Parole

Parole
di Anita Sessa

Editore: Dri Editore
Genere: Contemporary Romance
Formati disponibili: ebook 2.99/ cartaceo 14.99

 

Sinossi

Disincantata, cinica, un po’ scontrosa: questo è ciò che è diventata Livia dopo la morte della madre. Studentessa universitaria di giorno, cameriera in una trattoria in provincia di Pesaro la sera, Livia affronta la vita da sola giorno dopo giorno. Complice uno scambio di battute scritte a lettere cubitali sul fondoschiena di una modella di intimo, ritratta su un poster pubblicitario, Livia conosce Jacopo, manager di trentanove anni impiegato nel campo del marketing e con un matrimonio ai titoli di coda. A suon di battute al vetriolo e scontri verbali, Livia e Jacopo inizieranno un rapporto perennemente in bilico, proteso verso qualcosa che potrebbe essere se solo entrambi si lasciassero andare.

 

Anita Sessa ci regala questa volta, dopo il regency di grande successo La Sposa Inglese, una delicata storia d’amore tra due persone profonde e affascinanti. Due anime molto diverse ma al contempo molto affini. Riusciranno entrambi a lasciarsi andare e superare quello che la vita sembra avergli tolto in passato? Non lo possiamo sapere senza leggere il libro, quello che sappiamo però è che Anita si è superata questa volta, lasciandoci intravedere qualcosa più in profondità di se stessa. Grazie

 

***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO *****

 

ESTRATTI

 

“Stereotipi e sfruttamento del corpo femminile, eh? So cosa odi, ma sarebbe interessante capire cosa ti piace.”
“Non molte cose. Gli interrogatori, per esempio, no.”
Trattiene un sorriso e, stranamente, inizio anche a sentirmi a mio agio in una situazione che ha del paradossale. Sembra quasi l’inizio di una barzelletta: un uomo e una donna si conoscono per caso dopo aver scarabocchiato il culo finto di una bionda…
“Quanti anni hai, Livia?”
Tamburello con le dita sul tavolo tra noi.
“Venticinque.”
Resta in silenzio, aspettandosi forse che io gli rivolga la stessa domanda. Quando il cameriere ci serve, prendo il mio bicchiere e lo porto con tranquillità alle labbra, uccidendo la sua speranza di sentirmi proferire spontaneamente parola.
“Io ne ho qualcuno in più” dice dopo un po’.
“Ma sul serio? Io te ne avrei dati quattordici.”
“In realtà sono solo quindici.”
“Ah, ecco. Mi sono sbagliata di pochissimo.”
Nello sguardo scuro e brillante di Jacopo giurerei di scorgere dell’ammirazione.
“Demolisci sempre chiunque cerchi di avvicinarti?”
“A volte li lascio in piedi solo per vederli correre via da soli a gambe levate.” Questa risposta è decisamente più sincera di quanto volessi e lui sembra accorgersene in qualche modo.
“Magari qualcuno decide di restare, alla fine. Dopotutto non sembri così terribile.”

 

*****

 

