La battaglia della corona maledetta

La battaglia della corona maledetta

Kendare Blake

Traduttore: Marzio Petrolo
Editore: Newton Compton

Pagine: 403 p.
EAN: 9788822724847
Narrativa straniera – Fantasy

 

Dopo gli incredibili avvenimenti che si sono succeduti durante l’Esordio delle tre sorelle regine, è iniziato l’anno dell’Ascensione. Ciascuna delle tre sorelle, Katharine, Arsinoe e Mirabella, dovrà accrescere il proprio potere per annientare le altre, fino a che non ne rimarrà una sola a reclamare per sé il trono. Katharine, un tempo la più debole e innocua, è più forte di quanto non sia mai stata. Arsinoe, dopo aver scoperto la verità sui suoi poteri, deve decidere al più presto una strategia senza far sapere alle rivali che cosa le è successo. Mirabella, da tutti ritenuta la minaccia più pericolosa, deve fronteggiare le insidie che si abbattono su coloro che la circondano, mettendoli in un pericolo che lei stessa non sembra in grado di evitare. Chi riuscirà a prevalere sulle altre e a conquistare, finalmente, la corona?

 

UN ESTRATTO

Il palazzo di Greavesdrake

 

Natalia Arron supervisiona con sguardo critico ogni movimento della sua sorella minore, da poco tornata a Greavesdrake. L’allontanamento di Genevieve dalla vecchia dimora di famiglia è durato solo qualche mese. Ma se ci si dovesse basare sulla infinita sfilza di bauli che i domestici stanno scaricando dalle carrozze, si potrebbe pensare che sia stata via per anni.

«Sarà bello tornare a dormire nel mio letto», commenta Genevieve. Poi inspira a fondo. L’aria a Grevesdrake sa di legno ben oliato, libri e saporito stufato avvelenato che ribolle in cucina.

«Anche il letto che hai nella capitale è tuo», replica Natalia. «Non fingere di aver dovuto sopportare una vita di stenti».

Natalia osserva Genevieve con la coda dell’occhio. Le guance della sorella minore sono rosate, e le sue iridi violaceo brillano intensamente. I lunghi capelli biondi le ricadono sulla schiena. Tutti dicono che sia lei la più bella tra le sorelle Arron. Se solo sapessero che pensieri deviati le frullano in quella bella testa.

«Ora che sei a casa», riprende Natalia, «cerca di renderti utile. Che si dice nel Consiglio?»

«Ho diffuso la storia come da tue istruzioni», risponde Genevieve. «Ho raccontato che la regina Katharine è sopravvissuta all’attacco dell’orso della regina Arsinoe, andandosi poi astutamente a nascondere finché la situazione non si è tranquillizzata. Ciononostante, i membri del consiglio hanno sentito anche le altre voci che girano».

«Quali altre voci?»

«Sciocchezze, perlopiù». Genevieve agita la mano a mezz’aria per liquidare la faccenda. Ma Natalia aggrotta la fronte. Le sciocchezze tendono a trasformarsi in realtà se vengono ripetute abbastanza a lungo.

«Che tipo di sciocchezze?»

«Che Katharine in realtà non sia sopravvissuta. Alcuni giurerebbero di averla vista morire, e altri dicono di averla vista mentre tornava a casa: con la pelle grigia, coperta di fango e con la bocca sanguinante. Adesso qualcuno la chiama “Katharine la non-morta”. Te lo immagini?».

Natalia emette una risata secca. Incrocia le braccia al petto. È ridicolo. Ma la faccenda non le piace affatto.

«Cosa le sarà successo nei giorni in cui è sparita?», chiede Genevieve. «Tu lo sai, per caso?».

Natalia ripensa a quella notte, a quando Katharine fece ritorno, coperta di sangue e terra. Quando rimase muta nell’atrio con i capelli neri lerci che le ricadevano sul volto. Per un istante, le era sembrato di avere davanti un mostro.

«So quanto basta», risponde Natalia dando le spalle alla sorella.

«Dicono che sia cambiata. In che senso? È abbastanza in forze da riprendere il suo addestramento con i veleni?».

Natalia deglutisce. L’addestramento con i veleni non sarà più necessario. Ma non risponde. Inclina la testa e accompagna Genevieve nel corridoio in cerca di Kat, così che la sorella possa vederla con i suoi stessi occhi.

Si addentrano fianco a fianco nei corridoi interni del palazzo, dove la luce è attenuata da pesanti tende che coprono le finestre, e il suono dei domestici che trasportano i bauli di Genevieve si fa sempre più lontano.

Genevieve infila i suoi guanti da viaggio nella tasca dei pantaloni. Con indosso la sua giacca color rubino ha un aspetto molto elegante. Si pulisce la coscia da qualche granello di polvere immaginaria.

«Ci sono molte cose di cui dobbiamo occuparci», dice. «I pretendenti arriveranno da un giorno all’altro».

La bocca di Natalia si piega verso un angolo. Pretendenti. Solo uno ha fatto richiesta di iniziare il proprio corteggiamento da Katharine. Il ragazzo dai capelli dorati, Nicolas Martel. Nonostante lo sfoggio in grande stile che Katharine ha dato a Beltane con il suo banchetto avvelenato, entrambi gli altri corteggiatori hanno scelto di vedere prima Arsinoe.

Arsinoe, con il suo volto deturpato, i pantaloni sfilacciati e i capelli corti e trasandati. Nessuno poteva essere attratto da uno spettacolo simile. Probabilmente erano solo curiosi di vedere il suo orso.

