Il gatto che regalava il buonumore

Il gatto che regalava il buonumore
di Rachel Wells
Garzanti Narratori

  • Editore: Garzanti (2 novembre 2017)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B076M5QNY4
  • ISBN: 9788811149057
  • 263 pagine
  • 5 – 6 ore di lettura
  • 72,000 parole, in totale

 

«Rachel Wells non sbaglia un colpo e arriva dritta al cuore dei lettori con una nuova avventura dell’amato Alfie.»
The Bookseller

 

Quando hai paura di non farcela.
Lasciati guidare dalle mie fusa.
Ti indicherò la strada per la felicità.

 

Avevo insegnato tanto ai miei umani, ma anche gli umani mi avevano insegnato parecchie cose.
Avevo scoperto che nulla è per sempre e devi acchiappare tutta la felicità che puoi, quando puoi.
Devi tenerti stretto ciò che è importante per te. Devi apprezzare chi ami ogni singolo giorno.

 

 

Da quando si è trasferito in Edgar Road, il gatto Alfie non conosce altro posto che possa chiamare casa. Solo qui si sente a proprio agio: passeggia indisturbato nei giardini delle villette e colleziona coccole dai vicini affettuosi. Ormai è uno di famiglia. Perché Alfie non è un gatto come gli altri. Gli basta un attimo per leggere nel cuore degli uomini e aiutarli a ritrovare la serenità. Adesso poi non è più solo. Al suo fianco c’è George, un cucciolo cui rivolge tutta la sua attenzione. Ma Alfie sa che non bisogna mai abbassare la guardia e non tarda a fiutare che qualcosa non va tra gli abitanti del quartiere. Jonathan non sa se adottare un figlio per paura di fare un torto alla primogenita Summer. La timida Polly si preoccupa troppo per il marito, rimasto all’improvviso senza lavoro e costretto a fare il «mammo». E la bella Tasha ha smesso di sorridere dopo che il fidanzato l’ha lasciata senza spiegazioni. Non c’è un minuto da perdere. Alfie deve intervenire subito se vuole insegnare ai suoi amici come ritrovare la gioia che la vita ci offre ogni giorno. Perché solamente lui sa trasformare un problema in un’opportunità e una ferita del cuore in una nuova occasione d’amore. Perché con la sua sensibilità Alfie può arrivare a toccare le corde giuste e far vibrare la felicità anche quando i problemi sembrano non avere soluzione.

 

Dopo il successo strepitoso di Il gatto che aggiustava i cuori e Il gatto che insegnava a essere felici, sempre in vetta alle classifiche internazionali, Rachel Wells torna a sorprendere i suoi lettori con una nuova avventura dell’amatissimo Alfie.  Una storia che ci invita a non avere paura del cambiamento, ma ad affrontarlo con coraggio per trasformalo ogni volta in un’occasione di riscatto.

 .

