Tutto il peso di una caloria. Diario di una dieta dell’anima

Tutto il peso di una caloria.

Diario di una dieta dell’anima

 

 

  • Copertina flessibile: 80 pagine
  • Editore: Intrecci (20 settembre 2017)
  • Collana: Enne
  • Lingua: Italiano
  • Prezzo: 10 euro

 

Ho peccato desiderando di essere diversa da me. Ho peccato mentendo ai miei sogni e nascondendo i miei difetti.

 

Sinossi

Una mattina, all’improvviso, la vita di Paola viene sconvolta da un evento inaspettato: un infarto quasi ferma il suo cuore e le fa fare i conti con la sua obesità, troppo a lungo sottovalutata. Inizia così un percorso di riflessione e consapevolezza: se, da una parte, Paola non ricorda un solo periodo della sua vita in cui non abbia seguito una dieta, dall’altra, il ricovero in ospedale, nel reparto di Riabilitazione Cardiologica, rappresenterà l’occasione per seguire finalmente una “dieta dell’anima”. Attraverso le pagine di un diario-confessione si snoda la storia di una donna che accetta di mettere in discussione la sua intera esistenza, nel tentativo di liberarsi dello scudo di grasso che le ha impedito di vivere a pieno.

Estratto

SPECCHIO DELLE MIE BRAME
Specchio specchio delle mie brame, che principessa vuoi essere nel reame? Vuoi vestirti di colori sgargianti o nasconderti tra le pieghe di un abito?
Anche oggi, figlia mia, ti ho visto farti questa domanda davanti allo specchio. E anche oggi hai annotato con scrupolosa precisione l’elenco dei tuoi difetti e delle cose che vorresti poter cambiare. Nella lista non hai lasciato nessuno spazio per il tuo bel sorriso che, quando esplode, mette in ridicolo una giornata di sole.
Ma davanti allo specchio non potevi sorridere perché eri troppo preoccupata dai tuoi pensieri. Hai misurato centimetro per centimetro lo spazio tra le tue gambe, il volume della tua pancia e la forma del tuo bacino. Ti chiedi perché deve essere così ampio e non ricordi che per creare la vita serve spazio. Vorresti veder scomparire ogni centimetro che consideri inutile nell’architettura del tuo corpo, lo sogni senza curve, una lunga linea dritta che cancelli la paura di diventar donna.
Lo so, ho avuto anche io paura di crescere.
Hai paura di non trovare la tua strada nel mondo, e di rimanere incastrata tra passi attaccati alle tue scarpe che non parlano di te. Che non esprimono ogni tuo piccolo desiderio.
Quale strada è quella giusta, ti chiedi, e davanti hai mille strade. E mille consigli che proverai a seguire per non deludere chi ti guarda avanzare.
Ti chiederai se un centimetro in più di pelle scoperta ti renderà solo un corpo da desiderare. Avrai la tentazione di scappare e nasconderti, di percorrere la strada in discesa per paura di sfidare la salita della tua ambizione. Questa vita richiede fatica come prezzo per la felicità.
Lo so, perché anche io ancora lotto per non rinunciare a me stessa. Mi auguro che tu possa trovare il coraggio per scegliere, che tu possa sbagliare e avere la possibilità di restare a disperarti
con le tue lacrime per cercare un nuovo inizio. Vorrei che tu fossi forte, così forte da non pensare di non avere un’altra possibilità. Vorrei che smettessi di annotare cosa non ti piace di te, e che iniziassi a godere di ogni centimetro del tuo corpo; figlia mia, solo uno ce ne viene concesso per provare a sentire.
Non avere paura di sentire con tutta te stessa la vita che esplode e ti trafigge con i suoi dolori e le sue gioie. Stai dentro, immersa nel fango, sporcati con gli sbagli, colleziona le soluzioni per i tuoi errori e, se non le troverai, lasciali come cicatrici da mostrare al nemico. Non sei perfetta e non lo sarai mai. Ama il tuo peccato e dimentica la colpa, non si vive di scelte sante.
Cerca di perdonarti, perdona pure me per le parole che non saprò dirti. Perdona per prima anche se non ti aspetti di riuscirci, in questo gioco vincerai solo sorprendendo te stessa.
Non lasciare che il cibo sia la sentenza che ti condanna. Non fare del tuo corpo il campo di battaglia su cui si sfideranno la tua identità e il senso del tuo andare. Lasciati crescere come un ramo che cerca la luce, sempre proteso verso l’alto, schivo delle tenebre. Sei una donna e come tale custodisci dentro di te un segreto che non sai ancora di avere, sai dare la vita ma non sai ancora prenderne a sufficienza per te.
Prendere spazio con il tuo corpo, con la tua mente, con tutta l’armonia che saprai coltivare dentro e fuori da te. Ti guardi e non lo sai, ti guardi e pensi che potresti essere giusta solo se sparissero i tuoi fianchi. Ogni giorno ti chiedi se meriti di mangiare. Se meriti di essere amata. Pensi di poter resistere, e farlo ti fa provare una fragile forza. Sai che dovrai cedere, e se lo farai sarai persa nel tormento dei sensi di colpa per non saper resistere alle tentazioni. Il tuo animo è poco incline alle privazioni che da secoli torturano il corpo delle anime fragili.
Alla fine cederai e, come me, penserai di non avere difese contro gli attacchi di fame che ti perseguiteranno. La fame sarà il tuo linguaggio per esprimere ciò che porti dentro e non sai comunicare con le parole. Avrai paura di non essere una brava figlia, di non essere brava a costruire relazioni con gli uomini, di non essere una buona madre, di indurre in tentazione senza libertà per i peccati.
Spero che saprai andare oltre te stessa e i ruoli che troverai già pronti da indossare. Spero che camminerai con i tuoi sogni ben attaccati alla suola delle scarpe. E che saprai scavare alla ricerca di amore per te e per chi ti sarà accanto nella vita.
Ma tu sei ancora davanti allo specchio e io resto in silenzio senza il coraggio di spezzare i tuoi pensieri e insegnarti a vivere. Tu sei lì e ti chiedi ancora chi vuoi essere, riflessa nello specchio, mentre io guardo te in silenzio, il mio riflesso più bello.

