I FUMETTI – Nascita, storia e gloria delle mitiche “strisce”

Sarebbe impossibile elencare tutti i fumetti americani più famosi: citiamo almeno Dick Tracy, poliziotto integerrimo, comparso nel 1931 in un’America scossa dalla crisi economica e dal gangsterismo, e poi divenuto protagonista di parecchi film, la coppia formata da Blondie e Dagoberto, creata da Chic Young nel 1930 e protagonista di una striscia che narra le vicende casalinghe di una famiglia americana e Li’l Abner, ottimo fumetto satirico creato da Al Capp, che descrive le vicende del villaggio rurale di Dogpatch (è l’America povera e campagnola dei romanzi di John Steinbeck).
Nel secondo dopoguerra, sull’onda delle nuove idee sull’educazione antiautoritaria e della cultura giovanile, nacquero poi nuovi tipi di fumetti, di taglio più psicologico, come il famosissimo Peanuts di Charles M. Schulz (1950), che, narrando i piccoli fatti quotidiani di un gruppo di bambini (Charlie Brown, Linus, Lucy ecc.), analizza i dubbi e le difficoltà emotive dell’uomo moderno.

 

 

Beetle Bailey è invece una satira non troppo bonaria della vita militare e del militarismo, del pari satirici sono B.C. (cioè Before Christ, avanti Cristo), striscia che parla in modo umoristico della vita di un gruppo di cavernicoli, e il Mago Wiz, entrambi creati da Johnny Hart rispettivamente nel 1958 e nel 1964. Del 1964 è anche Mafalda, controparte argentina di Charlie Brown, personaggio assai interessante: si tratta di una bambina intelligente e contestataria che a volte critica (a ragione) il mondo degli adulti, riflette sui problemi del mondo, sulla pace e la libertà proponendo i motivi cari alla cultura giovanile degli Anni Sessanta- Settanta.
Naturalmente anche in molti paesi europei sono nati fumetti famosi: in Francia il divertentissimo Asterix (che rispolvera con autoironia e un pizzico di legittimo sciovinismo patriottico il mondo degli antichi Galli, antenati dei francesi), la fantascientifica Barbarella e parecchi altri, in Inghilterra Andy Capp, striscia imperniata sulle disavventure di un operaio molto rappresentativo di un certo mondo proletario inglese e Bristow, satira dell’ambiente impiegatizio (Bristow è una figura umoristica, un impiegato che sopravvive e si difende a modo suo nel monotono ambiente d’ufficio). Fumetti popolarissimi sono nati anche in Belgio, dal simpatico cow boy Lucky Luke, all’avventuroso Tin Tin splendidamente disegnato da Hergé, ai celebri Puffi, un ottimo fumetto per bambini creato da Peyo.
In Italia vi furono alcuni “antenati” del fumetto: si trattava di storie disegnate accompagnate da didascalie poste sotto le immagini. Mancavano quindi le tipiche nuvolette. Apparvero sul Corriere dei Piccoli: erano prodotti importati dall’estero cui venivano dati nomi italiani come Bibì e Bibò, Arcibaldo e Petronilla o Fortunello.
Ma ben presto apparvero creazioni italiane. Un esempio per tutti è il celebre signor Bonaventura (di Sergio Tofano) nato nel 1917. Negli anni Trenta arrivarono alla grande i fumetti americani, pubblicati spesso con nomi italianizzati e dotati di nuvoletta invece che didascalie (o di entrambe). Vi erano diversi giornali specializzati: non solo il Corriere dei Piccoli ma anche L’Avventuroso, il Monello, Jumbo, ecc.seguiti poi da Topolino dell’editore Nerbini (che in seguito lo cedette a Mondadori) e dall’Intrepido. Quest’ultimo, nato nel 1935, uscirà fino al 1998, pur subendo varie trasformazioni. Prima della guerra ospita vari fumetti di produzione italiana (come Dick l’intrepido che diede il nome alla testata) ma anche americana. Dopo la guerra appaiono sull’Intrepido personaggi e storie che avranno molta fortuna come Roland Eagle, Bufalo Bill e Il Principe del Sogno, tutti di autori e disegnatori italiani (Grecchi, Cossio, Corbella) ma anche fumetti americani come Arturo e Zoe (nell’originale Nancy) di Ernie Bushmiller.
Nel 1948 apparve uno dei fumetti italiani più famosi, Tex Willer. Si trattava di appositi albi pubblicati dall’editore Bonelli. Si affermarono nei decenni successivi parecchi disegnatori famosi da Jacovitti, creatore del buffo Cocco Bill e di altri personaggi, al raffinato Hugo Pratt, autore di fumetti famosi come Corto Maltese (fumetto “colto” per eccellenza, ricco di riferimenti letterari e storici), a Bonvi con le sue Sturmtruppen, a Crepax creatore di Valentina, a Manara, Altan, Battaglia, Pazienza… Nel 1973 apparve uno dei personaggi più popolari, Lupo Alberto, disegnato da Guido Silvestri in arte Silver.

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In Italia, dagli anni Sessanta in poi, il fenomeno fumetto comincia ad essere analizzato da semiologi e sociologi. Già nel 1965 era nata una nuova rivista di buon livello, Linus, diretta dallo scrittore Oreste Del Buono, specializzata nella pubblicazione di fumetti d’autore, spesso stranieri. Apparvero poi altre riviste dello stesso genere come Il Mago ed Eureka. Il fumetto era ormai considerato un prodotto culturale degno di attenzione. Se ne occupò anche Umberto Eco.
Negli anni Ottanta si affermano fumetti a base di storie horror o imperniate sul paranormale: è il caso del famoso Dylan Dog.
Negli Anni Novanta sulla scena arrivano anche i manga giapponesi e in seguito, negli ultimi anni, ecco le sperimentazioni sul web e l’uso di strumenti di progettazione multimediali, insomma la storia continua…
Ai fumetti sono stati dedicati perfino dei francobolli e si parla ormai del fumetto come di Nona Arte.
Pochi sanno che perfino un grande regista come Federico Fellini si era cimentato con i fumetti. Cesare Zavattini fu un buon soggettista di  fumetti e anche lo scrittore Dino Buzzati ne creò uno per Mondadori: una rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice. Il fumetto insomma, ben lungi dall’essere un “sottogenere” ha suscitato l’interesse di molti intellettuali.

 

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