuori dalla cerniera mezza rotta. Cade a pezzi questa borsa ma non sono pronta a separarmene.
Finalmente siamo in aria, recupero borsa e diario e sospiro. L’occhio mi cade sulle prime
righe scritte un anno e mezzo fa.
Accanto a me c’è una signora che sonnecchia, intorno c’è gente che legge, che chiacchiera ed io qui, sulla soglia di quella che un tempo è stata la mia vita, chissà perché mi metto a leggerne qualche parola.
Mi chiamo Sara, ho ventitré anni ma non li dimostro neanche un po’, dei capelli anarchici, castani, occhi scuri. Ho mille soprannomi, tutti della mia misura, così non ho paura di non essere all’altezza.
Sono timida in modo patologico, a livelli imbarazzanti, fino al midollo, introversa, scrivere mi riesce meglio che parlare.
Spesso e volentieri le persone che non mi conoscono pensano che sia fredda. A volte sono troppo razionale, altre troppo sensibile (vorrei trovare una via di mezzo ma fino ad oggi non ci sono riuscita), spiritosa, ironica, sarcastica.
Mi difendo ad oltranza, “a tutto spine”.
Mamma mi chiama “fiore di cactus”, ma in realtà mi sono sempre sentita più spina che fiore.
Mi piacciono i libri, la musica, i film, le serie tv, l’arte in generale.
Ho un debole per le cose poco conosciute, scopro sempre che parlano almeno un po’ di me. O meglio, che sanno spiegarmi qualcosa di me.
Raramente guido con qualcuno in macchina, perché solo tre persone al mondo sanno che per concentrarmi e stare tranquilla devo cantare, e me ne vergogno perché sono stonatissima.
A volte pagherei per essere invisibile.
Spesso ho paura di non farcela.
Mi fa male sapere che non riuscirò mai a perdonare mio padre.
Temo che non riuscirò più a farmi amare.
Non ho idea di come si scriva un diario, penso sarà un casino.
2.
Non sono riuscita a spingermi nella lettura oltre la prima pagina. Ho avuto paura di
vedere nero su bianco di essere cambiata, anche se ne sono consapevole. Un conto è saperlo, un conto è vederselo sbattere in faccia e sentirsi peggiori di quanto non ci si senta già.
Stiamo atterrando.
Non riesco a smettere di ripensare alle parole di Isa: «I miei genitori hanno deciso di aprire una libreria e devi esserci anche tu. Ho anche trovato casa, vedrai, sarà divertente lavorare e vivere insieme!»
Lei non sta più nella pelle e anch’io prima di salire sull’aereo avevo la stessa impazienza.
Adesso invece tremo come una foglia.
Sono fatta male.
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