 

Ama il tuo peccato e dimentica la colpa, non si vive di scelte sante.

 

Estratto

MIA MADRE

Madre, quante parole ci hanno divise. Una distanza che nessuno poteva affrontare senza restare imprigionato nelle maglie delle contraddizioni. Ci sono distanze che nessuno può attraversare, solo gli abbracci, solo le tenere carezze.
Mentre gli anni ci cadevano addosso ho sentito di averti deluso. Giuro che avrei voluto essere come mi avevi immaginato mentre crescevo nella tua pancia ad allenavo le mie cellule a sopravvivere. Sono sicura che mi hai amato infinitamente. Ti vedo accarezzarti la pancia mentre guardi fuori, le nuvole coprono il rosso di un tramonto.
Proprio tu, mamma, che non sapevi darmi una carezza mai. Proprio tu, che non riuscivi ad amare nella chiara luce del giorno ma solo di notte, quando le carezze non possono vedersi.
Chissà se avevi paura in quella stanza, con il mio corpo caldo appena venuto alla luce, tra le tue braccia tremanti, calde di fatica e sudore. Chissà se è stato quello il momento in cui sei fuggita in fondo al tuo stesso cuore, per paura di non essere una buona madre, per paura che quella figlia ti avrebbe tolto certezze, invece di dartene.
Ora so, perché è successo lo stesso a me. Oggi so che nessuna strada poteva riportarti indietro. Quante volte mi guardo allo specchio e non trovo il tuo azzurro cielo. Muovo le mani e cerco di afferrare l’atmosfera rarefatta dei nostri ricordi, attimi imprigionati tra le nuvole. Lascio sempre briciole che mi riportino indietro nella strada della vita. Avanzare cento passi per rimanere sempre ferma, immobile, con il tuo azzurro cielo negli occhi senza alcuna strada tracciata per raggiungere l’orizzonte.
Sempre io di fronte a questo specchio dove non so riconoscermi, divisa a metà tra la vera me e la mia armatura. Come un cavaliere sono vestita, per affrontare l’inferno di mille battaglie in cui alla fine mi perdo, e non ho trofei da portarti, mamma. Annaspo nel fiume della vita, guardo i tuoi occhi azzurri cielo mentre lotto per rimanere in superficie. Lotto per essere quella mamma che io non
ho avuto, ma più guardo i miei figli e più mi chiedo se non ho dato troppo amore disperdendo ogni energia.
Mi rendo conto che non ho nulla della tua fermezza, della tua voce che tanto mi terrorizzava. Non ho nulla della eleganza discreta, della riservatezza e del tuo controllo sulla vita e le emozioni. Ho sempre riso, pianto e amato troppo.
Quante parole sono andate perse. Mi pesano tutte sul cuore. Pesano ora sulle tue spalle di anziana signora che si avvicina alla morte, e non sa ancora dirmi ti voglio bene.
Ti voglio bene così come sei.
Quanto costava dirmi questo, mamma? A volte l’amore non sa trovare altro amore. Non posso fartene una colpa, è un dono che non sempre riesce a scaturire dal cuore di una mamma.
Non so cosa dire a mia figlia quando passa ore a specchiarsi, misurandosi le gambe e gridando non voglio ingrassare. La verità è che non vuole diventare come me. Io invece ti spiavo, mamma, e desideravo con tutte le mie forze di appartenere al tuo mondo di gesti raffinati e abiti di seta. Dove abbiamo sbagliato, mamma? Qual è stato il passo falso lungo la strada?
Basta l’incontro di due cellule per renderci genitori perfetti? Non è facile scegliere quale direzione seguire, con tutte quelle frecce e quei divieti imposti. La libertà non è il cielo dei tuoi occhi. E non è il cerchio dei miei fianchi.
Non basta nascere donne, per esserlo. Non basta un utero per essere madri. Non mi basta una vita per capirlo. Non basta un secolo per capire come ingannare l’immagine dell’angelo del focolare. Madre, moglie, amante, amica, senza perdere la direzione. Mi sembra di essere stata tutto e il contrario di tutto. Di non sapere cosa ho voluto veramente e quanto ho realizzato solo perché una donna deve fare determinati passi.
