M121

M121 – Sara Belotti

 

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 1447 KB
  • Lunghezza stampa: 324
  • Editore: Panesi Edizioni (7 ottobre 2014)

 

 

May è una giovane e ricca rampolla dell’alta società, con un futuro radioso e qualche conflitto famigliare. La sua vita viene completamente stravolta quando l’uomo che ama viene rapito da una potente organizzazione criminale. La via per salvarlo passa attraverso il bellissimo e misterioso M, che la coinvolgerà in un gioco perverso dove nulla è ciò che sembra. Un thriller erotico che scava impietoso nei sentimenti umani, fino alle profondità dei dubbi più angoscianti: cosa sareste disposti a perdere per poter riabbracciare la persona a cui più tenete? Quanto sareste disposti a cambiare?

Il Destino potrà provare a dividerci all’infinito,
ma i nostri cuori sono uniti.
Perciò, se dovessimo perderci di vista, cantate.
E io vi ritroverò.
Come sempre.

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Di seguito, un estratto.

Capitolo 1

Calpestio di tacchi. Fruscio di tende.
«Buongiorno, signorina Smith. Avete dormito bene?»
«Uhm…», mugolai nascondendo il volto sotto al cuscino.
«Ehm, signorina? Vi dovete preparare. Tra trenta minuti avete il vostro corso di portamento.»
Mezz’ora? Ma allora sono le…
Aprì le finestre, così che l’aria gelata del mattino potesse donarmi un dolce risveglio improvviso. L’unico modo per farmi alzare, effettivamente.
«Vado a prepararvi la colazione.»
Fece una riverenza e uscì, chiudendosi la porta alle spalle. Mi coprii il volto con le mani e piano piano aprii gli occhi, cerchi verdi contornati da un intenso rosso riflessi nel grande specchio. Uno straccio, come ogni mattina. E come ogni mattina, per cinque minuti buoni, vagavo per la stanza buia, lasciandomi assalire da ogni sorta di dubbio esistenziale, con la camicia da notte lunga fino ai piedi che svolazzava, facendomi quasi sembrare un fantasma. Ricordo che una volta una delle donne di servizio entrò nella mia stanza per avvisarmi che la colazione era servita, ma non riuscì a terminare la frase. Si ritrovò davanti un essere dannatamente pallido, col volto incorniciato da lunghi capelli biondi fluenti e ondulati che si muovevano elegantemente insieme a lei, nello stesso modo in cui svolazzava la candida veste. Uno spirito nella stanza della principessina. Spalancò la bocca ma non emise alcun suono. Era svenuta prima.
Terminati i cinque minuti di trance, mi fissai allo specchio ripetendomi svegliati. Presi poi le mie pantofole e mi diressi a passo pesante verso il salone per fare colazione. Mentre avanzavo nel corridoio, mi passarono accanto alcune domestiche che chiacchieravano allegramente fra loro. Notandomi, si fermarono, fecero una riverenza e se ne andarono. Come riuscivano ad essere così attive alle 4:30 del mattino? Io non sarei mai stata come loro. Ovviamente loro non dovevano sopportare, ogni giorno, una sveglia alle 4:25, colazione, prove di vestiti, due ore di lezioni di portamento e di galateo, cambio d’abito e alle 7:20 fuori di casa per recarsi a scuola; e questo era solo il mattino.
Voglio dormire. Fatemi dormire. O sparatemi. Ma fatemi chiudere gli occhi.
Raggiunta la mia destinazione, mi accomodai sotto lo sguardo vigile e un po’ opprimente di otto cameriere. Iniziai allora a sorseggiare il tè che mi era appena stato porto. I miei occhi, che bruciavano più del fuoco ardente del camino acceso dietro di me, si chiudevano da soli. Desideravo tanto il mio amato cuscino che avrei rivisto soltanto qualche ora più tardi, verso le 23. Solo sei ore e mezza di sonno.
Mi alzai da tavola per recarmi nella cabina armadio, seguita dalle otto domestiche.
«Tra dieci minuti dovete essere nel salone delle feste per le prove generali», mi informò una di loro.
«Indossate questo, oggi» concluse un’altra, passandomi un lungo abito color lavanda.
Mi tolsi la camicia da notte, che finì tra le mani di una delle ragazze. Infilai l’abito e una cameriera mi chiuse la lampo. Mi misero le scarpe e mi lasciarono uscire dall’armadio. Due mi fecero sedere di fronte allo specchio e mi pettinarono con cura. Ringraziai, anche se non era necessario, e mi diressi verso il salone, dove incontrai la mia insegnante di portamento.
«Buongiorno, signorina Smith. Siete pronta per la lezione di oggi?»
«Sempre pronta», ironizzai pensando che, in quello stesso istante, la maggior parte delle persone, ma che dico!, chiunque stesse ancora dormendo.
«Il vostro debutto in società è ormai vicino. Vostro padre ci tiene a farvi fare bella figura… E io mi impegnerò per rendervi una stella!»
Mio padre. Andrew Smith. Magnate delle telecomunicazioni. Possessore di banche, ristoranti, catene di negozi, azioni, e solo Dio sa che altro. Padrone di un enorme impero che, purtroppo per lui, verrà ereditato da una diciassettenne alta un metro e una cicca, dai teneri lineamenti da bimba. Non ha mai creduto che potessi essere adatta a questa vita e, sinceramente, nemmeno io ci credo più di tanto.

CONOSCIAMO L’AUTRICE!

Sara Belotti è nata il 14 Settembre 1993 a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. Cresciuta a Entratico, ora vive a Casazza, sempre nel bergamasco. Diplomata all’istituto tecnico agrario “Mario Rigoni Stern” di Bergamo, ora è impiegata nell’impresa di famiglia “Giò-Casa di Belotti Giovanni”. Scrive da che ha memoria. Il suo più grande sogno è quello di raggiungere il cuore delle persone grazie alle sue storie.

Con Panesi Edizioni ha pubblicato M121 (2014).

 

RASSEGNA STAMPA:

Una giovane promessa della narrativa italiana: Sara Belotti e il suo “M121″

È uscito M121, esordio della giovanissima Sara Belotti

Rassegna stampa M121

La parola ai lettori – M121

M121 a Crisalide, su RadioVortice

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