Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi

Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi

Maurizio De Giovanni

Editore:Einaudi
Collana:Einaudi. Stile libero big
Anno edizione:2017
Pagine:356 p., Brossura
EAN: 9788806225544

Un mistero che la nebbia improvvisa calata sulla città rende ancora piú oscuro, e che riserverà un ultimo, drammatico colpo di coda.

 

«Mi dispiace, brigadie’. Mi dispiace di aver sparato al commissario Ricciardi».

 

  Il Natale è appena trascorso e la città si prepara al Capodanno quando, sul palcoscenico di un teatro di varietà, il grande attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra. Non ci sarebbe nulla di strano, la cosa si ripete tutte le sere, ogni volta che i due recitano nella canzone sceneggiata: solo che dentro il caricatore, quel 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n’è uno vero. Gelmi giura la propria innocenza, ma in pochi gli credono. La carriera dell’uomo, già in là con gli anni, è in declino e dipende ormai dal sodalizio con Fedora, stella al culmine del suo splendore. Lei, però, cosí dice chi la conosceva, si era innamorata di un altro e forse stava per lasciarlo. Da come si sono svolti i fatti, il caso sembrerebbe già risolto, eppure Ricciardi è perplesso. Mentre il fedele Maione aiuta il dottor Modo in una questione privata, il commissario, la cui vita sentimentale pare arrivata a una svolta decisiva, riuscirà con pazienza a riannodare i fili della vicenda. Un mistero che la nebbia improvvisa calata sulla città rende ancora piú oscuro, e che riserverà un ultimo, drammatico colpo di coda.

ESTRATTO

I.

Fumo. Voci, rumore di stoviglie e vetro. Camerieri che fluttuano tra i tavoli reggendo grandi vassoi in precario equilibrio. Musica, attori giovani e attrici esuberanti. Sul palcoscenico c’è un numero di ballo, ma non suscita particolare attenzione nella platea che chiacchiera, ride, discute di politica e pallone.
Ogni tanto una ballerina riesce a strappare sorrisi e commenti, niente di greve, però. Lo Splendor è un teatro che ha classe e nutre ambizioni e, se qualcuno esagera sotto l’effetto del vino o del liquore a prezzi modici, viene accompagnato con gentilezza alla porta dal cordiale capocameriere in mezzo tight e lasciato in strada, ubriaco, abbandonato al proprio destino, a ondeggiare e raffreddare gli spiriti bollenti al vento di fine dicembre, se il vento di fine dicembre fosse freddo.
Ma stasera, che il Natale è già un ricordo e che i destini sono in bilico tra un anno mesto e le speranze di uno migliore, stasera che il primo spettacolo è finito e il secondo volge al termine, è difficile concentrarsi. L’allegria è artificiale, i soldi sono pochi e allora è meglio trascorrere il tempo ai tavolini, a caccia di un’emozione o di un incontro che per strada non si trovano di certo, tra i musi lunghi e le insistenze dei bottegai con i negozi ancora pieni di merce invenduta.
Le attrazioni si susseguono, stanche. La rivista non è affatto male, altrimenti lo Splendor non l’avrebbe ospitata, tantomeno nel mese di dicembre. La sala è piena, ma tre spettacoli a sera e la consapevolezza che l’attesa è tutta per le stelle non giocano a favore della tensione artistica. Qualche sporadico applauso accompagna la conclusione di una scenetta comica con due attori truccati da popolani.
È a questo punto che un’attenzione nuova si diffonde per la platea, come un improvviso soffio di brezza marina. I giornali vengono riposti, l’ultimo sorso viene ingollato in fretta, e quelli che si erano allontanati per salutare qualcuno tornano svelti alle proprie sedie. Silenzio.
Un uomo avanza al centro del palco, e informa il gentile pubblico che lo spettacolo è giunto al suo apice: la canzone sceneggiata. Un numero appassionato e ricco di sentimento, che ha ispirato il titolo della rivista, Ah, l’amour!, e che verrà interpretato come sempre, magistralmente, da Michelangelo Gelmi, cantante e attore famosissimo di teatro e perfino di cinematografo, e dalla bellissima Fedora Marra, sua compagna nell’arte e nella vita. Eseguiranno la canzone i maestri Elia Meloni, alla chitarra, e al mandolino il giovane Aurelio Pittella, astro nascente del firmamento musicale. Nel ruolo dell’amico traditore il promettente Pio Romano. Al contrario di quanto accade fuori dalla scena, dove Gelmi e Marra conducono un’esistenza in assoluta fedeltà (brusio in platea, qualche risata soffocata dal rude sguardo del presentatore), la canzone che ascolterà il gentile pubblico è Rundinella, di Galdieri e Spagnolo, scritta nell’anno 1918, che racconta appunto di un tradimento. A cantare sarà Michelangelo Gelmi, mentre Fedora Marra e Pio Romano interpreteranno la coppia fedifraga.
L’uomo ringrazia ed esce, giusto un attimo prima che il pubblico si spazientisca. Entrano i musicisti, un chitarrista anziano e un ragazzo un po’ allampanato con in mano un mandolino. Prendono posto su due sgabelli al lato della scena, si scambiano un cenno d’intesa e il chitarrista attacca l’introduzione. L’altro lo segue. Il suono del mandolino fende come un lamento straziante l’aria spessa della sala, satura di fumo.


Conosciamo l’autore, Maurizio De Giovanni

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