Cantico per un re

Cantico per un re

di Maria Pia Oelker

  • Formato: Formato Kindle
  • Prezzo: 4,99 euro
  • Lunghezza stampa: 157
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano

 

Sinossi

In un antico monastero benedettino della Baviera, poco dopo il mille un dotto abate compilò un originale commento al Cantico dei Cantici, quel magnifico libro della Bibbia che ha in sé passione e altissima poesia, dedicandolo ad un giovane re : Enrico IV di Franconia, il re che si umiliò a Canossa per ottenere il perdono da papa Gregorio VII. E questo cantico seguì il re per sempre.
Ripercorrendo la vita di questo sovrano la cifra che più di ogni altra balza agli occhi è la solitudine. Solitudine di bambino, rimasto orfano del padre ad appena sei anni; solitudine di adolescente, rapito dai nobili a 11 anni e cresciuto lontano dalla madre, amata e buona ma forse non del tutto all’altezza del difficile compito di reggente; solitudine di giovane re, impegnato a realizzare un difficile progetto politico contro i grandi del regno e a favore di nuove classi sociali emergenti nelle città, abbandonato da tutti e perennemente in lotta contro forti coalizioni nemiche. Infine solitudine di vecchio sovrano tradito dai figli e fatto prigioniero. Accanto a questa però vi è anche la cifra del coraggio indomito e della fede incrollabile nel suo ruolo sacrale di re “ per diritto divino” che ci restituisce una figura drammaticamente complessa e a volte contraddittoria, ma in un certo senso più umana e vicina di quanto una certa storia ci abbia tradizionalmente tramandato.

 

Un altro splendido libro con cui la Oelker ripercorre con la sua impeccabile e raffinata prosa la tormentata vita di Enrico IV di Franconia.

 

Estratto

Prologo

Il vento ha mille voci: mormora tra i rami carichi di foglie nuove e accarezza i petali dei primi fiori; canta le sue canzoni sull’acqua che scorre nei fossi ai lati dei quali le canne stanno come verdi sentinelle; soffia leggero a rinfrescare le fronti sudate di coloro che lavorano sotto il sole cocente dell’estate; fischia rabbioso tra i comignoli dei tetti portando neve a raffiche o sferzando la superficie del mare che pare gemere sotto i suoi colpi e ribellarsi come un cavallo imbizzarrito. Il vento porta con sé le voci dell’eterno, del tempo che non c’è più e che, tuttavia, torna e rivive, senza che ce ne accorgiamo, a nutrire la nostra mente e il nostro inconscio. Ascoltando le sue canzoni o le sue grida, i suoi fruscii e le sue sferzanti frustate, possiamo forse immaginare ciò che un tempo lontano altri uomini vissero e sentirono?Nel silenzio del bosco o di un campo che si abbandona all’ultimo sole del tramonto estivo e si prepara ad osservare le luci eterne delle stelle sopra di sé, il vento ci porta sussurri e pianti, amori e tradimenti, sogni e dolori che ormai appartengono al passato e che pure sono identici ai nostri. Udire  il vento che si intrufola tra le alti nubi del cielo e poi scende a sfiorare le case dei paesi e delle città, tra le barche dei pescatori e le stalle dei pastori, sui campi di grano e sui vigneti e sulle risaie è come leggere un libro in cui sono scritte storie infinite. Molte di queste storie antiche si sono ormai perse nella memoria e solo a chi è curioso di scavare in vecchi archivi polverosi si rivelano in tutta la loro perenne freschezza. I sentimenti, le emozioni e le passioni degli uomini sono sempre uguali, nonostante lo scorrere del tempo, il mutare dei costumi e delle situazioni storiche ( che hanno, tuttavia, nel fondo identici problemi ed errori).

In un antico monastero benedettino della Baviera, poco dopo il mille un dotto abate compilò un originale commento al Cantico dei Cantici, quel magnifico libro della Bibbia che ha in sé passione e altissima poesia, dedicandolo ad un giovane re : Enrico IV di Franconia, il re che si umiliò a Canossa per ottenere il perdono da papa Gregorio VII. E questo cantico seguì il re per sempre.

 

Ripercorrendo la vita di questo sovrano la cifra che più di ogni altra balza agli occhi è la solitudine. Solitudine di bambino, rimasto orfano del padre ad appena sei anni; solitudine di adolescente, rapito dai nobili a 11 anni e cresciuto lontano dalla madre, amata e buona ma forse non del tutto all’altezza del difficile compito di reggente; solitudine di giovane re, impegnato a realizzare un difficile progetto politico contro i grandi del regno e a favore di nuove classi sociali emergenti nelle città, abbandonato da tutti e perennemente in lotta contro forti coalizioni nemiche. Infine solitudine di vecchio sovrano tradito dai figli e fatto prigioniero. Accanto a questa però vi è anche la cifra del coraggio indomito e della fede incrollabile nel suo ruolo sacrale di re “ per diritto divino” che ci restituisce una figura drammaticamente complessa e a volte contraddittoria, ma in un certo senso più umana e vicina di quanto una certa storia ci abbia tradizionalmente tramandato. In un secolo che segnò la fine di un mondo e l’inizio di un’epoca nuova, Enrico IV incarnò in sé entrambi gli atteggiamenti: sostenitore del diritto sacrale dell’impero, ma anche di una concezione statale nuova (seppure ancora in embrione), si scontrò inevitabilmente con quelle forze che vedevano in lui l’ostacolo insormontabile ai propri progetti politici.