«Chi avrebbe mai pensato che la nostra regina ricevesse solo una richiesta?», commenta Genevieve interpretando l’espressione tesa sul volto di Natalia.

«Non importa. Nicolas Martel è comunque il migliore. Se non fosse per la nostra lunga alleanza con il padre di Billy Chatworth, sarebbe stato lui la mia prima scelta».

«Billy Chatworth l’abbiamo perso, ora è fedele alla regina-orso», mugugna Genevieve. «Lo sa tutta l’isola».

«Billy Chatworth farà come gli verrà ordinato dal padre», sbotta Natalia. «E non chiamare Arsinoe “regina-orso”, non vogliamo che si diffonda questo soprannome».

Svoltano l’angolo e superano la rampa di scale che porta all’appartamento di Katharine.

«Non è nelle sue stanze?», chiede Genevieve mentre avanzano.

«Ormai è impossibile sapere dove si trovi».

Una domestica con in mano un vaso di fiori bianchi d’oleandro si ferma per fare un breve inchino.

«Dove si trova la regina?», le chiede Natalia.

«Nel solarium», risponde la ragazza.

«Grazie», replica Genevieve. Un attimo dopo strappa dalla testa della servitrice la cuffia bianca per rivelare le radici marroni dei capelli tinti di biondo-Arron. «Ora va’ e occupati dei tuoi capelli».

Il solarium è vasto e luminoso, con molte finestre prive di tende. Vernice bianca sui muri e cuscini multicolori adornano il divanetto. Non sembra appartenere a una dimora degli Arron, e di solito rimane sempre vuoto, a meno che non vi siano ospiti da intrattenere. Ma è lì che Natalia e Genevieve trovano Katharine, intenta a canticchiare a labbra socchiuse, circondata da scatole impacchettate.

«Indovina chi è tornata a casa», esordisce Natalia.

Katharine chiude una piccola scatola viola con il coperchio, poi si volta verso le donne, rivolgendo loro un sorriso smagliante.

«Genevieve», dice Katharine. «Che bello rivedere te e Antonin qui a Greavesdrake».

Genevieve spalanca la bocca. Non aveva ancora visto Katharine da quando era tornata. E allora la regina era un tale disastro. L’ultima volta che le aveva messo gli occhi addosso era ancora coperta di sporcizia, e aveva perso molte unghie delle mani.

Ma ora Genevieve fissa Katharine con espressione sbigottita, e Natalia può facilmente immaginare cosa le passa per la testa. Che fine ha fatto la ragazzina con gli occhioni da sciocca e la crocchia acconciata stretta in cima alla testa? La regina magrolina che chinava il capo e rideva solo se qualcun altro rideva prima di lei?

Ovunque fosse finita quella Katharine, di certo non è quella che ha davanti.

«Antonin», mormora Genevieve una volta ritrovata la voce. «È già qui?»

«Ma certo», risponde Natalia. «Gli avevo chiesto di tornare prima».

La nuova versione della regina ha colto Genevieve tanto alla sprovvista che non ha nemmeno le forze di mettere il broncio. Katharine le si avvicina a lunghe falcate e le afferra i polsi; se nota il modo in cui Genevieve indietreggia d’istinto per il gesto irruente, non lo dà a vedere. Si limita a sorridere e a trascinarla all’interno del solarium.

«Ti piacciono i miei regali?», le chiede gesticolando in direzione delle scatole. Sono tutte bellissime, impacchettati con carta colorata e confezionati con nastri di raso o grandi fiocchi bianchi di velluto.

«Da parte di chi sono?», domanda Genevieve. «I pretendenti?».

«La domanda giusta non è “da parte di chi”», replica Katharine. «Ma per chi. Appena avrò terminato gli ultimi dettagli li farò spedire a Rolanth, alla mia cara sorella Mirabella».

Katharine accarezza il nastro più vicino con la mano foderata da un guanto nero.

«Ti va di dirci cosa contengono?», chiede Natalia, «o dobbiamo tirare a indovinare?».

Katharine si scosta una ciocca di capelli dalla spalla. «All’interno troverà oggetti d’ogni tipo. Guanti e gioielli avvelenati. Un bulbo di crisantemo ricoperto di tossine da far sbocciare in un tè avvelenato».

«Non funzionerà mai», commenta Genevieve. «Verranno controllati tutti. Non puoi uccidere Mirabella con regali avvelenati solo perché li hai infiocchettati come si deve».

«Abbiamo quasi ucciso quel naturalista con un regalo avvelenato e infiocchettato», ribatte Katharine a voce bassa. Poi sospira. «Ma probabilmente hai ragione tu. In fondo questi sono solo per divertirmi un po’».

Natalia guarda le scatole. Sono più di una dozzina, di varie dimensioni e colori. È probabile che ognuna verrà trasportata singolarmente da un corriere diverso. I corrieri verranno cambiati più e più volte, in varie città, giungendo infine a Rolanth. Sembra un sistema fin troppo complesso per un po’ di divertimento.

Katharine termina di decorare un bigliettino con qualche stellina e dei ghirigori neri. Poi si siede sul divano broccato bianco e oro e tende la mano per prendere un piattino di bacche di belladonna. Se ne mette in bocca una manciata riempiendosi le guance, e le mastica finché il succo velenifero non le inizia a sgocciolare agli angoli delle labbra. Genevieve sussulta. Si volta verso Natalia, ma la sorella maggiore non ha alcuna spiegazione da darle. Quando Katharine si era ripresa dalle sue ferite, si era fiondata sui veleni e aveva iniziato a divorarli tutti.

 

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