UN ESTRATTO

Capitolo 1

«E quello che cos’è?» Ho guardato prima Palla di Neve, la mia fidanzata felina, e poi la creatura. Eravamo vicini allo steccato di legno che circondava il giardino della nostra casa di villeggiatura e fissavamo lo strano animale che scorrazzava dall’altra parte. Era piuttosto paffuto, aveva il becco affilatissimo, il pelame appuntito che sembrava fatto di penne e certi occhietti malvagi. Mentre ci adocchiava e menava colpi con il becco nella nostra direzione, emetteva buffi rumori acuti. Innervosito, sono arretrato.
«Ma Alfie, è soltanto una gallina! Ne avrai già vista una!» Palla di Neve si è messa a ridere.
Mi sono risentito, ma a dire il vero non avevo mai visto un pollo nella mia vita. Considerato che nel nostro rapporto la parte del maschio toccava a me, ho tentato di pareggiare i conti.
«Sss», ho detto. Le avrei fatto vedere chi comandava. Invece, la gallina si è precipitata verso di me, oscillando la testolina e sbattendo le ali. Ho fatto un salto all’indietro.
Palla di Neve ha riso di nuovo e mi ha fatto il solletico con la coda. «È inoffensiva, Alfie, davvero.»
La cosa non mi convinceva affatto. «Be’, non è che a Londra ci siano molte galline», ho sbuffato, allontanandomi impettito.
Ci trovavamo da qualche parte in un posto chiamato «campagna», proprio bello. Abitavamo in una casa in mezzo al nulla e per miglia e miglia non c’era niente intorno, a parte i campi. La mia famiglia (Jonathan, Claire e Summer) e la famiglia di Palla di Neve, gli Snell (Tim, Karen, Daisy e Christopher) avevano affittato una casa per una settimana e avevano portato anche me e Palla di Neve. Normalmente i gatti non vanno in vacanza, quindi ci sentivamo molto fortunati. Quando l’ho detto ai miei amici, i gatti del quartiere, sono rimasti sconvolti, ma fino a quel momento ce l’eravamo spassata e ho pensato che forse noi gatti dovremmo andare in vacanza più spesso. «Un cambiamento vale un riposo», diceva sempre Margaret, la mia prima padrona, e aveva ragione; era proprio quello che ci voleva.
La casa era grande, con cinque camere da letto, e in soggiorno c’era un incantevole caminetto davanti al quale io e Palla di Neve ci raggomitolavamo la sera. Era molto romantico, anche se dovevamo stare attenti alle scintille che schizzavano di tanto in tanto, e una sera per poco non avevano strinato la bellissima coda bianca di Palla di Neve.
Ci avevano detto che, se uscivamo, non dovevamo allontanarci dal giardino. I nostri umani erano preoccupati che ci smarrissimo (come se potesse succedere!) e fino a quel momento ci eravamo attenuti, ubbidienti, all’esplorazione del giardino. Era ampio, carino, con un sacco di cespugli e di aiuole interessanti. C’era di che tenerci occupati, visto che era molto più grande del giardinetto sul retro di cui mi ero dovuto accontentare a Londra. Oltre il giardino, però, dove vivevano le galline, c’era il richiamo dei campi rigogliosi. Era una tentazione forte per un gatto ficcanaso come me.
Palla di Neve era meno impressionata. Prima di trasferirsi a Edgar Road (la strada londinese dove abito) era una gatta ricca, e nella vecchia casa di campagna la sua famiglia era stata proprietaria di un giardino enorme. Non se ne vantava più, ma quando ci eravamo conosciuti (un periodo in cui aveva fatto del suo meglio per essere sgarbata con me) si pavoneggiava un po’. Ero riuscito comunque a tirarla dalla mia parte e avevo conquistato il suo cuore, e adesso erano due anni che stavamo insieme. I due anni migliori della mia vita felina.
Al principio la gente pareva sorpresa dalla nostra relazione, ma i gatti s’innamorano con la stessa facilità degli umani, se non di più. Io lo so bene, con tutta l’esperienza che mi sono fatto.
Essendo un gatto dei portoni, avevo una specie di famiglia allargata, con un’ampia varietà di umani. Frequento più di una casa e ho molti «padroni». A parte Claire e Jonathan, passo abitualmente il tempo con Polly e Matt e i loro due bambini, Henry e Martha, e con la mia famiglia polacca, Franceska, Thomasz grande e i loro figli, Aleksy e Thomasz piccolo. Sono un gatto molto occupato.
Sono riuscito a riunire le mie famiglie e così sono diventati amici per la pelle. Durante tutto il tempo che ho passato insieme a loro, a Edgar Road e qualche strada più in là, ho assistito a molti cambiamenti. A quanto pare, gli umani cambiano un bel po’, o almeno cambia la loro vita, e spesso siamo noi gatti a dover rimettere insieme gli inevitabili pezzi. Mi prendo cura dei miei umani, è il mio compito, e sono stato testimone degli alti e dei bassi, del buono e del cattivo, e persino del peggio del peggio, ma ho sempre preso molto sul serio il mio ruolo di guardiano delle famiglie.
«Dobbiamo rientrare, mi sta venendo fame», ho detto a Palla di Neve, leccandomi i baffi. Quasi quasi mi sarei mangiato la gallina, se non ne fossi stato tanto intimorito. Be’, come cacciatore non valgo un granché, e neppure Palla di Neve; è troppo bella per uccidere una creatura qualsiasi. Ricordo ancora di essere rimasto incantato la prima volta che ho posato gli occhi su di lei. Anche adesso, passati due anni, sono ancora innamorato cotto.
