Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo

Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della Fisica del XX secolo

Gabriella Greison

Bollati Boringhieri
Pagine della versione a stampa: 212 p.
EAN: 9788833975597

 

 
Prendi il tuo cuore ferito e trasformalo in arte.

Principessa Leila

 

Descrizione
I sei brevi romanzi in cui perdersi in questo libro sono quelli di Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Maric (1875-1948). Per molti saranno nomi sconosciuti, eppure queste sei donne sono state delle pioniere. Sono nate tutte nell’arco di cinquant’anni e hanno operato negli anni cruciali e ruggenti del Novecento, che sono stati anni di guerre terribili, ma anche di avanzamenti scientifici epocali.
C’è la chimica polacca che non poteva frequentare l’università, la fisica ebrea che era odiata dai nazisti, la matematica tedesca che nessuno amava, la cristallografa inglese alla quale scipparono le scoperte, la diva hollywoodiana che fu anche ingegnere militare e la teorica serba che fu messa in ombra dal marito.
Le sei eroine raccontate da Gabriella Greison non sono certo le sole donne della scienza, ma sono quelle che forse hanno aperto la strada alle altre, con la loro volontà, la loro abilità, il talento e la protervia, in un mondo apertamente ostile, fatto di soli uomini. Sono quelle che hanno dato alla scienza e a tutti noi i risultati eclatanti delle loro ricerche e insieme la consapevolezza che era possibile – era necessario – dare accesso alle donne all’impresa scientifica. Non averlo fatto per così tanto tempo è un delitto che è stato pagato a caro prezzo dalla società umana.
Sono sei storie magnifiche. Non sempre sono storie allegre e non sempre sono a lieto fine, perché sono racconti veri, di successi e di fallimenti. Ma è grazie a queste icone della scienza novecentesca e al loro esempio che abbiamo avuto poi altre donne, che hanno fatto un po’ meno fatica a farsi largo e ci hanno regalato i frutti del loro sapere e della loro immaginazione. Dietro di loro sempre più donne si appassionano alla scienza, e un domani, in numero sempre maggiore, saranno libere di regalarci il frutto delle loro brillanti intelligenze.

UN ESTRATTO
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0. Le attività scientifiche in campo femminile
(ovvero: origine del sistema di riferimento;
ovvero: asintoticamente una introduzione)