 

Le memorie del re, giunto ormai alla fine della sua vita, in esilio a causa del tradimento del figlio ( il futuro Enrico V), narrate dalla sua stessa voce si alternano dunque alle vicende che hanno come teatro il monastero di Ebersberg, dove il vecchio abate Williram compone la sua esegesi del Cantico dei Cantici e segue intanto il tumultuoso evolversi degli eventi politici nel regno di Germania e nell’impero, tracciando un quadro suggestivo di un’epoca lontana nel tempo, ma tutto sommato vicina per i forti contrasti e le passioni incalzanti. La voce del vento sussurra, allora come oggi, nei chiostri di antichi conventi e tra le mura di fortezze un tempo inespugnabili.

 

Perché leggere il romanzo? 

Esploriamolo assieme all’autrice!

  • Quando hai progettato questa storia?

Posso dire che la sua genesi si perde nella “notte dei tempi”? Scherzi a parte,  ricordo di aver  amato e ammirato questo antichissimo re e imperatore, Enrico IV, che intorno all’anno mille si trovò ad affrontare uno scontro durissimo e senza esclusione di colpi con il Papato e le sue pretese di dominio universale sia religioso che politico, fin dai tempi delle scuole superiori. Poi, più recentemente ho deciso di rivelare il mio amore pubblicamente con un romanzo che rendesse giustizia a questa figura abbastanza bistrattata soprattutto dagli storici italiani. Da questo lungo cammino nasce dunque il romanzo storico  ” Cantico per un re” .

  • Sei stata ispirata da qualche lettura, vecchia o recente?

Una delle mie passioni di storica , sia pure dilettante, è sicuramente il Medioevo e leggo spesso saggi che riguardano quel lungo periodo, ricco di fatti, di personaggi e di emozioni: recentemente ho letto alcune opere molto interessanti sui fatti di Canossa e sugli intrecci politici che vi furono prima e dopo quel famoso incontro- scontro tra Enrico IV e Gregorio VII. L’interpretazione decisamente nuova che ne dava lo storico tedesco mi ha convinto che era davvero giunta l’ora di cominciare a viaggiare con la mia fantasia. A questo si aggiunge la lettura dell’opera di un famoso monaco benedettino vissuto in Baviera in quel periodo, autore di una originale esegesi del biblico “Cantico dei Cantici” che fu appunto dedicata al giovanissimo re Enrico. Così non mancava alcun ingrediente per una storia densa di sentimenti ed emozioni e mi sono messa all’opera!

  • L’ambientazione è reale o di fantasia?

I fatti storici sono assolutamente reali e documentati, ma ovviamente i rapporti umani tra i personaggi, i loro sentimenti, le loro paure od emozioni sono una mia personalissima rivisitazione. Tuttavia non credete che il sentire degli uomini sia lo stesso oggi a quello di  mille anni fa? D’altra parte per me scrivere è sempre spiegare le ali della fantasia per esplorare mondi sconosciuti, per appropriarsi di realtà che sentiamo nostre nonostante siano molto lontane, fisicamente e culturalmente.

  • Il romanzo è autoconclusivo o rientra in una serie/saga?

Per la verità diversi sono stati gli scritti che ho dedicato alla vicenda, ma credo proprio che questo  “Cantico per un re” debba considerarsi definitivo e dunque autoconclusivo.

  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.

Il protagonista assoluto è certo il re ed imperatore Enrico IV di Franconia, divenuto sovrano all’età di soli sei anni, sotto la reggenza della madre Agnese di Poitou, saggia e buona, ma forse non del tutto all’altezza del grave compito che le era affidato, rapito a unici anni da potenti vescovi e feudatari per sottrargli di fatto il potere, poi in lotta per tutta la vita contro lo strapotere dei grandi del regno e contro le pretese egemoniche della Chiesa di Roma, teso a consolidare il suo potere effettivo con coraggio indomito; amato dai sudditi specialmente delle città renane, ma tradito dagli stessi figli e costretto a morire solo in esilio, dopo la fuga dalla prigionia in cui lo aveva costretto il figlio secondogenito . Accanto a lui le figure della moglie Berta di Savoia, sposata a quindici anni senza amore ma poi compagna fedele, buona e devota ma anche coraggiosa quando era necessario. Infine i monaci dell’abbazia di Ebersberg in Baviera, Williram e Adalberto, fedeli custodi della santa regola benedettina, amanti della cultura antica, sempre vicini al re, conosciuto da giovanissimo e assistito fino alla fine con fedeltà a sincera devozione. Figure mistiche, ma anche ricche di umanità e sapere.

  • Qual è il pubblico ideale per questa storia? È un testo per tutti o per fasce di lettori ben precise, ad esempio per adolescenti, adulti o è pensato per un pubblico prevalentemente femminile o maschile?

