Sice. Le bambole non hanno diritti

 

Sice. Le bambole non hanno diritti

  • Editore: Dark Zone (25 novembre 2017)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8899845239
  • ISBN-13: 978-8899845230
  • Genere: Gialli e thriller
Dove trovarlo: QUI

Sinossi

Nell’estate del 2017 viene trovato morto, nel suo appartamento, Guglielmo Pieretti un regista cinematografico. La polizia sospetta possa essersi trattato di un omicidio. Qualche giorno dopo viene ripescato nel Tevere un sacco in cui è contenuto il corpo, privo delle mani, di un minorenne. Il cadavere, analizzato dalla scientifica, presenta segni di sevizie. Il caso del minore viene assegnato alla neo costituita Squadra Investigativa Crimini Efferati (SICE) la cui responsabilità è affidata al Vice Questore Marco Gottardi. Il Vice Questore comprende che l’amputazione serviva a non far risalire all’identità del minore. Immagina che questo significhi che il ragazzo sia un clandestino e sia transitato per un Centro di Identificazione ed Espulsione. La squadra trova che la struttura dove è stato registrato il ragazzo è il CIE di Lecce. Sul posto il Vice Questore invia una squadra di tre elementi. Intanto un ricco imprenditore del settore immobiliare (Roberto Zanzi), un Procuratore della Repubblica (Davide Gori) ed un Prefetto (Marco Roversi) stanchi del fatto che molti criminali riescano a sottrarsi alla Legge, decidono di dare origine ad un’organizzazione segreta, chiamata ARCO, che si propone di aiutare le forze di Polizia agendo, però, fuori dalle regole. Il Prefetto è responsabile della struttura dei Servizi Segreti Italiani che si occupa di antiterrorismo, il Procuratore è membro del Direttorio da cui gerarchicamente dipende la SICE. In virtù di questi ruoli, ARCO ipotizza, prima della SICE, che nel CIE di Lecce vi siano dei traffici di esseri umani. Per questo motivo invia una squadra di due uomini (selezionati nei Servizi Segreti) per effettuare indagini parallele. Intanto ARCO segnala alla Questura, che occorre indagare sui viaggi fuori Italia del regista ucciso. Il Direttorio, in cui oltre al Procuratore sono inseriti anche il Questore Salvatore Rinaldi ed il Generale dei Carabinieri Alberto Laborio, decide di trasmettere la responsabilità delle indagini sulla morte del regista alla SICE. Marco Gottardi assegna altre due sue risorse su quest’indagine. Intanto a Lecce mentre i membri della SICE indagano sul direttore della struttura, gli uomini di ARCO identificano una guardia giurata coinvolta nel traffico di esseri umani, la rapiscono, la torturano e la fanno confessare. Roberto Zanzi, informato di quanto ottenuto dai suoi uomini, informa, in modo anonimo, il Vice Questore Gottardi e fa trovare l’uomo torturato. Nel frattempo a Roma l’altra unità della SICE indagando sulla morte del regista, identifica la foto del potenziale omicida e concentra la propria attenzione su uno stretto conoscente del morto, anche lui regista. La SICE inizia a sospettare che i due uomini del cinema abbiano diretto film ad alto contenuto pornografico e violento. Attivano, quindi, un’attività di pedinamento e di controllo che li porta ad identificare due altri conoscenti del regista un politico ed un imprenditore. Durante le indagini sul regista, Marco Gottardi trova un particolare che conduce lui e la sua squadra a trovare una prova pesante del coinvolgimento dei due registi nella direzione di snuff film. Anche gli uomini di ARCO, però, sono sulle tracce del regista controllato dalla SICE. L’uomo viene rapito e viene torturato per confessare i reali motivi della morte del Pieretti. Si scopre che la morte del regista è collegata, in qualche modo, al cadavere del minore ritrovato nel Tevere. ARCO fa avere alla SICE la confessione. Gottardi ritiene di avere tutti gli elementi necessari per tirare la rete ed arrestare le persone coinvolte nel traffico di esseri umani.

 