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Da piccola sono cresciuta guardando Star Trek e Guerre Stellari. Anzi, la verità è che vanno eliminate le prime due parole della frase, e va cambiato il tempo verbale, in modo che tutto sia ancora al presente. Perché lo faccio ancora. Di crescere, intendo, e naturalmente di guardare Star Trek e Guerre Stellari. Una delle cose che mi hanno insegnato queste due magnifiche saghe fantascientifiche è che le donne combattono contro le ingiustizie al pari degli uomini e al pari di tutti gli altri (animali, extraterrestri, nuove specie viventi). Da Uhura a Rey, donne strepitose, che non si travestono certo da uomini per rivendicare la propria libertà. Che non si lagnano. Il fine ultimo è salvare il mondo, e non si perdono in distinzioni inutili tra razza, sesso, età, origini, religioni, specie. Cioè, il bello sta proprio in questo: non si fa proprio caso al fatto che ci siano queste differenze.
Poi guardo Divergent, o Hunger Games, dove le donne arrivano e salvano il mondo. Guardo anche i cartoni animati della Disney, e quelli della mia generazione si sono abituati da un pezzo al fatto che le principesse non sono più quelle di una volta: non restano in attesa del principe azzurro che le salvi con un bacio o che gli misuri la scarpetta giusta; le principesse si prendono quello che vogliono, lottando, ribellandosi. E ancora: vi assicuro che nei miei romanzi di formazione non trovo traccia di donne che se ne stanno a casa a curare i malati, a dare la vita, a occuparsi dei morti, a piangere. Come avveniva nei romanzi che leggevano le generazioni precedenti alla mia.
Una volta ho sentito dire a Rita Levi-Montalcini che il cervello dell’uomo e quello della donna sono uguali, la loro mente funziona alla stessa maniera. Il resto sono scemenze.
Parlando di me, sono cresciuta con la passione per la fisica (è colpa più di Star Trek che di Star Wars); mi sembrava facile da comprendere e quindi volevo saperne di più. Volevo materiale per studiarla, volevo essere sempre circondata da persone che me la spiegassero e così sono arrivata alla laurea. Gli anni alla facoltà di fisica, a Milano, non hanno fatto altro che rafforzare le mie convinzioni, irrobustite dagli insegnamenti delle mie serie televisive preferite. Poi ho lavorato due anni all’École Polytechnique di Parigi e tutto è filato liscio. Gli ambienti scientifici internazionali contribuiscono a costruire ponti di pace. Il fine ultimo di questi luoghi è qualcosa di grande, di immenso, e nessuno si ferma certo a guardare il dettaglio di chi c’è lì con te, uomo o donna. La faccio breve: ogni volta che ho lavorato o frequentato ambienti scientifici internazionali è stato come vivere nella nave stellare Enterprise. Magnifica metafora, certo, ma appena ho messo piede fuori, ho capito che le cose non stavano esattamente così.
Per secoli le donne non hanno potuto arrivare ai vertici – delle arti, delle scienze, dello Stato – non per via del loro cervello (il cervello dell’uomo e della donna sono uguali, su questo ci siamo intesi), ma per l’oppressione imposta loro dalla società maschilista. Uomo e donna avevano ruoli differenti. L’uomo cacciatore, guerriero, politico. La donna madre, moglie, casalinga. Ma quel mondo, ormai, non esiste più. Le cose stanno cambiando; in tutto il mondo le donne si battono per la loro libertà. Le ragazze di Teheran, le signore di Istanbul, le donne indiane, le arabe. Chiedete a una ragazza della mia generazione cosa pensa di Cenerentola… Le ragazze ora guardano The Brave della Pixar e si siedono sul trono per regnare da single.
È arrivato allora il momento di capire quale è stato il percorso delle donne nella fisica, quelle donne che hanno permesso a me, e alle future comandanti Uhura, di stare bene in questo mondo. O, almeno, di sapere da che parte stare per vivere bene domani.
Quando si parla di fisica si entra in un territorio incantato, come quello delle favole o dei sogni. Un mondo dove realtà e finzione si fondono assieme e tutto sembra possibile. Ma anche la fisica, i sogni e le favole hanno la loro storia e, se non viene rispettata, le grandi menti che l’hanno creata spariscono: allora i sogni diventano incubi, le favole diventano barzellette e la fisica diventa mistero. Questo nuovo territorio non è affatto bello.
Tutte le storie che hanno a che fare con la grande scienza sono storie straordinarie, perché riguardano qualcosa, un’idea, una scoperta, una trovata che prima non c’era e poi esiste; e quando l’idea è davvero grande, cambia per sempre la storia del mondo e il futuro delle persone. Le storie di grande scienza risalgono quasi tutte al XX secolo, e sono particolarmente straordinarie se ad averle create sono state delle donne, perché le donne che sono entrate a far parte della comunità scientifica di quei tempi erano tutte coraggiose; donne forti, donne che hanno lottato contro i pregiudizi, contro l’ostracismo, contro la società che le voleva solo come mogli e madri. Guardarle oggi, studiare le loro vite, entrare nei loro pensieri, vuol dire impossessarsi di segreti importanti e di un’incredibile forza. La loro follia del genio la mostrano nella vita di tutti i giorni. Per questo è interessante entrare nei loro mondi.
La storia delle donne che hanno fatto la fisica è un racconto importante, potente e di grande interesse per tutti. Un racconto che prevede l’utilizzo della macchina del tempo per riuscire a rivivere alcune situazioni complicate, alcune battaglie, alcuni passaggi fondamentali della nostra esistenza, senza i quali nessuno oggi potrebbe vivere la propria vita normale e quotidiana. Il rispetto per le menti che hanno creato il mondo che ci circonda ci permette di essere circondati ancora da queste persone, che sono presenze lucide, di riferimento, che non ti raccontano barzellette, non ti fanno vivere incubi, non ti avvolgono l’universo con la carta del mistero, ma semplicemente sanno farti trovare le chiavi per aprire delle porte. E se sono le donne a farlo, oltre quelle porte trovi qualcosa in più. Le donne che hanno studiato, quelle che hanno capito la fisica, sono donne magnifiche.
Loro non se ne stanno sedute, con la borsetta in mano, accanto al marito. No, guardate bene, hanno le mani libere. In una fotografia immaginaria che le ritragga tutte, le vedremmo ciascuna alle prese con il proprio lavoro, in uno dei loro momenti di vita quotidiana. Una alla prese con il radio e il polonio radioattivo, una con il chiodo fisso per quella strana molecola della vita che oggi sappiamo essere a forma di doppia elica, un’altra con i rimorsi per la bomba atomica, un’altra ancora con quella straordinaria intuizione che noi ora chiamiamo wifi. Se queste donne fossero ancora vive, avrebbero dietro una fila di segretari con le loro agende in mano e di ragazzi che vorrebbero fermarle per strada per farsi dei selfie con loro da pubblicare sui social.
Le donne che hanno studiato la fisica del XX secolo sono diverse dalle altre donne. Per loro l’indipendenza era una cosa seria. Sono donne tremendamente emancipate per i tempi in cui vivevano. Altre donne erano costrette, compiacenti o rassegnate – perché la società lo imponeva – a cercare nel matrimonio e nella maternità la propria realizzazione. Loro no, loro cercavano la propria realizzazione soltanto in quello che facevano. Per questo Albert Einstein quando incontrava una donna così ne rimaneva estasiato, sedotto, ammaliato, e la considerava diversa da tutte le altre. Era molto difficile trovarne, nel XX secolo, di donne come loro. È per questo motivo che quelle che hanno studiato e capito la fisica in quegli anni sono tanto incantevoli.
Le grandi donne della storia della fisica hanno volti che rimangono scolpiti nella memoria. Per questo è necessario raccontarli. È un’esigenza, un pilastro che ci sorregge nelle giornate dove tutto va storto, un solco per terra che ci fa capire da che parte stare, un mantra, un’ulteriore conferma che sì, la fatica di oggi non andrà sprecata. Ma facciamo come nei film, coi titoli di testa che scorrono: Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr, Mileva Marić. E poi, facciamo come nei migliori film, e troviamo il lato umano di ciascuna di loro, e osserviamolo bene. Come prima cosa ci accorgeremo che non sono poi così lontane da noi, non sono incomprensibili, non sono dei robot e non fanno magie. Hanno anche loro, queste donne straordinarie, le loro manie, i loro segreti, le loro bugie, i loro tic, le loro fisse, le loro azioni ripetute uguali, la loro ordinarietà. Per capirle veramente è necessario volare con la fantasia, usare l’immaginazione. Sei donne, sei menti scientifiche pazzesche: e sei sono i capitoli di questo libro che le raccontano.

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