L’autunno e le sue festività

L’autunno e le sue festività

di Luisa Paglieri

 

L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri

Non è vero che l’autunno è una stagione triste. E’ ricchissima di colori ed ha affascinato molti artisti.  Ci offre i frutti che sono maturati con il calore estivo: come dice un poeta inglese, è “la stagione della dolce abbondanza“. Inoltre è estremamente ricca di feste e ricorrenze, spesso connesse alla raccolta della frutta. Chi non ha partecipato a qualche festa della castagna o del fungo o a qualche polentata in montagna? Inoltre, ottobre è il mese della vendemmia e sono innumerevoli le feste e le sagre dedicate a questo importante momento della vita contadina. La vite è un simbolo pagano e dionisiaco, ma è anche ricca di riferimenti cristiani: si ricordino non solo  i riti della Messa ma anche le parole di Gesù: “Io sono la vite, voi i tralci…” Comunque, la vite ci fa pensare a qualcosa di lieto e vitale.
Tra le ricorrenze del calendario ricordiamo il 4 ottobre (S. Francesco d’Assisi) e il 7 ottobre, la  festa della Madonna del Rosario che ricorda la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) in cui la flotta cristiana sconfisse quella turca grazie, si disse, all’intercessione della Vergine.
A Marino, presso Roma, questa ricorrenza viene festeggiata oltre che con la processione e un torneo, anche con la distribuzione di vino e di grappoli d’uva e perfino le fontanelle del paese gettano vino.
Finita la vendemmia, i  vividi colori di ottobre sfumano nelle piogge e nelle nebbie novembrine: è il momento delle feste delle mele, delle castagnate che rallegrano tanti paesi e borghi. Fra tutte, vi ricordiamo la grande festa della mela a Cavour, in provincia di Cuneo.

L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri

Il primo novembre è Ognissanti, la festa che ricorda tutte le anime “buone” e la notte precedente cioè tra il 31 ottobre e il 1° si festeggia ormai anche da noi Halloween, festa d’importazione su cui vorremmo spendere qualche parola.
Halloween (All Hallows Eve = la vigilia di tutti i Santi) viene creduta comunemente una festa “americana” ed è vero che da noi è stata diffusa tramite l’importazione di vignette provenienti dagli Stati Uniti a cominciare dai Peanuts, i fumetti di Schulz in cui Charlie Brown e i suoi amici, travestiti da spettri, vanno in giro per le case a chiedere dolci. Tuttavia questa festa è stata portata negli USA dagli emigranti europei,soprattutto irlandesi, nel 18° secolo ed è di origine antichissima, ben radicata nel folklore europeo.
Per i Celti il primo novembre, detto Samhain in  irlandese e Samonios in gallico continentale, era l’inizio dell’Anno Freddo come il primo maggio, Beltane, era l’inizio dell’anno estivo. Insomma, i Celti andavano per semestri, non per anni solari. Il capodanno celtico era un momento magico in cui le frontiere tra il nostro mondo e l’Altro Mondo si indebolivano pertanto i morti tornavano tra i vivi, gli animali parlavano e così via. L’Aldiqua e l’Altro Mondo si sfioravano come due sfere che si toccano in un punto… I vivi, però, non volendo essere “invasi” da spiriti non sempre benevoli si travestivano da “mostri” o streghe per allontanarli e spaventarli. Ecco spiegata l’origine dei travestimenti. In seguito questa festa fu “cristianizzata”, e agganciata al culto dei santi e al ricordo dei defunti. Assunse così il nome di Ognissanti o Halloween, mentre il 2 novembre veniva dedicato ai Morti (in realtà anche la festa celtica si protraeva per qualche giorno).
Come molte feste pagane anche questa fu adottata dalla Chiesa, che trasformò le bizzarre anime temute dai pagani nelle anime sante da venerare o in quelle del Purgatorio per le quali offrire messe di suffragio.

L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri

Fu l’episcopato dei Franchi ad istituire la festa di Ognissanti nell’8° secolo. Alla diffusione di questa festa provvide soprattutto l’inglese Alcuino, intellettuale di spicco alla corte di Carlo Magno. L’ imperatore Ludovico il Pio la estese ulteriormente e poi si diffuse in tutta l’Europa cristiana.
Occorre notare che la festa celtica non aveva un carattere lugubre o triste, perché il contatto con i defunti aveva anche un aspetto confortante e rassicurante. Ribadiva la continuità della famiglia, del popolo, della tradizione, rinsaldava il legame affettivo tra vivi e scomparsi, faceva capire che non tutto finisce con la morte fisica. Insomma, vivi e morti formavano una comunità, anticipando un  poco quello che sarebbe stata per la Chiesa la cosiddetta “comunione dei santi”, secondo la quale le anime dei vivi e dei defunti in grazia di Dio formano la Chiesa universale.
I Celti usavano riempire i cimiteri di fiori: ancora oggi in Irlanda il camposanto non è considerato un luogo lugubre: durante la ricorrenza dei defunti ha una certa aria di festa familiare ed è tutto pieno di lumini.
In Bretagna, terra anch’essa celtica, Ognissanti era occasione di festa: si lasciavano aperte le porte delle case e sul tavolo erano pronti latte o sidro per rifocillare le anime infreddolite, mentre nel focolare bruciava un ceppo detto appunto il ceppo delle anime. Tali usanze esistono ancora oggi. In Scozia si accendono fuochi sulle colline e la gente ci gira intorno in senso orario, il cammino del sole, mentre in Galles si fanno giochi divinatori.
E da noi? L’eredità celtica sopravvive in non poche zone. In Valle d’Aosta nelle osterie si servono caldarroste, mentre in famiglia le castagne si mangiano cosparse di zucchero e spruzzate di grappa. La sera dei Morti si dispongono sul tavolo della cucina recipienti con acqua e cibi per le anime. Se ci si dimentica, le anime faranno un baccano indiavolato. Qualcosa di simile avviene anche in Piemonte dove si lasciano sul tavolo, per tutta la notte, castagne e vino. In Piemonte non era ignota, in passato, l’usanza della zucca svuotata, intagliata ed esposta con un lumino dentro. Molti anziani se la ricordano e ricordano pure che alcune persone si travestivano da fantasmi. Qualcosa di simile esisteva anche in altre aree europee per esempio in certe zone  del sud della Germania. In provincia di Varese esisteva la “festa delle zucche”. Zucche intagliate venivano appese all’esterno delle case o agli alberi. Usanze analoghe si riscontrano anche in provincia di Pavia, in Veneto e in Romagna.
Anche altri popoli indoeuropei o preindoeuropei hanno conosciuto tradizioni simili a quelle celtiche: così gli Etruschi credevano che i morti banchettassero assieme ai vivi, partecipando al pasto funebre, mentre in Sicilia si dice che i morti portano doni ai bambini.

