Il significato dell’onore

Il significato dell’onore

di Umberto Maggesi

 

Nulla è perduto, quando resta l’onore!

Romanzo breve | pagg. 80 | 16/01/2018 | Fantasy

EAN: 9788825404579

 

Il libro

Sul mondo di Itrìemoleth le guerre delle razze sono finite da pochi anni, portando a una pace precaria garantita dall’Ordine della Guardia. Tuttavia, l’odio brucia nei cuori di chi ha combattuto nemici con cui ora divide i pasti. Il sospetto divide le cinque razze superiori, i vincitori e i vinti, i popolani e chi ha nobile estrazione.
Mentre sembra che l’armonia sia un lontano miraggio, nell’accademia dove si allenano i futuri Guardiani, vengono uccisi degli ufficiali umani. Immediatamente dal Comando arriva un ispettore a verificare cosa stia accadendo.
Sarà il Cadetto Lukkar Montego, con un passato proveniente da un mondo tecnologico chiamato Terra, che sbroglierà la matassa. Fra intolleranze razziali, rivolte e vecchi segreti nascosti, il cadetto Montego, con intelligenza e intuito, risalirà la scala degli indizi fino al colpevole.

 

UN ESTRATTO

1

348 d. (dalla fondazione di Città)

La cacofonia di ringhi, gracchi, gnaulii e grida in lingue aliene, spezzò il sogno. Immagini dalla sua vita precedente, che si sparpagliarono aprendo la realtà su un mondo inverosimile.
Era finito il tempo in cui Lukkar Montego si svegliava pensando che il suo ultimo anno di vita fosse solo un incubo. Finite le illusioni e le speranze. Ora apriva gli occhi contestualizzando immediatamente la sua situazione: Mondo di Itrìemoleth, territori del Nhear Emìon, accademia dell’Ordine della Guardia, terza camerata, quinto letto.
Era ancora notte, ma la tranquillità del dormitorio, fatta di sommesso russare umano, del raspare del fiato goblin o dell’affrettato ansimare degli orchetti, era stata interrotta da grida, ringhi, secchi comandi, strusciare di piedi, raspare di artigli. Il cadetto Montego schizzò dal letto temendo un incendio. L’addestramento e la disciplina ebbero la meglio: infilò la casacca e gli stivali d’ordinanza. Il pugno destro si chiuse sulla fibbia del cinturone, mentre si dirigeva verso l’origine del chiasso. Non c’era odore di fumo, non c’erano bagliori di fiamma. La mente gli diede queste prime informazioni emergendo dalla foschia del sonno. Non sembrava un’esercitazione: non c’erano sottoufficiali urlanti, che prendevano a calci nel sedere i cadetti per farli muovere. Nel corridoio due graduati, un umano e un goblin, ceravano di frenare il curioso impeto dei cadetti. Il gruppo davanti a Lukkar doveva essere stato buttato giù dalle brande allo stesso suo modo. Ogni cadetto si era infilato casacca, stivali e cinturone con pugnale di ordinanza al suo posto. Nonostante la situazione Lukkar non seppe trattenere un sorriso. L’istruttore Yemantiin sarebbe stato fiero di loro. Forse dopotutto era un’esercitazione, però non capiva perché, i due sottoufficiali, si ostinavano a sbarrare il passo e invitare alla calma.
– Omicidio…
La parola attraversò le sue orecchie, illuminando la mente come un fulmine. Per mesi aveva lottato con quella che gli autoctoni chiamavano Lingua Prima, ora riusciva a carpire facilmente le conversazioni fra umani, ed era certo di non aver capito male. Un omicidio? E chi era stato ucciso all’interno dell’accademia delle forze dell’ordine?
Dalle scale emerse un’ombra, inequivocabilmente appartenente a un umano. Ancora prima che iniziasse a parlare il cadetto Lukkar aveva capito chi fosse.
– Alle brande marmaglia! – L’istruttore Perér scostò i graduati con una spallata. I cadetti retrocedettero di tre passi. – Avete capito spazzatura? Vi voglio sulle brande in tre microserie.
Il lume rischiarava il viso da sotto in su, allungando i lineamenti in ombre demoniache. Tutti sapevano che Perér Roin non apriva bocca per niente. Proprio il giorno prima aveva fatto frustare due goblin per imprecisate insubordinazioni. L’ufficiale possedeva una frusta fabbricata dai nani, fatta di tredici sottili fili di metallo, terminanti in uncini. La chiamava scavascaglie e non si tratteneva dall’usarla al posto delle fruste tradizionali che, sui corpi dei goblin, avevano un minimo effetto. Del resto non si tratteneva neanche dall’usarla sugli uomini, scavando carne e muscoli.
L’istruttore Roin Perér non aveva bisogno di giustificazioni, lui era l’ufficiale, lui era giudice e boia.
Tutti furono sulla loro branda in nemmeno due microserie.
– Cosa è successo? – domandò Lukkar al suo vicino, dopo un ragionevole tempo di attesa. I bisbigli e le richieste di notizie si rincorrevano nel buio su tutto il piano, neppure la minaccia della frusta avrebbe contenuto la curiosità dei cadetti.

 

L’autore

Umberto MaggesiUmberto Maggesi è nato a Bologna l’11 novembre 1970. Vive a Milano dove svolge la professione di formatore e mental coach. Insegna e pratica Qwan Ki Do – arte marziale sino vietnamita. Appassionato di lettura e scrittura fin da bambino ha pubblicato vari romanzi con case editrici quali Stampa Alternativa, Delos Books, Ugo Mursia, GDS edizioni.
Redattore del periodico dell’Unione Italiana Qwan Ki Do, ha collaborato per molti anni alla rivista di settore marziale Samurai.
Ha pubblicato numerosi racconti in riviste di settore come: Tam Tam, Inchiostro, Writers Magazine Italia, in tutte le storiche 365 Racconti di Delos Books e in appendice al Giallo Mondadori.

 

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