Il tuo gioco

 

Titolo: Il tuo gioco
Autore: Marina A. Zimmermann
Editore: La Strada per Babilonia, Milano
Uscita: Gennaio 2017
Formato Kindle: 505 KB
Copertina flessibile: 116 pag.

 

Un thriller intrigante e, a giudicare dal primo capitolo, anche molto ben scritto. Cara Marina, sei già segnata fra le mie prossime letture!

 

Sinossi – Il tuo gioco – Marina A. Zimmermann

Due giocatori d’azzardo e amanti del rischio s’incontrano nel regno dei sensi. Il loro gioco viene intrigato dalle proprie regole. Corpi vogliosi, amiche comprensive, nonsenso divertente si alternano con il paradosso dell’inevitabile. Amore e dedizione. Malattia e lutto. Il lettore non ha tempo di riposare…
Ben è un commerciante di pietre preziose che viaggia molto. Conosce il mondo. Eppure rimane misterioso. Sempre alla ricerca del brivido particolare. Durante un gioco erotico gli viene un’idea alquanto macabra. Cosa lo spinge e quali conseguenze avrà, aumenta la tensione di questo breve thriller.
Miriam è molto più accessibile. Si lascia osservare con la sua “eternamente migliore” amica. Permette profondi retroscena del suo passato. E, sarà proprio lei la protagonista che coinvolge i sentimenti più profondi dei lettori. Amano con lei, soffrono con lei. Miriam ama il rischio e sfida volentieri la fortuna al tavolo da gioco. Altrettanto ricettiva, coraggiosa e tollerante sono le sue emozioni e sentimenti, tuttavia, è sempre alla ricerca di … rispetto… amore… sicurezza. Continuerà a giocare oppure troverà la persona con cui vuole condividere la sua vita?

 

Per un breve tempo era stato seduto di fronte a lei, elegante e sicuro di sé. Lo sguardo dei suoi occhi azzurri aveva suscitato in lei una leggera agitazione. Non riusciva a fare a meno di osservare le sue mani, belle e affusolate, mentre puntavano i suoi gettoni sulle chances semplici.

 

