La bambola del Cisternino

 

Titolo: LA BAMBOLA DEL CISTERNINO
Formato: Formato Kindle
Lunghezza stampa: 225
Editore: Fratelli Frilli Editori (25 giugno 2017)
Lingua: Italiano
Prezzo: 4,99 Euro
Formato cartaceo lunghezza stampa: 300 pagine
Collana: Tascabili. Noir
Prezzo: 12,90 Euro

 

SINOSSI

Livorno. L’omicidio di una vecchia prostituta nei pressi del Cisternino risveglia nel commissario Botteghi ricordi sepolti dell’infanzia, tanto da divenire quasi una questione personale. Frustrato per gli scarsi risultati, non molla l’indagine neppure quando il Questore gli impone un caso più risonante. Un imprenditore edile, autore di importanti restauri storici della città, è stato trovato morto nel parco di Villa Corridi. Tra regolamenti di conti, inseguimenti nei sotterranei della città, un misterioso killer e un vecchio traffico di droga, le due indagini finiranno per intrecciarsi tra loro in un sottile gioco di parti, così inaspettato da mettere a dura prova le capacità investigative di Botteghi. Riuscirà il commissario a scoprire l’incredibile verità nascosta all’ombra dell’antico acquedotto Leopoldino? Un malinconico viaggio attraverso storie di vita cui non è concessa redenzione, cullati dalla melodia di una famosa canzone degli anni ’60.

 

ESTRATTI

Il sudore scendeva lento, scivolando sulle guance.
Una leggera brezza penetrò dalle aperture in alto, portando l’odore d’erba bagnata dalla pioggia.
L’aria umida sembrava stringermi la gola, quasi volesse strozzarmi.
Un tubare, proveniente da sopra il tetto, disturbava a tratti col suo brusio sommesso il pesante silenzio che galleggiava intorno.
Avevo la bocca allappata dalla sete. Desideravo solo annaffiare quel fastidio con un paio di whisky, di quelli forti che ti bruciano le budella dopo averti anestetizzato la trachea.
A quel pensiero inghiottii a fatica la poca saliva che mi restava.
Sentii la mano informicolirsi, tanto stringeva il calcio della pistola per la tensione.
Cristo, quanto avrei voluto accendermi una sigaretta in quel momento; ne avevo bisogno.
«Non è così che deve finire» dissi dispiaciuto.
«Non esiste altro modo» rispose.
Esistevamo solo noi due, immersi in quella cappa immobile d’aria e polvere che ci avvolgeva. Fermi, inerti; statue contrapposte e riflesse nella medesima posizione.
Le armi puntate l’una verso l’altra, le stesse probabilità di sopravvivere. Una moneta lanciata in aria per scoprire se sarebbe uscita la sua testa o la mia croce.
«Per favore, non è questa l’unica soluzione» supplicai, senza però accennare la minima esitazione alla mano.
La figura di fronte non trasalì il minimo dubbio: era decisa ad andare fino in fondo.
«Ormai non posso più tornare indietro» sentenziò.
La risolutezza di quelle parole suonò come un tonfo nel silenzio che fluttuava intorno, come quello di un sasso lanciato in un pozzo profondo.
Il tempo sembrò rallentare.
Attimi che divennero ore, nell’attesa reciproca del movimento che avrebbe tradito l’altro, che avrebbe scoccato la scintilla della sparatoria.
Nemmeno mi accorsi di trattenere il fiato.
Uno sbatter d’ali sopra il tetto suonò come il preludio a una sinfonia di morte.
Fu un attimo.
I flash degli spari illuminarono prepotentemente le pareti del sottotetto, incendiando il silenzio con i rimbalzi delle esplosioni.
La penombra si riappropriò subito dell’aria pregna d’odore pungente di polvere da sparo.
L’eco dei colpi svanì quasi subito, restituendo il mondo intorno alla quiete della campagna.
Un dolore lancinante mi avvolse la testa.
La poca luce sembrò svanire velocemente, mentre il mio corpo divenne all’improvviso privo di peso.
L’ultimo sguardo fu da terra, con l’orizzonte di fronte storto in obliquo.
Ecco, ora in lontananza mi sembrò di sentire il brusio sommesso della città che mi chiamava.
Il ricordo di un periodo lontano, di quando bambino correvo nei campi, mi passò davanti agli occhi, per poi divenire sempre più indefinito.
Le figure si fecero confuse, come immagini sbiadite dalle lacrime su di una vecchia cartolina color seppia.
Lentamente i volti si persero nel tempo, divenendo malinconica nostalgia sulle note di una vecchia canzone.
Poi ci fu solo il buio.

Tu mi fai girar, tu mi fai girar, come fossi una bambola…
Poi mi butti giù, poi mi butti giù, come fossi una bambola…
Non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca.
Tu… pensi solo per te.

 

 

Perché leggere il romanzo?

