Feste e simboli di primavera

Feste e simboli di primavera

di Luisa Paglieri

 

Primavera significa rinascita della vita, inizio di un nuovo ciclo. Difatti per molti popoli il primo mese dell’anno era marzo: era così nella Roma arcaica ed è così ancora oggi in Iran dove il calendario deriva da quello preislamico zoroastriano.
Nel nostro calendario cristiano il 3 marzo è San Guenolè, santo bretone e probabile “travestimento” del dio celtico Aegir, signore del vento (che porta i semi e quindi la vita). San Guenolè è infatti il santo protettore della fecondità. Il 21 marzo (l’equinozio) è invece il giorno di San Benedetto ed è collegato al ritorno delle rondini, ricordiamo però anche San Patrizio (17 marzo), patrono d’ Irlanda, il cui simbolo, il quadrifoglio, è anche un simbolo equinoziale.
Naturalmente anche Pasqua, giorno della Resurrezione di Gesù, rappresenta il trionfo della vita, e si collega non solo alla Pasqua ebraica, Pesah, ma anche alle feste pagane primaverili (come quelle greche e orientali dedicate ad Adone) che festeggiavano il rinascere della vegetazione.
Il giorno della Pasqua cristiana è la prima domenica dopo la terza luna nuova di ogni anno.
Uno dei più diffusi simboli pasquali è l’uovo, che rappresentava l’inizio della vita per molte civiltà (Egizi, Fenici, ecc.). In molti paesi si mangiano per Pasqua uova sode colorate e benedette. L’usanza dell’uovo come dono è molto antica: già nel Medio Evo si regalavano uova d’oro o d’argento. Nell’Ottocento il gioielliere Fabergé creava uova d’oro e smalto per lo zar e la corte russa in occasione della grande Pasqua ortodossa.
Altri simboli pasquali sono l’agnello (già presente nella Pasqua ebraica) e la colomba, protagonista della festa fiorentina in cui si fa volare la “colombina” di cartapesta.

 

Pasqua in inglese si dice Easter e in tedesco Ostern. Ciò ricorda una antica dea germanica, Oestara, signora della terra fertile, i cui simboli erano, oltre all’ uovo, il pulcino e la lepre (o il coniglio), esempi di prolificità. Ecco spiegata l’origine dei pulcini e dei coniglietti di stoffa regalati o usati come decorazioni in questo periodo! Di una “lepre marzolina” si parla perfino nel libro “Alice nel Paese delle Meraviglie”.
Un’altra tradizione primaverile nei paesi europei e negli USA è quella collegata al 1° aprile, giorno del famoso “pesce”. Tale festa, di origine incerta, appare già attestata nel 16° secolo.

Il 25 aprile oltreché una festa civile, è tradizionalmente anche il giorno di S. Marco Evangelista, patrono della repubblica di Venezia. In molti piccoli centri del Triveneto il santo viene ancora festeggiato. A volte i rituali anticipano quelli del Maggio. Per esempio a Ponte Nossa (val Seriana) la mattina del 25 aprile i ragazzi tagliano un abete e lo portano in paese dove viene sfrondato: poi viene lasciato in un prato fino al 1° maggio, giorno in cui viene piantato divenendo così “l’albero di maggio”. Il 1° giugno viene fatto a pezzi e bruciato.
Arriviamo così a parlare delle feste di Calendimaggio, spesso caratterizzate, come abbiamo visto, dall’albero, simbolo pagano della vita e dell’abbondanza, piantato in mezzo ad una piazza o in un prato, intorno al quale si danzava. A volte l’albero era soltanto un ramo, simboleggiava però la fertilità della terra, a volte era carico di decorazioni o di doni, diventando così l’albero della cuccagna.
Le feste del Maggio sono di origine celtica e germanica .I Celti festeggiavano “Beltane” nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Beltane significa “i fuochi di Bel” e Bel era appunto un’ antica divinità celtica. Più tardi, questa notte speciale divenne “la notte delle streghe” e i Cristiani la dedicarono ad una monaca, la badessa Santa Valpurga (8° sec.) che proteggeva dagli spiriti maligni. La notte del 30 aprile divenne la notte di S. Valpurga e così è ancora chiamata in Germania (la ricorda anche Goethe nel “Faust” in un celebre episodio dedicato appunto alle streghe e ai loro convegni).