«Ti sfido a chi arriva prima», ha detto Palla di Neve, partendo in vantaggio. L’ho seguita con un balzo e siamo arrivati contemporaneamente alla porta aperta sul retro, un po’ affannati per la corsa.
«Ah, voi due, eccovi», ha detto Claire, sorridendomi mentre entravamo in cucina a passo felpato. Summer, che adesso aveva due anni e mezzo, era appoggiata in equilibrio sul suo fianco. Claire ha messo la scodella sul seggiolone e con mossa esperta ha fatto sedere la bimba, che ha protestato divincolandosi. Summer, la mia sorella umana, è una «signorina» a detta di Claire, mentre Jonathan dice che è «piccola peste». È vero che a volte sa essere una rompiscatole e cerca di tirarmi la coda un po’ troppo spesso per i miei gusti, ma le voglio un bene dell’anima. E lei mi ricompensa con le sue deliziose coccole.
Summer ha sorriso, ha preso il cucchiaio e l’ha lanciato per terra. Non si stanca mai di questo gioco, anche se, a mio parere, ormai dovrebbe essere abbastanza grande.
«Bindisi», ha farfugliato.
«Mangia il porridge e poi facciamo il brindisi», ha replicato Claire in tono severo.
«no!» ha strillato Summer, buttando a terra la scodella. Come al solito, mi ero sistemato troppo vicino al seggiolone e ho dovuto leccare con cura il porridge che mi era finito sulla pelliccia. Quando imparerò?
Mi sentivo responsabile di Summer. Dovevo badare a lei, persino quando faceva la signorina. Jonathan, il nostro papà, si divertiva e diceva che gli piacciono le donne dal carattere forte. Anche a me, e per questo mi piacciono Palla di Neve e Tigre, la mia migliore amica felina. Claire trovava la cosa un po’ fastidiosa, penso, ma da quando ha avuto Summer è così felice che non devo preoccuparmi troppo per lei. Non come prima, se non altro.
Quando sono andato a vivere con lei, Claire aveva appena divorziato ed era a pezzi. C’è voluto un sacco di tempo e di impegno per rimetterla in sesto. Alla fine, però, ha conosciuto Jonathan, un altro dei miei umani. Adesso sono felicemente sposati, e con Summer, la loro bambina, la nostra famiglia è al completo.
«Alfie, Palla di Neve… colazione!» ha cantato Daisy, la padrona adolescente di Palla di Neve posando a terra due ciotole di tonno per noi.
«Miaoo», l’ho ringraziata. Daisy era bellissima, alta e incantevole. A dire la verità, lei e Palla di Neve si somigliavano per la pelliccia quasi bianca… be’, i capelli, per quanto riguarda Daisy. Da quando aveva compiuto diciotto anni, Daisy lavorava come modella. Riscuoteva già molto successo e per questo era venuta in vacanza. Forse in futuro avrebbe avuto troppi impegni per stare con la famiglia, se tutto fosse andato secondo i piani, e doveva cogliere l’occasione ogni volta che poteva. Quando Daisy lavorava, Palla di Neve sentiva la sua mancanza ma era molto orgogliosa di lei, una cosa commovente.
Christopher, il fratello sedicenne di Daisy, era seduto a tavola e sbirciava Summer con fare sospetto, per essere sicuro di trovarsi alla giusta distanza e non essere colpito da uno dei suoi lanci. Aveva molto più buonsenso di me.
Assaporando la colazione, gongolavo di felicità. Anche se le altre mie famiglie non erano in vacanza con me, era una condizione quasi perfetta. Intorno a me c’erano solo persone che amavo e, naturalmente, la mia adorata Palla di Neve. Mentre gli umani facevano colazione, chiacchierando allegramente e pianificando la giornata, non ho potuto fare a meno di sentirmi il cuore gonfio. La vita non poteva andare meglio di così.
Dopo colazione, piano piano è spuntato il sole e dal calore del mattino è maturato un tiepido giorno primaverile. Summer giocava in giardino con gli orsacchiotti, seduta su una coperta da picnic, mentre Claire e Karen erano accanto, bevendo il tè e chiacchierando. Daisy era andata a correre, Christopher e gli uomini erano andati nella città vicina a fare la spesa, anche se Claire ha detto che in realtà erano andati a cercare un pub. Nel frattempo, io e Palla di Neve ci stavamo rilassando, distesi sulla calda erba.
«Questa sì che è vita.» Ho stirato le zampe e mi sono rotolato sulla schiena, mentre il sole mi scaldava la pelliccia.
«Proprio così», ha ribattuto Palla di Neve. «Che ne dici di andare a dar la caccia alle farfalle?»
Non c’era bisogno di dirmelo due volte.

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L’autrice

Rachel Wells, che vive nel Devon con la sua famiglia, ha sempre desiderato scrivere e ha sempre amato i gatti. Ha combinato queste due passioni nei suoi amatissimi romanzi sulle avventure di Alfie: Il gatto che aggiustava i cuori (2015) e il suo seguito, Il gatto che insegnava a essere felici (2016), entrambi pubblicati da Garzanti. Il gatto che regalava il buonumore è il suo nuovo romanzo.

 

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