Ricordo la morte di papà. Quel giorno, mamma, i tuoi occhi erano grigi come l’asfalto della città, nella trappola nel dolore. Io avevo solo venticinque anni e pesavo già novanta chili. Avevo abbandonato l’idea di laurearmi, ma continuavo a frequentare solo per non sentire le tue urla. Seguivo le impronte disegnate per me sulla sabbia: avevi scelto Filosofia perché mi avrebbe permesso di sostenere conversazioni adatte ad una ragazza. Nei salotti impolverati della buona borghesia nessuno avrebbe notato le mie forme rotonde, in questo modo.
Quel giorno i tuoi occhi hanno piovuto quietamente, come sempre con discrezione e senza lampi. Ho pensato che senza papà ti saresti avvicinata almeno per un momento a me, ma le impronte sulla sabbia delle nostre vite ci conducevano verso la tragedia, senza che noi avessimo la forza di cambiare il percorso.
Mi hai guardato e mi hai detto:
– È ora di sposarti, Paola, ora che non c’è più tuo padre è giusto che tu trovi una nuova guida, un uomo che provveda a te economicamente e che ti garantisca una famiglia. Carlo mi sembra un bravo ragazzo, frequenta casa nostra da molti anni, sono sicura che accetterà volentieri di prendersi cura di te. – Mamma, avevo pensato di cambiare facoltà e trasferirmi a Firenze. Vorrei provare a vivere la mia vita senza sposarmi subito. – Vuoi infliggermi anche questo dolore, sulla tomba di tuo padre? – Non volevo…
Provo ad afferrare le tue mani.
– Lascia stare, promettimi che rifletterai su quello che ti ho detto. So che farai la cosa giusta.
Ancora oggi non so se Carlo è stata la scelta giusta, forse solo la più conveniente.
È una casa calda e accogliente, senza aria per respirare.
Nella nostra conversazione di allora non mi chiedesti se io fossi innamorata, ma credo che per te non fosse un dettaglio importante. Eri solo preoccupata della mia bellezza selvaggia e dei miei amanti. Al contrario di te, io non sapevo rinunciare al piacere sotto nessuna forma. Ne prendevo a piene mani, senza mai riuscire ad afferrarlo. Avevo molti ragazzi e non mi sono mai sottratta alle loro attenzioni. Carlo non si accorgeva di nulla, frequentava casa nostra e la domenica portava i pasticcini per farmi felice. Io li divoravo insieme al senso di colpa.
Il senso di colpa per la mia fame di scoprire il mondo e le sue strade, di capire la differenza tra amore e piacere. Avrei voluto conoscere quell’amore che sconvolge i pensieri e fa crescere, quello che fa diventare grandi nel segreto di un piccolo cuore, che ti fa mettere al primo posto la felicità dell’altro; avrei voluto conoscere l’amore che salva e ti salva, che sazia, riempie, rimane.
Rimane soprattutto nei giorni che scorrono tra le difficoltà.
Sono rimasta incastrata nel piacere del mio corpo senza nessuna via di uscita, attaccata ai brividi e poco alle aurore dell’amore condiviso. Il piacere veloce, la fame del leone che sbrana la sua vittima e non si accorge del sangue che scorre dalla carne. Così le bugie si sono accumulate nella mia stanza. Nella nostra stanza, mamma.
Dimagrire e ingrassare, mangiare e digiunare, essere lontana e poi vicina, piena e poi vuota per vedere le mie smagliature crescere e il mio corpo disfarsi. Cenere che cade sul mio capo. Ho peccato desiderando di essere diversa da me. Ho peccato mentendo ai miei sogni e nascondendo i miei difetti. Cerco il perdono e trovo solo digiuni che non so rispettare.
– Paola, non deludermi oggi! – Lo so, mamma, sto deludendo solo me stessa.
Perdona i nostri peccati e liberaci dalla presunzione di essere buone madri. Amen.