“Perché liquidi tutto così?”
Serro gli occhi e le labbra, concentrandomi sul suo fiato caldo che attraversa la mia maglietta e mi raggiunge la pelle.
“Chiunque ti guardi negli occhi si rende immediatamente conto che hai sofferto, Livia. Anche quando fai di tutto per dissimulare. Io voglio solo conoscere quel mondo che ti ostini a tenere chiuso nel tuo cuore, lontano da tutto e tutti. So che, probabilmente, non hai motivo di fidarti di me, ma voglio lo stesso meritarmi l’accesso a quel mondo. Voglio scoprirti… poco per volta. Almeno permettimi di provarci.”
Le mie dita tremano quando si infilano tra i suoi capelli scuri, lievemente arricciati dal sudore e dal caldo. Lui solleva gli occhi scuri e limpidi nei miei, sorridendomi mentre porta le sue mani sui miei fianchi esili. Lascia scivolare le dita sul mio corpo ossuto, un corpo fragile che tenta disperatamente di essere forte. Lo lascio fare senza oppormi, chiudendo di nuovo gli occhi e reclinando la testa all’indietro. Le sue mani esplorano senza andare troppo oltre, ma facendomi disperatamente desiderare che lo faccia.
“Mi sembra quasi di guardarti dentro così” sussurra. “Credo che Tommaso D’Aquino abbia sostenuto che affermare che la donna fosse formata dalla costola dell’uomo volesse indicare un vincolo d’amore tra i due”.
Mi irrigidisco a quelle parole, ma lui continua a insinuare le dita tra le mie sporgenze ossee.
“Forse non è amore, ma sento che tra noi un vincolo, un legame, c’è. Ed è profondo, nonostante ti conosca poco e, soprattutto, da poco”.
Con le dita trova una piccola insenatura, tra le ultime due costole sul lato sinistro. La guarda, mentre lascia scivolare lì l’indice.
“È qui che mi auguro di stare, prima o poi. Qui dove puoi sentirmi, nel bene e nel male, dove non puoi dimenticarti di me. Voglio essere tuo amico, Livia, ma è difficile penetrare la tua corazza. Fammi un po’ di spazio, non chiedo altro.”
Inspiro e il mio torace si gonfia quasi fino a scoppiare. Poi, premo la mano sulla sua, spingendo in quel vuoto quasi fino a farmi male.
“Accomodati. Ma non devi mentirmi mai.”

 

***

 

Nel parcheggio vengo sospinta da Jacopo contro l’auto con un’urgenza che non ho mai avvertito da parte sua. Ciò che anima i suoi occhi è inconfondibile, perché mi ritrovo spesso a vederlo nei miei: il bisogno.
Ha bisogno di me, probabilmente per dimenticare, per assentarsi da questo mondo e tuffarsi nella nostra piccola bolla privata dove tutto ha un senso. Lo capisco, lo accetto anche, ma fa male sapere che sia il fatto di aver visto sua moglie ad averlo ridotto in questo stato. Fa sempre male, con Jacopo, quando scopro di non essere il centro vivo e pulsante dei suoi pensieri e la sensazione mi stravolge e destabilizza. La sua smania, però, e il modo in cui mi tocca alimentano il mio desiderio. Prima che possa anche solo pensare a quello che stiamo per fare, mi ritrovo distesa sotto di lui, sui sedili posteriori del suo SUV. Siamo un groviglio di braccia e gambe, di pelle che sfiora altra pelle, infiammandosi e sgretolandosi per il piacere.
È in questo momento, mentre lui si solleva per poi tornare giù, su di me e dentro di me, che capisco che non voglio lasciarlo andare. Che quello che voglio sul serio è regalargli quel briciolo di cuore che ancora mi è rimasto intero, che voglio impegnarmi con lui e voglio che lui si impegni con me.
“Non mi dire mai bugie.”
Si spinge all’improvviso dentro di me, fino in fondo, per poi fermarsi e guardarmi negli occhi. È strano, quasi infervorato.
“Dillo, Livia. Dimmi quello che già so.”
Chiudo gli occhi, aggrappandomi al suo collo.
Mi sembra di stare sull’orlo di un precipizio immenso.
Posso fidarmi di lui?
La paura di rispondere sì a questa domanda quasi mi paralizza e tremo quando riprende a muoversi lentamente. La sua bocca mi lascia una scia di teneri baci sulla mandibola, seguendone la linea fino a raggiungere le labbra.
“Provi qualcosa per me, Livia. Non è solo sesso, non è solo frenesia, pura attrazione. Provi qualcosa di più profondo.”
No.
E sì.
Non saprei come rispondere.
Così apro gli occhi, ritrovandomi i suoi, quasi incandescenti, a pochi centimetri. Una spinta, particolarmente forte, mi fa sussultare e mi lascio sfuggire un gemito. Lui sorride, scapigliato e sudato, bello come può esserlo un angelo.
“Credo di provare lo stesso per te” sussurra, come se fosse normale.
E stranamente io lo accetto, come se fosse normale. Il nodo con cui il mio cuore aveva deciso di aggrovigliarsi si scioglie completamente e mi rilasso.
Chiudo gli occhi e mi tuffo in quel precipizio, sperando di non schiantarmi mai, di continuare a vivere in caduta libera e ebbra di felicità.

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