Tradimento finale

Tradimento finale

Maxine Paetro, James Patterson

 

Traduttore: Annamaria Biavasco, Valentina Guani
Editore: Longanesi
Pagine della versione a stampa: 297 p.
EAN: 9788830450660
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Ricco dell’azione mozzafiato che ha reso celebre la saga delle Donne del Club Omicidi, Tradimento finale è la prova del fatto che tutto è lecito tra amanti, nemici e agenti segreti.

 

SINOSSI

Lindsay Boxer si sta adattando poco a poco alla sua nuova vita di madre e moglie, una situazione che sembra appagarla e che le dona una serenità a lungo desiderata. Ma il suo momento di felicità, purtroppo, dura poco: quando un’affascinante donna dai capelli d’oro, un’affiliata della CIA, sembra dileguarsi sulla scena di un efferato omicidio presso un albergo di lusso del centro di San Francisco, la vita di Lindsay inizia rapidamente a crollare a pezzi. Prima che lei riesca a rintracciare la donna per fare chiarezza sul caso, infatti, un incidente aereo getta l’intera città nel caos e suo marito Joe sparisce improvvisamente. Più si addentra nelle ricerche, più Lindsay inizia a sospettare che Joe sia in qualche modo legato alla misteriosa donna scomparsa. Travolta dagli eventi e priva ormai di ogni certezza, Lindsay dovrà chiedere aiuto alle sue compagne del Club Omicidi per raggiungere il suo obiettivo… la verità.

COME INIZIA IL ROMANZO…

 

1

Alison Muller non era bella in senso convenzionale, ma aveva un grande fascino. Lunghi capelli biondi, frangia che le scendeva sugli occhiali scuri da aviatore, soprabito di pelle nera al ginocchio, jeans aderentissimi e tacchi a spillo.
Quel pomeriggio, mentre attraversava con passo sicuro la hall dorata del Four Seasons di San Francisco, Alison controllò tutti gli uomini, le donne e i bambini in coda alla reception o seduti di fronte al caminetto, notando turisti e imprenditori e fulminando con gli occhi i maschi che la fissavano a bocca aperta. Parlava al telefono con il marito e con la figlioletta Mitzi.
«Non me lo sono dimenticata, Mitz» disse alla figlia di cinque anni. «Ho solo fatto confusione.»
«Te lo sei dimenticata» insistette la bambina.
«No» ribatté Alison. «Credevo che fosse domani.»
«Volevano tutti sapere dov’eri» si lamentò la bimba.
«Mi farò perdonare, tesoro» promise Alison.
«Quando? E come?»
Alison aveva in testa soltanto l’uomo che la aspettava al quattordicesimo piano.
«Mi fai parlare con papà?» chiese alla figlia.
Passò davanti agli splendidi quadri di arte moderna e arrivò agli ascensori nella zona nordest della hall. C’era una coppia in attesa, marito e moglie che parlavano in francese, valutando se avevano abbastanza tempo per fare la doccia e cambiarsi prima di uscire a cena.
Mentre aspettava, Alison controllò la posta elettronica e i titoli dell’Investor’s Business Daily. C’era anche un sms di Michael che le chiedeva se si era persa. Finalmente il marito le rispose.
«Ho provato a consolarla in tutti i modi, ma è impossibile» le disse.
«Sono sicura che ce la farai, amore. Quando torno, le ordino un regalo.»
«Quando torni?» chiese il marito.
Accidenti, quante domande!
«Dopo cena» rispose Alison. «Scusa. Non vi avrei dato buca, se non fosse stato importante.»
Le porte dell’ascensore si aprirono.
«Ti devo salutare.»
Il marito disse: «Di’ ciao a Mitzi».
Oh, merda.
«Aspetta, non ti sento più…»
Entrò in ascensore e si mise con la schiena al muro, la sagoma della pistola alla cintola che si intravedeva attraverso il soprabito aperto. Le porte si chiusero e l’ascensore cominciò a salire silenziosamente.
Quando uscì nel corridoio ricoperto di moquette del quattordicesimo piano, Alison salutò la figlia.
«Miss Mitzi?»
Raggiunse la camera 1420 e bussò. La porta si aprì subito.
«Ancora auguri, tesoro» disse alla bambina. «Spero che tu abbia passato un bel compleanno. Tanti baci. A tra poco.»
Terminò la chiamata, entrò nella stanza e chiuse la porta con un calcio per volare fra le braccia di Michael.
«Sei in ritardo…» le disse.

