La tomba del canarino (File JE60754 Prequel)

 

Genere storico, pg 236, in ebook e cartaceo, su Amazon.

 

Il sepolcro di Tutankhamon

ha ancora un segreto.

 

SINOSSI

Nell’ottobre 1922 Howard Carter fa ritorno a Luxor dall’Inghilterra recando con sé un canarino affinché il canto della bestiola possa allietare le sue giornate. Il cuore dell’uomo, infatti, è colmo di preoccupazione: ad Highclere il suo magnate e finanziatore lord Carnarvon gli ha comunicato l’intenzione di terminare gli scavi in Egitto dopo quell’ultima stagione.
L’uccellino giallo, novità in quella terra, riscuote la meraviglia degli operai egiziani tanto da meritarsi l’appellativo di “uccello d’oro” e venire considerato foriero di grandi ricchezze. Quando, solo qualche giorno più tardi, uno scavatore si imbatte nel primo gradino che porterà al sepolcro di Tutankhamon con i suoi immensi tesori, per gli operai il ritrovamento non potrà essere altro che “la tomba del canarino”.
Ben presto la felicità per tale scoperta si trasforma in un incubo quando un serpente si insinua nella gabbia del piccolo pennuto, divorandolo. L’azione del cobra, simbolo per eccellenza dei faraoni, è per i nativi il chiaro messaggio dell’ira del defunto il cui sonno è stato turbato.
Da quel momento Carter si troverà a combattere contro la superstizione del popolo, le accuse di furto e l’ingerenza del governo egiziano che vede nella sensazionale scoperta un motivo per alimentare il nazionalismo. L’assillo dei giornalisti dopo la morte di Carnarvon – sempre alla ricerca di scoop per accrescere le dicerie sulla maledizione del faraone – le battaglie legali e il disperato amore per lady Evelyn, travolgeranno l’archeologo portandolo a ignorare le parole del suo fedele assistente Na’im. Quella ormai lontana notte di novembre in cui, assieme a Carnarvon e alla figlia, sono entrati per primi di nascosto nella tomba, il giovane egiziano ha visto qualcosa alla quale l’archeologo non crede. Oppure finge di non credere.

NOTE

Questo romanzo nasce dal connubio tra fatti storici (la quasi totalità dei protagonisti della vicenda, a partire dal direttore del Dipartimento delle Antichità Gaston Maspero fino al canarino stesso, sono realmente esistiti), congetture degli egittologi (ad esempio ho abbracciato la teoria secondo la quale Howard Carter era già a conoscenza almeno dal 1919 della presenza di una tomba nel sito dove poi effettivamente è stata rinvenuta quella di Tutankhamon) e, naturalmente, la mia fantasia (espressa tramite il personaggio di Na’im, un ipotetico figlio del caposquadra e amico di Carter Ahmed Gurgar, voce narrante di questa storia).

“La tomba del canarino” è il prequel della serie thriller storica e d’avventura File JE60754 ma costituisce un romanzo autoconclusivo a sé stante.

UN ESTRATTO

Mortificato per essere stato ripreso, mi avviai in silenzio verso l’asino per rimettere nelle bisacce il resto del cibo non consumato e l’otre con l’acqua.
«Scusami» mi apostrofò Carter, dopo qualche istante, con una nota di imbarazzo nella voce. «Hai ragione anche tu. In fondo qui non abbiamo trovato molto in questi mesi di ricerca. Ormai è chiaro come i re siano stati messi a riposare a Biban el-Moluk, e il luogo di sepoltura di nobili e ricchi sia Deir el-Medina o el-Qurna. Forse è davvero arrivato il tempo di smettere.»
Così dicendo l’archeologo, carico di frustrazione, raccolse alcuni sassi e cominciò a lanciarli verso il vuoto al di là del sentiero. Lo strapiombo di oltre un centinaio di metri che si apriva dinnanzi faceva durare la caduta della pietra per qualche secondo, per poi lasciare udire i suoi rimbalzi sulle parti terminali del canalone, meno scoscese.
«Sono io che devo scusarmi» replicai. «È proprio la capacità di non arrendersi che contraddistingue i veri archeologi. Io…»
Mi bloccai. L’ultimo ciottolo lanciato da Carter aveva prodotto un suono tronco, decisamente diverso dai precedenti.
«Avete sentito?» esclamai volgendomi.
«Che cosa?» borbottò lui di rimando, bloccato nella posizione di scagliare un altro proiettile.
«L’ultimo sasso. La sua caduta è durata la metà degli altri!»
Ci scambiammo una rapida occhiata perplessa e poi, come ad un cenno invisibile, ci precipitammo entrambi verso lo strapiombo. Percorremmo gli ultimi metri strisciando sul ventre e, con le mani saldamente afferrate ai bordi, sporgemmo con cautela le teste nel vuoto.
Carter aveva il volto acceso di eccitazione quando, dopo aver vagato lo sguardo in spasmodica perlustrazione, sussurrò: «Na’im, lo vedi anche tu?»
«Si, mudir» risposi pervaso da una nuova emozione mentre fissavo la piccola sporgenza rocciosa a lato di un crepaccio. «Un gradino».