Esploriamolo assieme a Diego Collaveri

 

  • Quando hai progettato questa storia?
  • Subito dopo l’uscita del precedente volume “Il Segreto del Voltone”, cominciai subito a pensare alla terza avventura del commissario Botteghi. Avevo in mente un personaggio ben preciso che sarebbe stato una specie di presenza evanescente che avrebbe avvolto tutta la trama senza mai esserne protagonista vero e proprio.
  • Sei stato ispirato da qualche lettura, vecchia o recente? Hai qualche modello di riferimento, per scrivere i tuoi romanzi?
  • Questa volta a ispirarmi più che altro è stata una canzone: La Bambola di Patty Pravo. Ho associato la malinconica melodia a due figure ricorrenti all’interno della trama, una ai giorni nostri, l’altra riesumata da un passato sepolto nei ricordi del commissario. Due prostitute, legate da uno spregevole destino comune; in questo il testo della canzone assume un significato molto preciso, incastonato nel contesto delle vite di questi due personaggi. Essendo un noir metropolitano, genere molto settoriale, diciamo che il modello di riferimento è quello ben tracciato da nomi illustri del panorama editoriale italiano, partendo da Scerbanenco a Loriano Macchiavelli, per poi arrivare a Lucarelli, Carlotto, Varesi e molti altri. Per gusto personale poi adoro il noir americano alle origini, sia editorialmente che cinematograficamente.
  • L’ambientazione è reale o di fantasia?
  • Il noir metropolitano si basa sulla forte urbanizzazione e localizzazione. Recentemente questo genere è stato definito il mezzo narrativo odierno per descrivere la cronaca nera urbana. Gli autori che seguono questo genere sono legati a città precise, descrivendone luci e ombre, nel mio caso parlo della mia: Livorno.
  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili, agli occhi del lettore.
  • Il commissario Botteghi è il protagonista della serie. Se lo dovessi descrivere direi oscuro, angosciato, tormentato, nel pieno stile del genere. In questa avventura lo troviamo a un punto di rottura. Ha passato troppo tempo con tutti contro e si rende conto che non riuscirà a continuare ancora così per molto. In particolare il doloroso rapporto (o meglio, non rapporto) con la figlia che lo odia, incolpandolo della morte della madre, è il peso più grosso, nonostante sia stato lui stesso a volersi mettere addosso questa croce ritenendo che avere qualcuno da incolpare avrebbe aiutato la ragazza a superare il trauma della perdita. I personaggi secondari che ruotano attorno a questa figura sono molto sfaccettati e diversi. Ci sono gli agenti di sempre: Busdraghi, il tipico livornese, superficiale e saggio allo stesso tempo; Mantovan, il giovane agente arrivato dal Nord Italia dall’intuito spiccato ma ancora troppo attaccato al regolamento per essere un buon detective. Ancora presente l’amica di sempre: Mariella, corpulenta cuoca e proprietaria del ristorante La Boa, unico legame di umanità che tiene ancora Botteghi ancorato ai suoi ricordi. Due figure femminili fanno poi qui il loro ingresso e penso saranno destinate a restare nell’universo di Botteghi per molto tempo: il nuovo commissario della narcotici da poco trasferito a Livorno, l’affascinante e tagliente Vittoria De Marco, e Silvia, una delle Guide Storiche della città, che ammira le indagini di Botteghi per via del loro intreccio con la storia nascosta di quella che viene chiamata la “piccola Venezia della Toscana”.
  • Che cosa desideri comunicare al lettore, con questo romanzo? C’è un significato nascosto, sotto la trama?
  • Il sottotitolo originale del romanzo era “il commissario Botteghi e gli schiavi delle proprie vite” e rispecchiava il significante che permea le esistenze di tutti i personaggi, protagonista in primis. Non esiste redenzione, persino a una vita spesa ai margini di una strada alla mercè di chiunque possa pagare, perché la vita non concede sconti, non è un concorso a premi dove alla fine ricevi il giusto premio per ciò che hai dovuto scontare. Ti ritrovi incastrato in inganaggi più grossi di te; il laccio si stringe sempre più intorno al tuo collo e l’unica cosa che puoi fare è accettarlo, con l’incertezza di non sapere che cosa potrebbe accadere domani. Questo metafora estremizzata racchiude il senso della nostra quotidianità moderna spesa lungo una vita che si consuma a velocità sempre più elevata, ed era quello che volevo trasmettere al di sotto della trama.

 

Biografia dell’autore

Diego Collaveri, nato a Livorno il 27/02/1976, dal 1992 al 2000 ha lavorato in campo musicale, collaborando con EMI Music. Nel 2000 si confronta con la scrittura nel circuito dei concorsi di poesia e narrativa, da cui ottiene riconoscimenti e le prime pubblicazioni. Nel 2001 si dedica alla sceneggiatura per la commedia teatrale e l’anno successivo per il cinema breve, per poi arrivare alla prima regia con cui vince il concorso Minimusical indetto da “La Repubblica” e Fandango, con cui successivamente collaborerà. Ha seguito un percorso didattico/formativo con vari registi italiani (Paolo Virzì, Davide Ferrario, Ruggero Deodato, Francesco Falaschi, Umberto Lenzi), studiando anche storia della cinematografia, mentre lavorava con alcune compagnie di musical. Nel 2003 fonda la Jolly Roger productions, etichetta indipendente per produzioni video. Nel 2006 viene invitato dall’Università di Pisa, dipartimento Cinema Musica Teatro, nell’ambito del seminario “il cinema classico Hollywoodiano”. Nel 2009 viene inserito nell’Enciclopedia degli Scrittori
Contemporanei. Nel 2013 alcuni suoi racconti noir sono apparsi sul settimanale “Cronaca Vera”. Dal 2014 collabora con LaTelaNera.com come critico cinematografico. Finalista Premio Tedeschi – Il Giallo Mondadori 2015. Docente di sceneggiatura e storia del cinema alla “Scuola Carver di Scrittura” a Livorno. Nel noir è anche autore di L’Odore Salmastro dei Fossi (2015) e Il Segreto del Voltone (2016, finalista Garfagnana in Giallo) per la Fratelli Frilli Editori, e precedentemente della serie Anime Assassine(4 volumi) oltre a incursioni in altri generi (fantasy, sci-fi, commedy). Nel 2017 partecipa alla antologia estiva “L’Estate è una Cattiva Stagione”, collana #Comma21(Damster Edizioni).

 

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