 

2

Michael Chan tolse gli occhiali a Alison Muller e rimase un momento ad ammirarla, senza fiato. Non riusciva a staccarsi da quella donna, per quanto ci provasse. Lei gli sorrise, lui le prese il volto fra le mani e la baciò.
Al primo bacio ne seguì un altro e un altro ancora, sempre più profondi e appassionati. Michael sollevò da terra Alison, che gli cinse i fianchi con le gambe, e la portò in braccio nella lussuosa suite azzurra e bronzo dalla cui vetrata si poteva ammirare il tramonto su San Francisco.
Chan non guardava il panorama, però. Alison profumava di muschio e orchidee e gli stava leccando un orecchio.
«Troppo» le sussurrò. «Tu sei troppo per me.»
La distese sul letto, ansimando.
«Aspetta» gli sussurrò Alison.
«Certo. Sai che sono un uomo paziente» rispose Michael, eccitato. Si mise le mani sui fianchi, curioso di vedere che cosa avesse in mente Alison.
Lei lo avvolse da capo a piedi con il suo sguardo languido, come per imprimerselo nella memoria. Non si vedevano spesso, ma a ogni nuovo incontro fingevano di non conoscersi. Era il loro gioco.
«Potresti almeno dirmi come ti chiami» lo stuzzicò.
«Comincia tu.»
Le sfilò gli stivaletti e li lanciò in un angolo. Lei si mise a sedere, si levò il soprabito e lo buttò per terra. Michael le tolse la pistola dalla cintola, guardò il mirino, annusò la canna e posò l’arma sul comodino.
«Bell’oggetto» commentò. «Ottima fattura.»
Le sedette accanto e le ordinò di coricarsi, si sdraiò al suo fianco e le scostò la frangia dagli occhi.
«Come ti chiami?»
Alison allungò una mano e gliela posò sul pube. Michael le afferrò il polso.
«Mmm. Mi chiamo Renata.»
«E io Giovanni» replicò lui. «Sono il principe di Gorgonzola.»
Alison scoppiò a ridere. Aveva una risata molto sexy. «Finalmente ti ho incontrato, Principe Verdazzurro.»
Michael si sforzò di restare serio. «Non si fanno aspettare i principi, non lo sapevi?»
Le accarezzò una guancia e scese fino alla scollatura.
«Ho l’impressione di averti già visto» disse Alison.
Michael cominciò a slacciarle la camicetta. «Non credo» replicò. «Me lo ricorderei.»
Le palpò i seni, le afferrò i capelli, glieli torse e le rovesciò la testa all’indietro.
Alison gemette e disse: «Mi hai pagato con tre monete d’oro. Eravamo in una locanda che dava su… sulla fontana di Trevi».
«Non sono mai stato a Roma.»
La voltò su un fianco e le accarezzò la schiena, eccitandosi per i gemiti di Alison, che fingeva di volergli sfuggire.
«Lo hai detto a tuo marito?» le chiese.
«Perché mi fai questa domanda?»
«Perché voglio che ti cacci di casa.»
Le slacciò il bottone dei jeans, abbassò la zip, si alzò e glieli sfilò. Poi si spogliò.
Non sentì lo scatto della serratura.
Non era da lui. In genere era attentissimo, ma in quel momento era troppo preso da Alison, che lo stava guardando con un’espressione strana…
«Mi sembra che stia entrando qualcuno» gli disse.
Una voce annunciò: «Servizio in camera».
«Io non ho chiuso a chiave. Tu?» disse Michael.
«No, neanch’io» rispose Alison.
«Torni fra un po’» gridò Michael. La porta però era già aperta e il carrello entrò sferragliando. Michael Chan raccolse in fretta i calzoni e, tenendoseli davanti, andò nell’atrio della suite.
«No!»
I tre spari vennero attutiti dal silenziatore. Se Michael Chan aveva riconosciuto il suo assassino, ormai non era più un problema.
Le luci si erano spente.
Game over.
Michael Chan era morto.

 

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James Patterson

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