PRIMO CAPITOLO

L’unico rumore che si sentiva era quello della piccola pallina bianca che rotolava dentro la boule, sull’unico tavolo da gioco ancora attivo.
Due grandi lampadari illuminavano il tappeto verde, dove si trovava l’assetto dei numeri neri e rossi. Gli occhi dei giocatori seguivano i giri della pallina. Nel salone regnava un silenzio assoluto. Soltanto la piccola sfera bianca frusciava nella sua boule.
In fondo alla grande sala da gioco, un uomo si era ritirato in penombra. Era poggiato al banco del bar, che a quell’ora era chiuso. I suoi occhi osservavano ciò che accadeva al tavolo, i suoi pensieri però non giravano con la pallina. Quelli si concentravano sull’unica donna che si trovava seduta tra gli uomini.
Quattordici. Rosso.
Finalmente la pallina si era posata su un numero. Intorno al tavolo si percepiva un moderato entusiasmo. Il croupier rastrellò i gettoni dai numeri che non erano coinvolti nella vincita. Il suo collega cominciò a pagare le somme vinte.
Dietro le tende scure spuntarono i primi raggi di sole. I giocatori presenti prediligevano le ore mattutine poco prima dell’alba. Solo in quel momento era consentito puntare quanto si voleva rischiare. L’incanto del gioco non conosceva alcun limite. Erano ammessi soltanto i pochi giocatori habitués. Dopo un accurato controllo di solidità, il nuovo membro riceveva la speciale tessera che gli consentiva di accedere alle sale da gioco anche fuori dagli orari ufficiali. Questi giocatori mostravano un particolare autocontrollo, nessuno di loro lasciava intuire quanto fosse coinvolto in quel vortice rischioso della roulette.
Da qualche tempo anche Miriam apparteneva alla cerchia ristretta degli amanti del rischio estremo. Frequentava i casinò di mezzo mondo da tanti anni. La sua tecnica di gioco si rifaceva dall’esperienza dei più anziani tra gli impiegati, che sapevano bene come lasciar cadere la piccola pallina dalla loro mano nella corsia della boule, e quanto vigore le dovessero dare per farla arrivare su un numero ben preciso. Qualche volta aveva pure nostalgia di quei croupier, che con espressione innocente, se non addirittura indifferente, raggiungevano continuamente lo stesso settore sulla ruota. Erano più odiati che amati, soprattutto dai giocatori abituati a puntare dei sistemi ben precisi. Gli uni lasciavano andare la pallina ripetutamente intorno allo zero. Gli altri non si spostavano dal settore opposto, oppure dagli orfanelli. Per la maggior parte dei giocatori abituali, quest’ultimo settore costituiva un incubo. Tuttavia, questa zona che divideva i due settori maggiori, ossia i vicini dello zero e la serie, piaceva molto alla direzione della casa da gioco. Soprattutto quando sul tavolo si accumulavano i gettoni con giocate vertiginose nel settore alto o basso della ruota.
La roulette si compone di numeri distribuiti su una ruota concava, posti secondo un’apparente scelta irregolare. Non hanno nessuna continuità, né logica. Eppure sovente, dal polso di un croupier, può derivare uno schema. Alcuni mantengono sempre la stessa direzione. Altri scaraventano la pallina sulla corsia con una tale velocità che la biglia saltella da un settore all’altro prima di fermarsi in quello di fronte. Altri ancora conoscono la maestria di lasciar susseguire le figure o le finali di un numero.
Naturalmente ci sono dei giocatori che puntano i loro numeri personali e li seguono fino alla morte. Bestemmiano e litigano, ma non serve a niente. Altri si annotano per un bel po’ di tempo le uscite dei numeri. Appena credono di aver riconosciuto qualche sistema, iniziano il loro gioco. Infine ci sono i giocatori sensibili, a cui non sfugge che l’impiegato di turno riesca soltanto a far uscire dei numeri per puro caso. Loro abbandonano subito quel tavolo e si cercano un polso che si lasci seguire meglio.
Miriam era affascinata da questo gioco con i numeri. Le figure erano i suoi preferiti. Dopo il quattordici, puntò sul cinque, sul ventitré e sul trentadue. L’intervallo tra le puntate diventò sempre più breve. I croupier erano stanchi. Il turno serale si era ancora una volta prolungato fino all’alba. Si trattava di una regola non scritta: fin quando il tavolo rimaneva completo di giocatori, anche gli impiegati dovevano rimanere al loro posto e concentrarsi sul lavoro. C’erano soltanto pochi casinò che permettevano ancora il gioco fuori orario.
Trenta. Mancato.
Miriam si alzò lentamente dalla sua sedia. Con la coda dell’occhio cercò un’ombra nel semibuio in fondo al salone. Quel tipo aveva già smesso di giocare da un po’, ma non era andato via. Questo comportamento l’aveva insospettita. Nella sua borsa aveva accumulato una bella somma. Quel tizio aveva forse l’intenzione di seguirla? Qualcosa nel suo modo di fare la inquietava. Non sapeva spiegarselo. Mentre andava verso la cassa, sentì l’ombra dietro di sé. Miriam era stanca e non voleva andare da sola nel parcheggio sotterraneo del casinò.
L’impiegato dietro lo sportello intese subito il suo cenno discreto. Immediatamente aprì la porta del suo ufficio. A quest’ora vigeva la massima discrezione, nessuno voleva mostrare quanto avesse vinto o avesse perso. Il conto di Miriam era ben conosciuto alla direzione del casinò. Lei apparteneva a un gruppo privilegiato di habitués.
«Posso chiederle un favore?» iniziò esitante, mentre l’impiegato svolgeva le formalità necessarie. «Qualcuno può accompagnarmi fino alla macchina?»
«Naturalmente. Non ci sono problemi.»
Miriam si alzò visibilmente sollevata, e ringraziò l’impiegato.
