La piccola libreria di Venezia

La piccola libreria di Venezia
di Cinzia Giorgio

Newton Compton Editori, ottobre 2017
ISBN: 9788822712721
Lingua: Italiano
235 pagine
4 – 5 ore di lettura
64,000 parole in totale

 

 

SINOSSI

Il vero protagonista è l’amore per i libri
Dall’autrice del bestseller La collezionista di libri proibiti

Margherita ha un dono: sa consigliare a ogni persona il libro giusto. È per questo che, delusa dalla fine della sua storia d’amore, lascia Parigi e torna a Venezia, con l’intenzione di aprire una libreria nella bottega d’antiquariato appartenuta al padre. Poco prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, rovistando tra vecchie carte, Margherita trova, incastrata in fondo a un cassetto, una foto che ritrae una giovane donna. “Per Anselmo, il mio grande amore”, recita la dedica sul retro, che riporta anche data e luogo: aprile 1945, Borgo degli Albizi, Firenze. Margherita nota con stupore che la ragazza ha al collo un ciondolo identico a quello che le ha lasciato suo zio Anselmo. Com’è possibile? Quel ciondolo è un pezzo unico, non può trattarsi di una copia. Incuriosita dalla scoperta, decide di indagare e parte per Firenze. La sua piccola ricerca la conduce in una libreria, la cui proprietaria è la figlia di Emma, proprio la donna della foto. Ma in quel luogo Margherita conosce anche qualcun altro: Fulvio, uno scrittore un tempo famoso, che non pubblica da anni e che nasconde un mistero nel suo passato… Una giovane donna alla ricerca del suo passato. Un incontro del destino tra le pagine di un libro.

 

ESTRATTO

Capitolo 1

La memoria è tesoro e custode di tutte le cose.