UN ESTRATTO

Uno

Roma 8 maggio 2017

Le sirene dei mezzi della polizia tagliano in due l’aria immobile di una mattina di maggio, cercando di farsi spazio nel traffico romano. Quando arrivano di fronte al palazzo di via Angelo Emo, gli autisti fermano le volanti incuranti di bloccare le altre vetture. I poliziotti escono di corsa ed entrano nello stabile. Raggiungono il terzo piano facendosi largo tra una folla di curiosi.
«Polizia, per favore fatevi da parte», dice un Commissario che guida gli agenti per le scale.
«Federici prenda due uomini e predisponga un cordone intorno alla porta dell’appartamento. Non deve entrare nessuno, soprattutto non devono entrare i giornalisti. Ricci lei, invece, prenda con sé Valenti e inizi a interrogare i presenti», dice rivolgendosi agli uomini al suo seguito.
«Chi ha scoperto il corpo?» domanda, poi, rivolgendosi alla folla.
«Io», risponde una donna minuta di mezz’età.
«Signora venga con me, la prego», le dice il poliziotto gentilmente.
«Guardi che io lì non entro. Mi è bastato quello che ho visto, non voglio vederlo ancora. Non ci dormirei la notte», dichiara la donna atterrita.
«Capisco. Facciamo così, Berti, prenda in consegna la signora, la porti nell’androne. La tenga al riparo dai curiosi e lontano da chi la potrebbe confondere. Io do un’occhiata all’interno e poi arrivo», dice rivolgendosi a un’agente donna.
Vede la poliziotta allontanarsi con la testimone e, quindi, entra nell’appartamento. Si muove con rapidità incamminandosi verso la stanza da letto dove raggiunge altri due agenti.
«Commissario buongiorno», fa il più anziano dei due.
«Buongiorno Alfieri. Cosa mi dice?»
«Credo che la scena del delitto non sia stata compromessa. Il corpo, come può vedere anche lei, è lì davanti al letto, in una posizione che mi sembra strana, ma non rilevo, a vista, tracce di sangue, né mi sembra di scorgere tracce di colluttazione.»
«Sì, anch’io ho avuto questa impressione entrando. Quindi lei tende a escludere che si tratti di un caso di morte naturale?» domanda il Commissario avvicinandosi al corpo riverso in terra.
«Sì, lo escluderei. Se osserva il collo del cadavere, dovrebbe vedere delle macchie più scure», risponde l’Alfieri.
«Strangolamento?»
«A mio parere sì, ma sarà, ovviamente, la Scientifica ad appurarlo.»
«In casa ha trovato tutto in ordine?»
«Sì, non ci sono segni di effrazione o perquisizione.»
«Quindi, se fosse un omicidio, potremmo escludere che sia avvenuto a seguito di una rapina?»
«Se vuole il mio parere, credo che non si tratti di una rapina.»
«Mi fido dei suoi trent’anni di esperienza. Un’esecuzione?»

 

 

 

 