LEGGI LA RECENSIONE SU LES FLEURS DU MAL

Quali segreti nasconde ancora la tomba del famoso Tut?

Scopriamolo assieme allautrice!

 

  • Isabel, quando hai progettato questa storia?

Buongiorno a tutti e grazie ancora a Federica per l’ospitalità. L’idea di questo romanzo è nata durante la stesura del secondo volume della serie File JE60754 (ossia “Il vento di Samarcanda” che seguirà il già edito “L’ombra del Serpente”). Il secondo volume della serie apre una finestra più ampia sulle vicende ruotanti attorno alla morte del faraone Tutankhamon e alla scoperta della sua tomba. Per necessità di trama, i fatti raccontati sono comunque una parte molto contenuta rispetto agli approfondimenti storici che sono stati necessari per scriverli in maniera accurata, per cui mi è sorta in maniera quasi naturale l’idea di utilizzare queste informazioni per scrivere un altro romanzo a se stante. Con l’occasione ho potuto anche approfondire la storia del Serpente.

  • Sei stata ispirata da qualche lettura, vecchia o recente?

Sono sempre stata appassionata dalla vicenda umana dell’archeologo Howard Carter, ma la decisione di raccontare la sua storia e quella della scoperta della tomba di Tutankhamon mi è sorta, come detto prima, solo in seguito. Mi sono dunque documentata attraverso la lettura di diversi saggi rendendomi via via conto che, in realtà, avevo sempre desiderato farlo e che quella storia era sempre stata dentro di me, aspettando solo una “scusa” per essere raccontata.

  • L’ambientazione è reale o di fantasia?

La tomba del canarino è un romanzo storico propriamente detto, quindi l’ambientazione è reale anche se non manca un pizzico di mistero.

  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.

Ho cercato di raccontare la vicenda della scoperta della tomba di Tutankhamon il più fedelmente possibile ai fatti accaduti, inserendo come elemento estraneo solo la storia del bracciale serpente. Quasi tutti i personaggi descritti sono quindi realmente esistiti ed è difficile elencarli o riassumerli brevemente, perché ciascuno è una piccola o grande pennellata nel quadro della storia. Per esempio, io amo anche il piccolo cameo riservato all’aneddoto di Sir Conan Doyle (sì, il creatore di Sherlock Holmes) che Carter ha letto nel Times.

Posso dire che solo i familiari di Ahmed Gurgar (o Gurigar in altri testi), qualche fellah citato e l’ispettore di polizia Amal al-Qadir sono creazioni della mia fantasia. Dal canarino fino all’avvocato dei Carnarvon, passando per la Corelli e il povero professor La Fleur trascinato via in una cesta, sono tutti personaggi realmente esistiti ai quali ho voluto rendere omaggio in questo collage di storie. L’intenzione era dare un’idea dell’atmosfera eccitata e unica che si respirava attorno a quella che fu definita la più grande scoperta archeologica del secolo, avvenuta in un clima di profondi cambiamenti politici quali stava attraversando l’Egitto.

  • Che cosa desideri comunicare al lettore, con questo romanzo? C’è un significato nascosto, sotto la trama?

Anche con questo romanzo, come con L’ombra del Serpente, desidero solo unire il piacere della lettura avvincente con il racconto di qualche fatto storico pregnante. Io imparo meglio se mi diverto. E voi? 🙂

Lautrice

Isabel Giustiniani è un’appassionata di Storia innamorata di Bisanzio. Gestisce Storiedistoria.com, sito dove si parla di narrativa storica, saggistica, personaggi ed eventi del passato. È autrice anche della raccolta di racconti “Kizil Elma. Storie di Costantinopoli” e del romanzo “L’ombra del Serpente”.

 

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