Cicerone

Venezia, Natale 2004

I libri erano da sempre la sua vita. Quando tutto sembrava perduto, perduto, loro erano sempre stati lì, a proteggerla. Le avevano impedito di precipitare quando suo padre era morto, le avevano dato una ragione per andare avanti quando aveva affrontato prove difficili e continuavano a starle accanto anche ora, mentre apriva la porta della bottega dove, da bambina, aveva passato i giorni più belli di cui avesse memoria. Li aveva traditi una sola volta, quando aveva deciso di laurearsi. Era l’anno in cui il padre era morto in un terribile incidente stradale. D’istinto aveva smesso di leggere. Con grande stupore di tutti, si era iscritta al corso di laurea in Storia dell’arte, cercando di rimuovere la ferita che quella perdita le aveva procurato e che, già lo sapeva, non sarebbe mai guarita. Rientrare nella bottega antiquaria dopo tanti anni era come riaprire quella ferita. Chi l’aveva acquistata dopo il fallimento che aveva costretto suo padre a venderla non vi aveva quasi mai messo piede. Era stato un investimento del quale si erano pentiti, le avevano detto. Margherita rabbrividì. Fece pressione sulla maniglia e spinse l’anta della porta d’ingresso verso l’interno del locale.
Fu investita dall’odore acre della trementina e della gommalacca, misto alla polvere e alla puzza di un locale che per troppo tempo era rimasto chiuso. Sorrise e chiuse la porta dietro di sé, sollevando un nugolo di polvere. Si portò la mano sul viso e tossì, dirigendosi a grandi passi verso il retrobottega per spalancare la finestra che si affacciava sul cortile interno del palazzo. L’aria fredda entrò immediatamente attenuando il puzzo di muffa. Gli occhi di Margherita si posarono sul logoro divano appena sotto la finestra. La cassaforte accanto allo scaffale di fronte alla porta, la scrivania al centro della stanza, la madia nella quale si trovavano i registri contabili: era tutto ancora lì, come se il tempo si fosse fermato. Si avvicinò alla porta, dove una volta si trovava una piccola foto che la ritraeva sorridente, a tre anni, con i capelli lisci e scuri, gli occhi che sembravano enormi sul suo viso paffutello di bambina e nei quali s’intravedeva il colore, tra il verde e il nocciola, ereditato dal padre.
Margherita si guardò intorno sconfortata. Il locale versava in uno stato di abbandono e il primo istinto fu quello di andare via, di abbandonare il suo proposito di riaprire la bottega Calvani. Dove un tempo vi erano stati scaffali pieni di libri antichi, dipinti e stampe, ora si trovavano solo polvere e qualche vecchia scartoffia. Il locale si sviluppava in lunghezza e sembrava un labirinto, poiché il perimetro seguiva la conformazione dell’antico palazzo veneziano sotto al quale c’era il negozio. Margherita mosse qualche passo verso il poderoso tavolo di legno sul quale un tempo c’era stato il registro di cassa. Sullo scaffale retrostante campeggiava il ritratto dello zio Anselmo, che aveva aperto la bottega ereditata in seguito da suo padre Davide. Lo zio, nella foto, appariva come un uomo anziano, che osservava lo spettatore con un’espressione severa. Aveva una lunga barba bianca, splendidi occhi azzurri in parte nascosti dietro agli occhialini posati appena sul naso adunco.
Il cellulare le vibrò in tasca, interrompendo il flusso di ricordi che l’aveva investita da quando aveva messo piede nella bottega. Sul display comparve il nome della sua datrice di lavoro.
«Olimpia, ciao!», esclamò.
«Tutto bene, Margherita? Sei già nella bottega?», le domandò, ansiosa. Olimpia Cattanei, come lei, apparteneva alla storia del negozio dei Calvani. Lì era nato il suo amore per i volumi antichi che l’aveva fatta diventare un’esperta. Era stata il grande amore di suo padre e ora la stava aiutando a risollevare le sorti di quello che considerava il luogo sacro dove erano nate tutte le sue passioni. Aveva rilevato lei la bottega. Il suo aiuto era stato fondamentale, mesi prima, ma ora Margherita voleva fare le cose a modo suo, restituendole parte dei soldi investiti. Avevano aperto una piccola società ed erano socie alla pari. Tuttavia, fino a quando Margherita non le avesse restituito la sua quota, si sarebbe sentita sempre in difetto. Margherita era stata inflessibile. «Mi hai assunto alla tua casa d’aste, mi stai aiutando a rimettere in sesto l’attività di famiglia e la mia vita, penso che sia più che sufficiente, non trovi?», le aveva fatto notare quando Olimpia aveva cercato di dissuaderla.
Così Margherita Calvani era tornata a Venezia per le vacanze di Natale, decisa a riaprire la bottega del padre, e prima di cominciare con i lavori era andata a dare un’occhiata al locale di famiglia.
«Sì, sono nella bottega, è in uno stato tremendo», ammise infine, con un sospiro.
«Uhm, lo immaginavo. Hai già chiamato la ditta di operai?»
«Sì, certo, ma prima vorrei fare un piccolo inventario. Qui è tutto come lo aveva lasciato papà, non hanno toccato nulla».
«Ci avevano detto di non aver messo quasi mai piede nella bottega», ribatté Olimpia con la voce rotta dall’emozione.
«E si vede, credimi. Persino la polvere sembra essersi posata su questi vecchi mobili secoli fa. Penso di rimanere qui tutto il pomeriggio, se hai bisogno di me, chiamami pure».
«Vale lo stesso per te. Sei sicura di non volere una mano? Potrei mandarti qualche domestico dalla casa di mia madre, ci metto un attimo a farle un colpo di telefono…».
«No, no», la interruppe. «Posso cavarmela anche da sola, grazie».
«Come vuoi tu».
«Vorrei controllare le carte. Dubito di trovare materiale interessante: gli scaffali sono vuoti e c’è solo qualche scartoffia, ma voglio essere sicura che sia tutto pronto per gennaio, quando cominceranno i lavori di ristrutturazione».
«Sì, hai ragione».
«Se dovessi trovare qualche cimelio, te lo porto a Parigi non appena rientro».
«D’accordo. Buon lavoro, cara. Chiamami appena finisci, va bene?»
«Certo, tranquilla, a dopo».
Margherita si tolse il giaccone e legò i capelli in uno chignon. «Bene, diamoci da fare!», esclamò.

 

 

«Cinzia Giorgio imbastisce sapientemente una storia tutta costruita sulla passione per la lettura dimostrandosi una scrittrice colta, che sa maneggiare molto bene la lingua e le parole.» Leggendaria
«Un romanzo al femminile, ma non banale, appassionato, che ha per protagonista l’amore per i libri.» Mangialibri
«Cinzia Giorgio ha compiuto l’impresa: presentare nel panorama della contemporanea narrativa italiana un libro che costruisce un ponte tra romanzo storico, romanzo di formazione e romanzo d’amore.» sulromanzo.it

 

L’AUTRICE

Cinzia Giorgio è dottore di ricerca in Culture e Letterature Comparate. Si è specializzata in Women’s Studies e in Storia Moderna, compiendo studi anche all’estero. Organizza salotti letterari, è direttore editoriale del periodico Pink Magazine Italia e insegna Storia delle Donne all’Uni.Spe.D. È autrice di saggi scientifici e romanzi. Per la Newton Compton ha pubblicato Storia erotica d’Italia, Storia pettegola d’Italia, È facile vivere bene a Roma se sai cosa fare e il romanzo La collezionista di libri proibiti.

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