Perché leggere il romanzo? Esploriamolo assieme all’autore Fernando Santini

  • Buongiorno, Fernando, quando hai progettato questa storia?
    • Buongiorno, l’idea di una serie poliziesca basata su una Squadra Investigativa (La SICE – Squadra Investigativa Crimini Efferati) è nata quasi un paio di anni fa. Ho impiegato un mese per definirne la struttura. Ho scritto i primi tre romanzi della serie e solo allora ho cercato una casa editrice che credesse nel mio progetto.
  • Sei stato ispirato da qualche lettura, vecchia o recente?
    • Direi che sono stato coinvolto al contrario. Un giorno mi sono trovato a riflettere che nella tradizione poliziesca italiana di solito si ha un one man show (Vicequestore, Commissario, Maresciallo) che risolve i casi in solitaria, eppure, nella vita normale le indagini sono effettuate da una squadra di persone. Questo pensiero mi ha portato ad immaginare di creare una Squadra della Polizia di Stato in cui si lavorasse in gruppo coniugando i vecchi metodi di indagine con le nuove tecnologie.
  • L’ambientazione è reale o di fantasia?
    • L’ambientazione è reale e contemporanea. La SICE si trova ad indagare su delitti, ovviamente di fantasia, ma in un contesto contemporaneo.
  • Il romanzo è autoconclusivo o rientra in una serie/saga?
    • Il romanzo è il primo di una serie, ma è stato costruito per poter essere autoconclusivo. Il lettore potrebbe decidere di non leggere gli altri romanzi della serie senza che questo gli tolga il gusto di aver vissuto una storia intensa e dinamica che ha una sua conclusione. I romanzi successivi manterranno la medesima caratteristica di inserirsi in un contesto seriale, ma rimanendo delle storie che hanno una conclusione.
  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.
    • Nel romanzo abbiamo i buoni, rappresentati dalla SICE, i duri, rappresentati dall’associazione segreta ARCO, e i cattivi.
    • Tra i buoni abbiamo:
      • Marco Gottardi, vicequestore e responsabile della SICE. È un poliziotto che ha fatto parte dei reparti operativi, è stato un infiltrato nella lotta alla camorra, ha vissuto sulla sua pelle orrori e violenza. È un poliziotto che ama il lavoro di gruppo e che ama proteggere le persone che gli sono assegnate. È un uomo che crede fortemente nella giustizia e nella legge. Fisicamente potrebbe assomigliare a Riccardo Polizzy Carbonelli
      • Vincenzo Palladini, commissario capo e vice responsabile della SICE. È un uomo deciso, duro, potenzialmente violento verso i criminali. Ha un rispetto assoluto di Marco Gottardi e delle sue decisioni. Fisicamente potrebbe assomigliare a Claudio Santamaria
      • Teresa Berti, agente scelto. È una giovane donna esperta di informatica con un passato da hacker. Le tecniche di indagini che prevedono l’utilizzo delle tecnologie moderne la vedono coinvolta in prima persona. Non dobbiamo, però, immaginare una NERD tradizionale. Teresa è atletica oltre che molto carina. Fisicamente potrebbe assomigliare a Martina Stella
    • Tra i duri abbiamo:
      • Roberto Zanzi, un imprenditore che è a capo della struttura segreta chiamata ARCO. È una persona intelligente e determinata che ha riflettuto molto prima di dare vita a un’associazione che usa la violenza per far confessare i criminali. Fisicamente potrebbe assomigliare a Sergio Castellitto
      • Marco Roversi, prefetto è il responsabile dell’unità anti terrorismo dei servizi segreti italiani. È il responsabile degli operativi (tutti esponenti dei servizi segreti) che operano nella struttura segreta chiamata ARCO. È un uomo capace, determinato, duro, spietato. Fisicamente potrebbe assomigliare a GianMarco Tognazzi
    • Tra i cattivi dobbiamo considerare:
      • Michela Vitali, una donna appartenente ad una famiglia dell’ndrangheta calabrese, molto determinata e dura. Una donna spietata e violenta che ha una notevole voglia di emergere. Fisicamente potrebbe assomigliare a Valentina Pace
      • Sergej Micheloff, un russo che è stato ufficiale dell’esercito, quindi spia, poi appartenente alla mafia russa. Un uomo a cui piace uccidere. Gelido, pericoloso, preparato. Fisicamente potrebbe assomigliare a Luca Argentero
  • Qual è il pubblico ideale per questa storia? È un testo per tutti o per fasce di lettori ben precise, ad esempio per adolescenti, adulti o è pensato per un pubblico prevalentemente femminile o maschile?
    • Il pubblico di riferimento è sia maschile che femminile e la fascia di età va dai 20 ai 90 anni. L’importante è che si tratti di lettori che amino il genere Thriller e che non si lascino spaventare dall’efferatezza dei crimini.
  • Che tipo di linguaggio hai scelto, per questo romanzo? Colloquiale, forbito, diretto ecc…?
    • Il linguaggio è diretto e il romanzo è ricco di dialoghi. La costruzione della scena, delle azioni, dei dialoghi è cinematografica. Per fare in modo che la storia si materializzi negli occhi del lettore e che lo porti all’interno di ogni singola scena ho scelto di usare il presente quale tempo verbale con cui narro la storia.
  • Che cosa desideri comunicare al lettore? C’è un significato nascosto, sotto la trama?
    • Ci sono due riflessioni che vorrei veder nascere nel lettore. La prima riguarda il lavoro di squadra e la ricchezza che è rappresentata dal far lavorare insieme personalità diverse. La seconda riguarda un tema etico. Tutti noi siamo portati a dire che la legge deve essere rispettata, ma di fronte a un crimine violento, efferato, crudele siamo sicuri che sapremo resistere alla tentazione di usare la violenza per cercare i colpevoli? SICE e ARCO sono due squadre che cercano entrambe di trovare i colpevoli, la prima rispettando le regole e le leggi, la seconda affermando che le leggi possono essere derogate se si è di fronte a dei criminali. Il romanzo pone al lettore questa domanda e lo lascia libero di dare la risposta che desidera.
  • Hai usato una tecnica particolare, per scrivere questo romanzo?
    • Avevo la necessità di rendere l’azione dinamica, adrenalitica e nel contempo volevo proiettare il lettore dentro la scena che andava a leggere. Per ottenere questo effetto ho applicato tre tecniche:
      • Dialoghi serrati con descrizioni ridotte all’osso e utili solo per delineare la scena in cui si svolgono i dialoghi;
      • Capitoli non superiori alle 7 pagine, con cambio di scena tra i diversi capitoli;
      • Uso del verbo al presente nella narrazione del racconto, perché l’azione, nasce, evolve, si svolge nel momento in cui il lettore legge.

 

Biografia dell’autore

Mi chiamo Fernando Santini, ho 52 anni e vivo a Roma. Lavoro da oltre trent’anni nel settore bancario e negli ultimi 20 anni mi sono occupato delle attività di vendita dei servizi di Cash Management ad Imprese con più di 300 milioni di euro di fatturato. Il mio lavoro mi porta spesso in giro per l’Italia ed ho, così, occasione di visitare luoghi diversi e la possibilità di incontrare una discreta quantità di persone.
Nel corso degli ultimi due anni ho sentito il bisogno di scrivere per esternare le mie idee ed emozioni. Ho scelto di utilizzare la via del selfpublishing e della stampa in autonomia di un numero limitato di copie (tra le 50 e le 100) dei miei lavori perché avevo voglia di verificare la risposta di un gruppo di conoscenti a quanto da me prodotto.
Le bambole non hanno diritti è il quinto romanzo da me scritto ed è il primo di una serie che ritengo possa svolgersi in almeno 6 romanzi (altri due episodi sono già stati scritti ed è stato definito lo storyboard del quarto).

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