Oracoli

Oracoli

    • Formato: Formato Kindle
    • Dimensioni file: 2408 KB
    • Lunghezza stampa: 62
    • Editore: NPS Edizioni (24 maggio 2018)
    • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
    • Lingua: Italiano
    • ASIN: B07D9KVTPR
    • Genere: Romanzi e Letterature – Fiabe, miti e leggende – Racconti e antologie letterarie

PAGINA DELL’EDITORE

 

SINOSSI

Quattro racconti, quattro epoche remote, quattro popoli che hanno segnato la storia del Mediterraneo, accomunati da un’ossessione: la divinazione, per aprire squarci sul futuro e scoprire il volere degli Dei. I Fenici in Sardegna, gli Etruschi in Toscana, Umbria e Lazio, gli Ellenici in Campania e nel Sud dell’Italia, infine i Romani: sussurri divini nell’acqua e nella pietra, voli di uccelli e viscere degli animali, sacrifici e visioni, oracoli vergati su fogli di papiro e libri con una risposta per ogni domanda.
Storia, mito e fantasia sono le basi da cui si dipanano le avventure narrate in “Porpora”, “Il dono dell’aruspice”, “Sibilla” e “I libri fatali”.

Gli Dei sembrano aiutarci, ci mandano segnali, ci parlano, esigono da noi preghiere e sacrifici, ma alla fine nulla cambia: siamo burattini nelle loro mani capricciose, sempre e comunque. A cosa serve allora conoscere quello che accadrà? A cosa serve dedicare loro le nostre devozioni?

 

 

QUATTRO RACCONTI FANTASY-MITOLOGICI-STORICI USCITI DALL’ABILE PENNA DI ALESSANDRA LEONARDI. VOLETE UN ASSAGGIO DELLA SUA SCRITTURA? LEGGETE L’INIZIO DEL PRIMO RACCONTO, LO MERITA.

 

Porpora

Mediterraneo, VIII-VII sec. a.C.