 

 

A Badi (vicino a Bologna), la sera del 30 aprile in ogni famiglia veniva consegnato un ramo alle ragazze nubili. Questo ramo era chiamato il “majo”, cioè il maggio, ed era di buon augurio per la prosperità della famiglia, per gli animali, ecc. La mattina successiva gli uomini del paese passavano a riprenderlo e lo trovavano infiocchettato con nastri e ghirlande. Veniva poi collocato su di un ramo di un albero vicino alla casa.
Maggio è anche il mese della Madonna, figura femminile che ha “sostituito” la dea Madre, dai Romani detta Maia. È anche il mese delle rose e la rosa, oltre ad essere dedicata alla Vergine, è pure al centro di un complesso simbolismo prima pagano (era sacra ad Afrodite), e poi cristiano ( ricordiamo i rosoni delle cattedrali, la rosa simbolo di ordini cavallereschi come i Templari o di gruppi esoterici come i Rosacroce).
Molti riti del “maggio” risalgono ai tempi dei Comuni, ma la loro origine, come si è visto, è assai più antica e affonda le sue radici nella civiltà dei Celti e secondo alcuni studiosi anche degli antichi Veneti. In molti villaggi e paesi si eleggeva la “regina del maggio” e a volte si formavano coppie che avevano il solo fine di frequentare insieme cerimonie e balli. Queste frequentazioni non di rado diventavano fidanzamenti veri e viene da qui il modo di dire “fidanzata di maggio” o talvolta “di giugno”. Le feste di maggio culminavano nella celebrazione della Pentecoste.
Ricordiamo ancora un’usanza medievale, il Campo di Maggio, che altro non era che un’assemblea annuale di cavalieri, prosecuzione delle assemblee dei guerrieri celti tenute nel primo mese dedicato alle imprese militari e alle esplorazioni avventurose dopo l’interruzione invernale. Il Campo di Maggio medievale serviva all’addestramento dei cavalieri dopo gli ozi della stagione fredda, ma era anche occasione di feste e tornei ricordati oggi dalle molte feste di rievocazione storica nelle nostre città.
Legata ai riti di maggio, anche se viene un po’ prima, è la festa di S. Giorgio (23 aprile), molto sentita in Inghilterra, di cui il santo è patrono, e nei paesi dell’est Europa, dove il veneratissimo S. Giorgio altri non è che la cristianizzazione del “Verde Giorgio” degli Slavi pagani, divinità della vegetazione affine al “Green Man” degli Inglesi o all’ “Omo Selvatico” dei popoli alpini.
Il primo maggio è anche una festa civile, molto recente, la festa dei lavoratori, che la Chiesa ha fatto propria ricordando in tale data S. Giuseppe, falegname e modello di ogni lavoratore cristiano.

E che succede nei paesi più lontani? In India la festività che celebra la primavera si chiama Holi ed è piuttosto trasgressiva. Si fanno scherzi audaci, non esistono più differenze di ceto: un po’ come il nostro carnevale. Esiste poi “Gangaur”, la festa delle donne, che si svolge sulle rive dei fiumi. Riservata alle donne, come certe feste pagane dell’antichità classica e nordica, comporta l’offerta di fiori, piante e incenso alle divinità. Si brucia poi il fantoccio della demonessa Holika, con un rito simile al rogo dei pupazzi alla fine del carnevale in Europa. In India, in aprile, si svolge anche una festa del raccolto detta Baisakhi.
In Giappone, invece, ha luogo in maggio la Festa dei Bambini, collocata in primavera perché i bambini sono la primavera della vita.

 

Alla prossima!

 

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