Celeste imperfetto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 1180 KB
  • Lunghezza stampa: 498
  • Autore: Fabio Falugiani
  • Editore: Le Mezzelane Casa Editrice (6 ottobre 2017)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.

 

 

Sinossi

«Dio esiste, gli uomini sono buoni e il denaro non è importante.» È con queste convinzioni che Giovanni affronta gli ostacoli che la vita gli pone davanti e, come un moderno Don Chisciotte, combatte impavido un mondo che sembra non girare mai per il verso giusto. Il racconto della sua vita si sviluppa fino all’età matura e si snoda intorno alle sue innumerevoli vicissitudini sentimentali. Celeste Imperfetto è la storia di un sogno, la storia di una generazione, di un paese allo sbando che ha perso i valori che lo sostenevano. È anche la storia della famiglia italiana negli ultimi trent’anni, della sua profonda crisi, del suo lento disgregarsi in virtù di un benessere economico che l’ha ridotta in briciole. Ma una salvezza esiste, anche per Giovanni: l’amore per la cultura, la mistica bellezza della musica, il fascino dei ricordi e il tempo che passa, sono le non piccole speranze di cui si riveste. Il suo catalogo delle donne, le stelle appiccicate sul soffitto e gli angoli più segreti della sua Firenze, compongono il suo personale tentativo di combattere l’eterna e implacabile dissoluzione di tutte le cose.

 

 

Estratto:

“Un pomeriggio andammo sul viale dei Colli. Fermammo la macchina all’altezza del Poggio Imperiale, poi, a piedi, proseguimmo. Ci sedemmo su un prato recintato da basse siepi di alloro, nessuno poteva vederci, mentre sotto di noi il panorama di Firenze era incomparabile. Quanti baci mi diede, quante parole sussurrate nelle orecchie; mi stava sopra, distesa, i suoi capelli cadevano sul mio viso, ed era un dolcissimo fastidio. «Giannino, mio, Giannino mio», ripeteva in continuazione, come se temesse che quell’incanto potesse finire da un momento all’altro. Era una giornata limpidissima e noi più limpidi di lei. Se io non avessi vissuto tutto questo, che uomo sarei stato? Come chiamare uomini coloro che non hanno conosciuto giorni come questi? Eppure ce ne saranno, sparsi ovunque. Cosa potrà aiutarli nei momenti di disperazione, se non possono aggrapparsi, nella loro memoria, a un pomeriggio come il nostro sul viale dei Colli? Le piaceva comporre treccine con i miei capelli, adornandole con margherite e primule; poi mi scompigliava tutto e mi baciava per ricominciare ancora il suo paziente lavoro. Firenze cullava il nostro innamoramento con tutta la sua dolcezza; il tramonto sembrava cogliere di sorpresa la facciata di Santa Croce e la cupola del Duomo, l’aria rossastra era rarefatta e scendendo da piazzale Michelangelo il panorama era come un vecchio dipinto a olio. Qualche piccione attraversava le nicchie di Porta Romana e la sera scendeva con una pace incontenibile.”

 

 

Perché leggere il romanzo? Esploriamolo assieme all’autore!

 

Ciao Fabio, quando hai progettato questa storia?

La storia ha avuto una genesi particolare. Lavorando nella grande distribuzione disponevo di pause pranzo piuttosto lunghe. Cominciai, dunque, a scrivere pensieri, idee, considerazioni di letteratura, di musica, su me stesso, o anche di episodi di vita quotidiana che mi capitavano. Per diciotto mesi ho scritto in macchina, al bar dove pranzavo, oppure su una panchina nella bella stagione. Un giorno poi, quando ero a casa, stesi sul letto tutti questi appunti, e mi resi conto che avevano un filo conduttore. Così mi venne in mente di scrivere un romanzo. C’era una storia, i personaggi erano ben delineati, uno stile tutto suo, e soprattutto un messaggio. A tutta quella ossatura mancava solo un protagonista. Per settimane pensai a come risolvere l’empasse, finché decisi di prestare me stesso alla storia. I tasselli cominciarono a tornare al posto giusto e da quel momento ha avuto inizio il vero progetto di Celeste imperfetto.

Sei stata ispirato da qualche lettura, vecchia o recente?

Direi da nessuna in particolare. Mi sento di dire che, visti i miei studi classici, una certa influenza su di me e sul mio modo di pensare la letteratura, l’hanno avuta i grandi scrittori greci e latini. Mi hanno trasmesso un seme che fiorisce continuamente dentro di me quando comincio a scrivere. Infine, mi sento debitore a Vasco Pratolini, conterraneo, tanto amato e letto. Tutt’oggi mi trovo a sfogliare qualche sua pagina e a emozionarmi come un bambino, come fosse la prima volta.

L’ambientazione è reale o di fantasia?

Celeste imperfetto è un romanzo di formazione, ma è anche un memoir con profondi tratti autobiografici. L’ambientazione è reale in tutti i sensi. Firenze e le sue periferie, la Toscana tutta con la Versilia, la Maremma e perfino certe parti che si svolgono in Umbria e in Francia appartengono a una realtà vissuta e osservata attentamente. Anche i personaggi, sebbene alcuni siano molto romanzati, traggono spunto da situazioni del tutto reali. Il protagonista è dotato di grande fantasia, un po’ come l’autore, perché spesso la realtà fa male.

Il romanzo è autoconclusivo o rientra in una serie/saga?

Sicuramente autoconclusivo. Non sono un patito delle saghe. Ne avverto il peso commerciale, e le trovo personalmente stancanti. Quando devo dire una cosa, e un romanzo nasce per mostrare un’idea, la dico e la approfondisco arrivando a risposte definitive, non rimando ad altre puntate o pagine da leggere. L’unica serie che mi è piaciuta è quella del Tenente Colombo alla tivù.

Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.

Giovanni è il protagonista principale, è un monarca assoluto nel romanzo, ma in realtà è un uomo fatto e costituito da tutte le persone che incontra; è un romantico, caparbio, sognatore e non ha paura della vita. È un sempre giovane e il fanciullino che si porta dentro, si capisce che non morirà mai, perché lo nutre di una sana ingenuità innamorata della vita. L’amico Lapo è un tipo pratico, deciso, più scaltro ma anche meno interessante, a tratti freddo e gli fa da contraltare, si completano. Tra le donne che Giovanni incontra tratteggio le tre principali. Marinella è la gioventù, la freschezza, il rapporto d’amore che tutti sogniamo almeno una volta nella vita, ma è una ragazza la cui personalità è influenzata dai genitori, piegata e messa in croce, nelle scelte importanti, dalla madre e dal padre. Giulia è invece una donna matura, delusa dalla vita, con due matrimoni alle spalle, una donna che si è costruita una corazza per difendersi dal mondo. In realtà non riesce più ad amare veramente e la sua storia con Giovanni è soprattutto una lotta con se stessa, con le palizzate che ha costruito per salvarsi. Vittoria è una donna combattiva, tenace e piena d’amore. È la donna-madre è un contenitore di affetto che non trova mai il fondo. Rappresenta anche la maturità di Giovanni, la consapevolezza che si può sempre sperare in qualcosa, che ci sia una luce anche quando sprofondiamo nel buio più profondo degli abissi. Vittoria per il nostro protagonista non è solo una donna, rappresenta la parte migliore di se stesso e se vogliamo dell’intera umanità.

Qual è il pubblico ideale per questa storia? È un testo per tutti o per fasce di lettori ben precise, ad esempio per adolescenti, adulti o è pensato per un pubblico prevalentemente femminile o maschile?

Un romanzo di formazione come Celeste imperfetto è una sana lettura per tutti. Il giovane troverà emozioni e tratti di vita vera che lo entusiasmeranno e che forse gli potranno indicare una strada da percorrere con tutti i relativi pericoli. Il lettore ultra sessantenne potrà trovare conferme alle sue risposte della vita e sorridere e perché no, fare qualche lacrimuccia. Certo è che la fascia di età dai quaranta ai sessanta, si immedesimerà totalmente nella storia che è storia di una città, ma anche di un Paese, l’Italia, nell’arco di un trentennio in cui molte cose, anche gravi, sono accadute e in cui tanti valori sono andati perduti. Infine le donne. Tutte le donne che hanno letto il mio romanzo, lo hanno trovato perfetto per comprendere la psicologia del maschio. Che strano, io avrei detto il contrario…

Che tipo di linguaggio ha scelto, per questo romanzo? Colloquiale, forbito, diretto ecc…?

La lingua e lo stile di Celeste imperfetto sono di una semplicità assoluta. I dialoghi prendono tutte le forme del “parlato”, senza essere artefatti, e anche se, a tratti, un certo tipo di cultura letteraria e anche musicale affiora con decisione, non è mai sfoggio o prepotenza cognitiva, ma sempre una chiave di lettura comprensibile da chiunque. Nella seconda parte del romanzo, quella della maturità del protagonista, i toni si alzano un po’, soprattutto quelli emotivi e di conseguenza anche il lirismo di certi costrutti assume forme più complesse, ma restano in una sfera di linguaggio comprensibile.

Che cosa desideri comunicare al lettore? C’è un significato nascosto, sotto la trama?

Celeste imperfetto è un’esperienza multiforme. Il romanzo ha molti strati di significato che il lettore può scoprire uno per uno, a volte anche contraddittori, come lo sono molti aspetti della vita di tutti. C’è un senso nascosto in tante parti della trama, perfino nella copertina, di una semplicità assoluta, è celato l’intero messaggio del romanzo. Sicuramente è un’esperienza e possiede una forma di poesia, un incanto che sfocia alla fine in un messaggio. Proprio comunicare è la parola chiave; la comunicazione col prossimo è uno degli aspetti più forti, deprimenti e complessi che la storia racconti. In questo posso dire di essere fiero di averlo scritto.

Hai usato una tecnica particolare, per scrivere questo romanzo?
Ho scritto Celeste imperfetto col cuore. È l’unica tecnica che mi sento di consigliare a chiunque, non solo per scrivere romanzi.

Biografia

Nato a Firenze nel 1969 da padre mugellano e madre fiorentina, Fabio Falugiani mostra fin da piccolo una profonda curiosità per la parola scritta, che favorisce la sua formazione classica e la predilezione per la poesia greca e latina. Saranno gli incontri con i romanzi di Pratolini e Camus ad avvicinarlo al Novecento. Appena maggiorenne convola a nozze e diventa padre di Luna, ma il matrimonio dura solo pochi anni. Le seconde nozze in età matura avranno ancora minor fortuna. Nel 1996 comincia la sua avventura nel mondo del commercio e della Grande Distribuzione che gli darà ottime soddisfazioni, ma mai la convinzione di essere realizzato. A trentacinque anni lascia l’amata Firenze per motivi professionali e dopo lungo girovagare, approda definitivamente nella cittadina di Monsummano Terme dove felicemente risiede tutt’oggi. Sono questi gli anni dediti allo studio della musica classica, passione tardiva ma intensa, che affianca i suoi interessi letterari. Ha pubblicato alcuni articoli e recensioni di Filologia con l’interesse particolare sulle relazioni tra la Firenze rinascimentale e la diffusione delle opere greco-latine. Ama il tennis, l’astronomia e la cucina italiana.

 

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