Il mare, così profondo e mutevole nelle molteplici sfumature di colore e nelle forme originate dalle correnti, esercitava ai miei occhi di bambino un fascino magnetico a cui ero impossibilitato a resistere.
Durante il nostro viaggio sull’imbarcazione che ci avrebbe condotto a una nuova casa e a una nuova vita, trascorrevo ore a osservare gli spruzzi di schiuma e il movimento dell’acqua che sembrava spostarsi al nostro passaggio, remissiva e ossequiosa; lo sciabordio aveva un effetto ipnotico e la mia mente volava lontano, immaginando le terre meravigliose che avrei scoperto prima di arrivare all’isola chiamata Shardan.
In realtà, in quei guizzi, in quei repentini cambi di colore e direzione, cercavo altro: squarci sul futuro.
Mia madre era, come tutti noi, originaria dell’isola di Alashiya, ma anziché provenire da Kition come mio padre era nata a Pafo ed era una discendente del sacerdote Tamiras, il veggente del mitico re Kyniras. Se non avesse conosciuto mio padre, e se non si fossero innamorati e poi sposati, sarebbe diventata una sacerdotessa del tempio di Ashtart.
Era in grado di prevedere gli eventi osservando l’acqua, oppure interrogava la Dea tramite i betili. A volte le rispondeva subito, altre in sogno.
Mio padre, invece, era un mercante e anche proprietario della nave su cui viaggiavamo: aveva deciso che ci saremmo trasferiti in una delle nuove città fondate dal nostro popolo a Shardan, isola ricca di murici e minerali preziosi; qui ci attendevano suo fratello e altri conoscenti, partiti mesi addietro. Durante il viaggio avremmo fatto tappa in altre città, per vendere la mercanzia nei vari mercati: ci saremmo fermati a Melath, a Mothya, a Qart-Hadash e infine saremmo giunti a destinazione.
Una delle attività che preferivo era dondolarmi sull’asta del timone, lasciare che il vento mi scompigliasse i capelli, osservando il rigonfiarsi della grande vela colorata che campeggiava sull’albero maestro.
Mio padre mi richiamava spesso all’ordine: «Akebr! Lascia in pace il timoniere e vai in coperta a controllare le merci».
Mi sentivo importante mentre svolgevo il compito assegnatomi. Mi piacevano le soffici stoffe dipinte di quella tonalità di rosso così apprezzata da tutti i popoli del Mare Grande, e anche quei piccoli portafortuna di vetro rotondi, su cui venivano dipinti grandi occhi, capelli riccioluti ed espressione sorridente. Pensavo che mi assomigliassero.
Mia madre stava sempre sottocoperta col mio fratellino nato da pochi mesi, Arish; di rado usciva ad ammirare il panorama. Restava sulla nave anche nei giorni in cui approdavamo nelle città per il mercato. Ero io che aiutavo mio padre con le merci.
Il mercato però non mi piaceva molto, c’era troppa confusione: tutto quel vocio in diverse lingue mi intontiva e mi annoiavano le trattative coi compratori. Amavo invece il lungo procedimento per estrarre dai murici quel colore che ha fatto la fortuna del nostro popolo: la pesca dei molluschi nei fondali bassi, frantumare le conchiglie nella vasca, pressare la polpa e farla bollire per giorni nei contenitori insieme ad acqua salata, infine tingere le stoffe mi divertiva molto di più. Quando poi si univano all’acqua altri ingredienti, come miele o licheni, per creare le tante sfumature di colore, non stavo nella pelle nell’attesa di scoprire la tonalità che ne sarebbe venuta fuori.
Nei grandi occhi neri di mia madre c’era però un velo di paura e tristezza.
«Madre, perché sei così taciturna? Ti dispiace avere lasciato la nostra casa per trasferirci altrove?» le chiesi. Lei scosse la testa, facendo tintinnare i monili d’oro e pietre preziose con cui si adornava. «Domani ci fermeremo a Qart-Hadash, non puoi restare a bordo. Dicono tutti che è magnifica».
Anche mio padre desiderava che scendesse dalla nave.
«Ummiashtart, non ti fa bene stare sempre sottocoperta: vorrei che tu e Arish prendeste un po’ d’aria e di sole. Inoltre, Qart-Hadash è un luogo da vedere assolutamente: ha delle
costruzioni bellissime, mura fortificate e torri, molti templi e un approdo per le imbarcazioni unico nel suo genere. C’è anche un tempio di Ashtart».
«Va bene, Baalyaton, verrò» cedette mia madre.
«Ne sono felice. Io sarò impegnato nella vendita delle stoffe agli strateghi e ad altre importanti personalità, ma voi tre potrete girare per la città».
Mio padre non esagerava nel descrivere la bellezza di Qart-Hadash: le case erano bianche e avevano tutte un terrazzo; i templi erano numerosi e grandi, sorretti da robuste colonne; gli abitanti vestiti e adornati in maniera raffinata. Tutti si voltavano ad ammirare la bellezza e l’eleganza di mia madre: fasciata in un morbido abito purpureo ricamato in oro, e adornata dei suoi monili più preziosi, sembrava una divinità incarnata.
Il tempio di Ashtart si trovava in un punto alto della città, da cui si poteva ammirare un panorama splendido. Il mare si congiungeva col cielo e il sole dardeggiava le lievi onde che rilucevano in un movimento continuo. …

 

Perché leggere l’antologia?  Esploriamolo assieme all’autrice!

  • Buongiorno Alessandra, quando hai progettato questa raccolta?

Buongiorno e grazie per questo spazio sul vostro interessantissimo blog. Ho pensato di riunire i racconti in una raccolta dopo averne scritti due, aggiungendone altri due e collegandoli con piccoli riferimenti, nel 2017; in seguito li ho mandati alla neonata casa editrice Nps edizioni, che cerca testi proprio di questo genere, storici-fantasy-mitologici.

  • Come mai hai pensato a una raccolta di racconti, anziché a una storia unica?

Preferisco scrivere racconti rispetto ai romanzi: sono più diretti, meno prolissi e io sono molto sintetica! Inoltre i racconti mi hanno permesso di narrare quattro epoche diverse e quattro storie differenti. Come dicevo questi racconti sono però collegati oltre che dal tema della divinazione anche da piccoli riferimenti, in modo da formare un unicum.

  • I racconti hanno un argomento, un genere o un fine in comune?