Fuori dall’ufficio l’addetto alla sicurezza, un uomo giovane e cortese, la stava aspettando. L’accompagnò fino alla sua macchina. Nel parcheggio quasi vuoto non si vedeva nessuno. Di tanto in tanto si sentiva qualche passo. Poteva essere qualche altro giocatore. Alla fine pure i giocatori più accaniti devono terminare il loro gioco.
La presenza del giovane guardaspalle aveva tranquillizzato l’unica donna tra tutti quei giocatori assidui.
Il sole si apprestava a illuminare il mondo. Miriam accese la macchina e passò la barriera del garage, ormai sempre alzata. I suoi pensieri si focalizzavano su quel giocatore sconosciuto, che aveva temuto volesse seguirla.
Per un breve tempo era stato seduto di fronte a lei, elegante e sicuro di sé. Lo sguardo dei suoi occhi azzurri aveva suscitato in lei una leggera agitazione. Non riusciva a fare a meno di osservare le sue mani, belle e affusolate, mentre puntavano i suoi gettoni sulle chances semplici.
Ecco che cosa l’aveva infastidita così tanto! Il suo gioco si limitava alle chances semplici!
Puntava, sì, delle somme piuttosto alte, tuttavia Miriam non aveva mai avuto un rapporto con i colori oppure con le possibilità sommarie. Trovava questa variante del gioco apatica e noiosa. Altrettanto, ignorava le possibilità su manque e passe. Per lei non aveva alcun senso puntare a caso sui numeri da uno a diciotto (manque) e da diciannove a trentasei (passe). Miriam sceglieva i numeri per se stessi, e cercava sempre uno schema, un calcolo da seguire.
Voleva mettere un po’ di logica e senso in un gioco che tanti lasciavano al caso. Per lei quel gioco era una sfida, un misurarsi con il puro caso o con la sola fortuna.
Gli occhi azzurri e lo sguardo intrigante dello sconosciuto non facevano intravedere nessuna emozione. Non era nemmeno diventato nervoso, e non aveva dato nessun cenno di frustrazione comprensibile quando la pallina non si fermava sul suo colore. Aveva puntato soltanto sul rosso. Dopo un certo tempo si era alzato e si era ritirato al bar. Gli occhi di Miriam ne avevano seguito l’andatura eretta e sicura di sé. Quando aveva rivolto la sua snella figura di nuovo verso il tavolo, lei aveva staccato il suo sguardo curioso e si era dedicata solamente al gioco.
Questi pensieri seguivano Miriam mentre guidava sul ponte e proseguiva dritto. Normalmente voltava a destra per entrare in autostrada. Oggi aveva fame, voleva fare colazione. Parcheggiò l’auto davanti al bar.
All’interno, alcuni tavoli erano già occupati. Non era proprio un autogrill. Tuttavia, si trovava abbastanza vicino all’autostrada per essere frequentato dagli automobilisti di passaggio. Miriam amava questi locali anonimi. Nessuno conosceva l’altro. Ognuno si occupava soltanto della sua breve sosta durante un viaggio più o meno lungo. Ordinò la sua colazione, e si rallegrò per l’ottimo caffè.
La noia si era posata sulle sue chances semplici. Gli interessava assai di più l’unica donna in mezzo a quegli uomini che a quell’ora erano soltanto ossessionati dal gioco. Quel viso incantevole esibiva un trucco delicato, quasi naturale. Soltanto un alone rossastro poneva un accento, comunque gradevole, ai suoi contorni regolari.
Il profilo del suo naso, ben proporzionato, avrebbe potuto essere un modello per ogni chirurgo plastico. I suoi occhi verdi erano molto vividi, e seguivano il gioco senza lasciarsi confondere.
Lei seguiva le sue regole e aveva un impressionante autocontrollo. Quando la pallina si posava su uno dei suoi numeri, la sua bocca permetteva alle labbra, corpose e ben disegnate, l’accenno di un morbido sorriso.
Sorrideva spesso, e ogni accenno di quel sorriso aumentava la sua eccitazione.
Dovette lasciare il tavolo. La sua mancanza di concentrazione gli era costato una bella somma; non voleva uscire però dalla sala da gioco. Questa donna lo affascinava. Voleva aspettarla.Con un sorriso soddisfatto notò che si faceva accompagnare all’area del parcheggio. Lo aveva quindi notato anche lei. Solo questo contava per lui. Non intendeva cercare lite con l’uomo della sicurezza. Portò la sua macchina fuori dal parcheggio e rimase in attesa.
Poco dopo, una macchina scura si diresse verso il ponte. Fece appena in tempo a riconoscere che si trattava di un coupé slanciato, e che non svoltava in autostrada. Con un sogghigno compiaciuto si diresse lentamente verso il parcheggio del motel.
Miriam entrò in autostrada. Non fu facile per lei concentrarsi sul traffico. Pensieri confusi non volevano smettere di ingombrare i suoi sensi, insieme al ricordo di quell’uomo. Il naso conservava quel profumo inebriante del suo corpo. La pelle avvertiva ancora le morbide mani mentre lo esploravano. Nelle orecchie risuonavano frammenti della conversazione precedente. La chiara e sonora voce di lui si era impiantata nella sua mente. I suoi occhi guardavano chiaramente quel viso attraente con i lineamenti assai marcati…
Un camion la superò con le gomme stridenti e un sonoro colpo di claxon. Senza rendersene conto, aveva rallentato oltremodo. Il tachimetro indicava soltanto sessanta chilometri orari. Una cosa del genere non le era mai capitata: aveva ignorato la realtà intorno a lei! La sua mente aveva preferito ricordarle gli eventi delle ultime ore.
Sfinita e spaventata, entrò nel garage del condominio. Era stanca e voleva soltanto dormire. Più tardi avrebbe riflettuto su quello che era accaduto. Preferiva analizzare gli avvenimenti con una certa distanza, le permetteva di prendere un sano distacco dalle esperienze vissute. Di solito, dopo un sonno riposatore, la sua logica e il suo giudizio funzionavano meglio.
Un pensiero atroce le passò per la testa, un forte brivido percorse il suo corpo.