L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri

Come si vede Ognissanti (o Samonios o Samhain o Halloween, se proprio volete) ha profonde radici nostrane. Il Comune di Milano anni fa celebrava Samonios per alcuni giorni (tra la fine di ottobre e i primi di novembre) nel centro della città e davanti al Castello Sforzesco. Anche oggi in Piemonte in certi paesi si organizzano feste legate alle tradizioni locali di Ognissanti che sottolineano la valenza culturale di questa festa e ne recuperano le radici nostrane onde evitare di ridurla ad una americanata d’importazione.
Connessa alla fine delle celebrazioni di Samonios era anche anticamente la festa di San Martino l’undici novembre. Con questa festa venivano chiusi i lavori dell’anno agricolo e iniziava il periodo per così dire di riposo. Era una ricorrenza importante perché quel giorno scadevano i contratti di fittanza agricola. Si svolgevano nelle piazze delle fiere del lavoro e i lavoratori potevano impegnarsi con un nuovo proprietario. In quel periodo avevano quindi luogo molti traslochi. Da qui l’espressione “fare San Martino” per dire “sloggiare”.

L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri - San Martino di Tours

San Martino di Tours era comunque un santo importante e in un certo periodo la sua festa fu addirittura di precetto. Nato nel 316 o 317 in Pannonia (attuale Ungheria), Martino, soldato dell’esercito romano,visse a Pavia e poi in Gallia. Ad Amiens ebbe luogo il famoso episodio del mantello diviso in due (una metà la regalò ad un vecchio mendicante seminudo). Quella notte Martino sognò Gesù che lo ringraziava e gli rendeva la metà del mantello. Risvegliatosi, trovò davvero il mezzo mantello restituito vicino al letto. In seguito al sogno, Martino si fece battezzare e nel 301 divenne vescovo di Tours. Morì nel 397 e divenne popolarissimo in tutta la Cristianità. Il suo mantello fu custodito come una preziosa reliquia dai re Merovingi. Il termine “cappella” che designa un piccolo edificio sacro deriva proprio dalla “cappa” del santo.
Non è inutile ricordare che nella religione celtica si venerava un “dio cavaliere” che portava una corta mantella: era il cavaliere del mondo infero,un dio della vegetazione. Martino potrebbe essere un “travestimento” cristiano di quell’antico personaggio, anche perché l’animale che accompagna il santo è l’oca, animale sacro per i Celti e per altri popoli indoeuropei.
Altre feste novembrine sono la Presentazione della Vergine al tempio, ricorrenza molto sentita dalla Chiesa bizantina, e la festa di Cristo Re che chiude l’anno liturgico cattolico.
Sul finire dell’autunno ecco l’Avvento, cioè il periodo di preparazione al Natale che dura quattro settimane.

Avvento - L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri

Durante l’Avvento sono numerose le feste tradizionali: l‘Immacolata Concezione (8 dicembre), festa antichissima (esisteva in Oriente già nel 7° secolo con il nome di Concezione di Sant’Anna), la Traslazione della Casa  della Madonna a Loreto (10 dicembre), Sant’Ambrogio (7 dicembre ) patrono di Milano e “inventore” del rito ambrosiano che distingue ancor oggi la liturgia lombarda da quella romana, San Nicola, il popolarissimo Santa Klaus (6 dicembre) ed infine Santa Lucia (13 dicembre) festa già legata alla luce e al simbolismo solstiziale.
Il culto di Santa Lucia, figura legata alla luce, è estesissimo geograficamente: va dalla Sicilia alla Svezia (dove le ragazze portano in questo giorno delle corone formate da candele). In certe zone (Veneto, Austria, Boemia), Santa Lucia porta doni ai bambini. Ancora oggi a Lenna in provincia di Bergamo, viene lasciato, la sera del 12 dicembre, un po’ di fieno fuori dalle case. Fieno destinato all’asinello che la santa cavalca nella notte tra il 12 e il 13 dicembre per effettuare la distribuzione dei doni.

Santa Lucia - L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri
Santa Lucia
San Nicola - L'autunno e le sue festività di Luisa Paglieri
San Nicola

 

Immagini tratte dal web.

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