I racconti, “Porpora”, “Il dono dell’aruspice”, “Sibilla” e “I libri fatali” hanno in comune il tema della divinazione nel mondo antico. Il cardine dei racconti è il dio Apollo, divinità che elargiva il dono del vaticinio; sono tutti ambientati in Italia, si può parlare quindi di genere fantasy mediterraneo, che diverge dal fantasy classico di ambientazione anglo-sassone e nordeuropea perché trae linfa dai miti e leggende dell’area mediterranea. Il fine è quello di spingere alla riflessione sulla necessità che l’uomo ha avuto da sempre di interrogare gli oracoli per conoscere il futuro: nel passato, in vari modi che conosceremo nell’antologia, oggigiorno tramite altri mezzi come cartomanzia o astrologia.

  • Sei stata ispirata da qualche lettura, vecchia o recente?

Credo che il mio immaginario sia intriso di suggestioni mitologiche e di storia antica da sempre: quando ero piccola mia madre mi leggeva oltre alle favole anche i miti greci e romani e il fascino per quei tempi lontani è sempre rimasto in me. Non saprei dire quindi se una lettura specifica abbia o meno indirizzato i miei scritti in questione.

  • L’ambientazione dei racconti è reale o di fantasia?

L’ambientazione è reale: il primo racconto, “Porpora”, parla della popolazione dei Fenici in Sardegna, l’antica Shardan; nel secondo, “Il dono dell’aruspice” i protagonisti sono gli Etruschi ed è ambientato a Velathri (Volterra), poi i personaggi si spostano sempre in territorio etrusco; il terzo racconto, “Sibilla”, è ambientato a Cuma dove si trova l’antro della Sibilla cumana; il quarto racconto, “ I libri fatali”, è ambientato a Roma nel 212 a.C., durante la seconda guerra punica.

  • Parlaci dei personaggi che preferisci e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.

I protagonisti del racconto “Porpora” sono il piccolo Akebr e sua madre Ummiashtart, una ex sacerdotessa della dea Ashtart, idromante e interprete di sogni, che fuggono da un terribile destino: il fratellino più piccolo di Akebr deve essere sacrificato al dio Bal Hammon, ma la donna decide di ribellarsi e scappare, una scelta certo non facile nell’VIII secolo a.C.! Il protagonista de “Il dono dell’aruspice” è il giovane Marce Ceicna, un giovane iniziato alla “carriera” di aruspice che ha dei poteri che vanno oltre la semplice interpretazione di segni di vario tipo e vuole capire perché, è un personaggio quindi alla ricerca di sé stesso e di risposte. In “Sibilla” le due protagoniste sono Daphne, giovane che vuole chiedere conto alla Sibilla di un oracolo ricevuto da piccola e mai verificatosi, e la Sibilla stessa, un personaggio che ho reso spiazzante e inaspettato, come il finale. Nel racconto “I libri fatali” i protagonisti sono la giovane vestale Claudia e il decemviro Publio, che si incontreranno in un periodo molto difficile della storia romana,il 212 a.C., e che vivranno un’attrazione fatale e proibita sullo sfondo dei giochi in onore di Apollo ordinati a seguito del consulto ai Libri Sibillini.

  • Qual è il pubblico ideale per questa antologia? È un testo per tutti o per fasce di lettori ben precise, ad esempio per adolescenti, adulti o è pensato per un pubblico prevalentemente femminile o maschile?

L’antologia è ideale dai 14 anni in su, e penso vada bene sia per un pubblico maschile che femminile. Ho ricevuto riscontri sia dall’uno che dall’altro sesso!

  • Che tipo di linguaggio hai scelto? Colloquiale, forbito, diretto, ecc…?

Il linguaggio è scorrevole anche se essendo i racconti ambientati in epoche lontane non ho utilizzato il gergo attuale, soprattutto per i dialoghi; ogni termine antico è poi spiegato nei glossari che si trovano alla fine di ogni racconto.

  • Che cosa desideri comunicare al lettore? C’è un significato nascosto, sotto le varie trame?

Vorrei stimolare nel lettore una riflessione sull’utilità o meno di conoscere il futuro, e anche sul tema del libero arbitrio e predestinazione, un tema che seppur in modi diversi compare anche in altri miei scritti; non fornisco però risposte nei racconti, ognuno troverà le sue! Il significato nascosto c’è, ma lascio al lettore il compito di trovarlo, se vuole approfondire, se non lo desidera può godersi l’avventura, i colpi di scena, le suggestioni dell’antichità.

Grazie per essere stata con noi!

 Grazie a voi per l’ospitalità!

 

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