 

Sono rimasta incastrata nel piacere del mio corpo senza nessuna via di uscita, attaccata ai brividi e poco alle aurore dell’amore condiviso.

 

Perché leggere il romanzo? 

Esploriamolo assieme all’autrice!

 

  • Quando hai progettato questa storia?

Mi occupo di nutrizione ed ho deciso di scrivere questa storia dopo la mia esperienza lavorativa in Riabilitazione Cardiologica durante la quale ho avuto la possibilità di approfondire alcuni aspetti dell’obesità e dei disturbi del comportamento.

  • Sei stato ispirato da qualche lettura, vecchia o recente? Hai qualche modello di riferimento, per scrivere i tuoi romanzi?

La musica e i testi delle canzoni sono la mia grande fonte di ispirazione. Le mie parole devono “suonare” sul foglio, devono avere il ritmo dell’emozione che decido di scrivere. Ascoltare musica quando scrivo è per me una vera e propria necessità.

  • L’ambientazione è reale o di fantasia?

L’ambientazione è reale, solitamente amo scrivere in prima persona per rendere autentica la storia. Credo che in questo periodo storico gli autori debbano raccontare la realtà e attraverso le parole guidare il lettore alla scoperta della verità.

  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili, agli occhi del lettore.

La protagonista del libro è Paola, una donna affetta da obesità che dopo l’infarto decide di mettere in discussione il suo ruolo di moglie, madre e figlia e donna.  La figlia di Paola sarà il personaggio che metterà in discussione l’obesità della madre iniziando a digiunare ed avvicinandosi pericolosamente all’anoressia.  La madre di Paola è invece la chiave di lettura di un percorso di rinascita, solo attraverso il suo perdono si può affrontare il futuro. Nel suo percorso di cambiamento Paola deciderà di affidarsi alla dietista e alla psicologa del reparto con cui non sarà sempre facile relazionarsi.

  • Che cosa desideri comunicare al lettore, con questo romanzo? C’è un significato nascosto, sotto la trama?

Ho scritto questo libro perché volevo raccontare cosa si prova veramente ad indossare 140 chili. Vorrei che arrivasse il messaggio che l’obesità è una malattia che colpisce moltissime persone, molto spesso donne, e che non si tratta di pigrizia o golosità ma di una vera malattia dell’anima. Questo libro non ha la pretesa di offrire soluzioni ma semplicemente di dare ascolto e speranza a tutte le persone che soffrono per il loro peso. E chissà che ogni lettore non trovi una personale soluzione dopo la lettura.

 

Biografia dell’autrice

Sara Carnevale è nata a Viterbo nel 1989, dietista e scrittrice si è laureata con Lode in Dietistica presso L’Università degli Studi di Roma La Sapienza e svolge la sua attività come libera professionista. In passato è stata consulente per il reparto di Riabilitazione Cardiologica Presidio Ospedaliero Salus Infirmorum. Ha vinto nel 2006 il concorso di poesia “Canto e Disincanto” sezione poesia ed è stata finalista del Premio Regionale Campiello Giovani XII edizione.

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