Non esistono limiti di età per questo libro, diciamo dai sedici ai cento anni? E non facciamo per carità distinzione tra pubblico maschile e femminile: esistono forse ancora di questi pregiudizi?

  • Che tipo di linguaggio ha scelto, per questo romanzo? Colloquiale, forbito, diretto ecc…?

Un linguaggio apparentemente semplice e colloquiale, ma in cui ogni parola, ogni espressione è scelta con cura per esprimere ogni possibile suggestione e legare il lettore alla vicenda in modo continuo  fino alla fine, per fargli vivere in prima persona le antiche vicende, come se fosse egli stesso protagonista.

  • Che cosa desideri comunicare al lettore? C’è un significato nascosto, sotto la trama?

Vorrei fargli riscoprire e amare un personaggio storico quasi del tutto dimenticato, ma secondo me modernissimo; un significato nascosto in realtà c’è: riflettiamo su molte vicende politiche moderne con occhi nuovi e disincantati, al di là di quello che  i ” grandi della terra” ci fanno apparire; spesso anche antiche storie che ormai vediamo con più obiettività ci consentono di aprire gli occhi sui sempiterni giochi di potere che si dipanano nascosti agli occhi dei più.

  • Hai usato una tecnica particolare, per scrivere questo romanzo (domanda opzionale, se vuoi, non rispondere)?

Ho cominciato con lo scrivere un racconto lungo, di ambientazione gotica, incentrato solo sui fatti di Canossa e sulla loro rivisitazione da parte di due spiriti vaganti nella notte, poi sono passata a scrivere le memorie del re e, separatamente, la storia del monaco Williram e del suo commento al Cantico dei Cantici; infine ho rimaneggiato il tutto collegando le diverse vicende, legandole anche con i versetti biblici che danno al tutto un senso di continuità, soprattutto psicologico e spirituale.

Biografia dell’autrice

Maria Pia Oelker è nata ad Arezzo il 3 novembre 1951, ma da sempre vive e lavora a Sansepolcro, piccola città della Toscana posta ai confini con Umbria e Marche . Laureata in psicopedagogia all’Università di Perugia è stata dapprima ricercatrice presso un Istituto di documentazione sull’immagine e successivamente docente di scuola elementare. Dal 1985 è  membro del Comitato Italiano per l’Unicef per il quale ha organizzato mostre e spettacoli per la raccolta di fondi e per il quale svolge attività di informazione nelle scuole della Valtiberina toscana. E’ sposata con un insegnante di Educazione fisica con la passione per la pittura, la fotografia e i viaggi; ha due figli e tre nipotini in scala ( nove, quattro e due anni) che la occupano come nonna quasi a tempo pieno.

Da molti anni coltiva l’hobby della scrittura e della storia;  ha pubblicato alcuni racconti, molti articoli per giornali on line, alcuni saggi pedagogici e vari romanzi:      “ Un cerchio perfetto” (Ibiskos  1992), “ Girasoli d’inverno” (L’Autore Libri 1995),  “ Un sasso nello stagno” (Ibiskos 2000), “ Le mani del giardiniere” ( Rundetaarn 2006), “ Ad Oriente” (Rundetaarn 2008) , “ Concerto per violino solista” (Silele 2009) , “Parole scritte sull’acqua” (Ilmiolibro 2011) , “Una donna in ombra” ( Ibiskos 2012),ora anche tradotto in inglese con il titolo “A woman  in the shadows”,  “ L’Emporio” ( Sidebook ed. 2013), “Lettere per un addio” (Ilmiolibro 2014), “Frammenti” ( Silele ed. 2016), “ Le avventure di Geo gatto di città” ( Silele 2017) e “ Cantico per un re” ( 2017 KDP- Amazon).

 

Una recensione:

5,0 su 5 stelle  Cantico per un re

Da Pietro Z.il 10 settembre 2017

Formato: Formato Kindle|Acquisto verificato

Un altro splendido libro con cui la Oelker ripercorre con la sua impeccabile e raffinata prosa la tormentata vita di Enrico IV di Franconia. In questo libro è lo stesso re a raccontare in prima persona i momenti salienti della sua vita: da quando a soli 5 anni si ritrovò orfano del padre e la reggenza toccò alla madre Agnese, a quando i principi e i vescovi del suo regno osarono sequestrarlo, separandolo dalla madre e divenendo così suoi tutori e contestualmente incontrastati detentori dei poteri reali. Poi Enrico IV ricorda gli anni del suo impegno per combattere i potenti del suo regno a favore delle nuove classi emergenti e le conseguenti dure lotte che dovette sostenere contro tutte le fronde interne, alimentate anche da una chiesa vecchia e incapace di rinnovarsi. Poi vennero gli anni della sua maturità e del matrimonio con Berta di Savoia e quelli del suo triste pellegrinaggio a Canossa per chiedere all’amica Matilde che si spendesse per fargli avere il perdono del papato. Ma poi vennero anche gli anni in cui anche i figli lo tradirono, lasciandolo morire da solo. Fu la fine di una vita caratterizzata dalla solitudine, ma anche da un grande coraggio e da una forte umanità.

 

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