 

 

Perché leggere il romanzo? Esploriamolo assieme all’autrice!

  • Buongiorno, Marina! Quando hai progettato questa storia?
  • Non riesco stare ferma. Mentre cercavo un editore per la versione tedesca, ho cominciato la traduzione nella lingua che più mi piace: italiano.
  • Sei stata ispirata da qualche lettura, vecchia o recente?
  • No, era da qualche tempo che volevo scrivere un romanzo nell’ambiente del gioco d’azzardo. L’unico fattore autobiografico della storia. 😀
  • L’ambientazione è reale o di fantasia?
  • Volutamente non ho dato nessun nome alle località, perché ho mescolato la mia esperienza reale con la fantasia. Faccio un esempio: chi ama la Costa Azzurra e conosce quel piccolo grande ristorante “Tétou” alle porte di Cannes, potrebbe riconoscerlo dalla descrizione. Oppure avevo in mente la via Montenapoleone a Milano, dove Miriam e Dogalda si sono divertite. Mi è piaciuto descrivere i luoghi lasciandoli anonimi.
  • Il romanzo è autoconclusivo o rientra in una serie/saga?
  • La storia finisce con una domanda sibillina. Ma non per questo ho in mente un seguito. Non credo che mi piacerebbe scrivere dei libri dove s’incontrano sempre gli stessi protagonisti. Preferisco inventarne nuove.
  • Parlaci dei personaggi e definiscili brevemente con qualche aggettivo. Qualcosa che li renda irresistibili agli occhi del lettore.
  • Ben è assolutamente affascinante, ma non perderà la sua aura di mistero. Miriam è una donna educata in un certo ambiente, cresciuta con una grande voglia di vivere, di provare tutto. Dogalda è un jolly, la migliore amica, la sensibile artista alla ricerca della propria felicità.
  • Qual è il pubblico ideale per questa storia? È un testo per tutti o per fasce di lettori ben precise, ad esempio per adolescenti, adulti o è pensato per un pubblico prevalentemente femminile o maschile?
  • I protagonisti della storia sono nella fascia d’età tra i 35 e i 45 anni circa. Il contenuto è decisamente rivolto ad un pubblico adulto. Finora ho ricevuto il feedback più positivo dagli uomini che dalle donne. Sinceramente ne ero sorpresa. Avrei immaginato il contrario.
  • Che tipo di linguaggio hai scelto, per questo romanzo? Colloquiale, forbito, diretto ecc…?
  • Ho giocato con un continuo cambio di prospettive. Miriam che si ricorda, che racconta, poi è il turno di Ben che esprime il suo parere, racconta la sua versione, Dogalda invece s’intromette di tanto in tanto con il suo spirito e la sua freschezza.
  • Che cosa desideri comunicare al lettore? C’è un significato nascosto, sotto la trama?
  • Voglio soltanto divertire, strizzando l’occhio alla fine e perché no, suscitare qualche riflessione.
  • Hai usato una tecnica particolare, per scrivere questo romanzo?
    Ho voluto provare uno stile minimalistico. I protagonisti appaiono soltanto con un nome di battesimo, niente cognomi. Le figure secondarie spesso hanno soltanto l’indicazione della professione o il grado di parentela. I luoghi dove si svolge la storia rimangono occulti nelle descrizioni. Senza un reale appoggio. Chi ama un romanzo del tutto diverso e fuori dal comune si divertirà. Per ogni lettore c’è molto spazio per la propria fantasia. 😀

 

 

 

Marina A. Zimmermann nasce nel 1960 in Germania. Dopo studi a Ginevra e Milano, si diploma al Gemological Institute of America in Gemmologia. Per tre decenni lavora in gallerie d’arte e case d’asta. Vive in Italia e in Inghilterra. Dal 2011 risiede di nuovo in Germania. La scrittura è stata una piacevole costante nella sua vita. Curava i cataloghi per esposizioni e aste, dirigeva l’ufficio stampa e il reparto marketing. Oggi si ritrova con due blog (in tedesco e in italiano) sul suo sito ufficiale e due libri di narrativa in tre lingue (tedesco, italiano e inglese). Nel 2018 esce il prossimo romanzo in tedesco. Presto sarà seguito dalla versione italiana.

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