La felicità arriva quando scegli di cambiare vita

La felicità arriva quando scegli di cambiare vita

Raphaëlle Giordano

Traduttore: Sara Arena
Editore: Garzanti Libri
Pagine della versione a stampa: 304 p.
EAN: 9788811149293

 

C’è sempre tempo per un nuovo inizio

Per il manager Maximilien Vogue la giornata è iniziata con il piede sbagliato. Sta di nuovo litigando con la bella Julie che ora, stanca delle continue discussioni, gli porge un volantino con la presentazione di un corso quanto mai insolito. Un corso tenuto da una donna altrettanto stravagante. Si chiama Romane e di professione combatte l’arroganza sempre più diffusa. È convinta che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti praticassimo la gentilezza. Lei sa come insegnarla e offre un biglietto di sola andata per la felicità a chi sceglie di mettersi in gioco. Da buon scettico, Maximilien non crede a una sola parola. Ma poi, un po’ per gioco un po’ per curiosità, decide di iscriversi al corso. Dapprima i consigli di Romane gli sembrano semplici e banali. Eppure, a poco a poco, si accorge che dentro di lui qualcosa sta cambiando. Scopre che basta un piccolo gesto, ogni giorno, per ritrovare il piacere della condivisione e la bellezza della quotidianità: al mattino dedicare almeno un’ora a prendersi cura di un fiore o di un animale domestico; annotare quanti «grazie» riusciamo a dire prima di andare a letto; imparare a riconoscere e accettare gli errori commessi durante la giornata. E si rende conto che non c’è niente di meglio che trascorrere del tempo con gli amici e riprendere la buona vecchia abitudine di stringere la mano per ritrovare rapporti autentici e duraturi. Perché è solo mostrando il nostro lato più sensibile e attento alle esigenze degli altri che possiamo cambiare la nostra vita e raggiungere la felicità. Quella vera che, una volta trovata, non si può più dimenticare.

 

UN ESTRATTO

Amare di più. Amare meglio. Amare male. Ma amare. Far sbocciare questo magnifico potenziale di gioia, creatività e felicità e farlo risplendere dentro di sé 
e attorno a sé.

Buona lettura

Raphaëlle Giordano

 

1.

Uno schizzo rosso sangue atterra sulla sabbia dell’arena come un dripping su un’opera di Pollock. In mezzo a questo quadro vivente, un toro, gigantesca massa nera opaca, si staglia inesorabilmente sulla sabbia. La tauromachia si eleva al rango di arte e la folla accalcata beve con sguardo avido, fino all’ultima goccia, la coppa del suo fascino morboso.

Il mostro gratta la sabbia rovente con uno zoccolo simile al forcone del diavolo, e la sua forza maschia sembra incarnare, suo malgrado, il Male in potenza. Di fronte a lui c’è un uomo in uno scintillante vestito da torero, osannato da un pubblico in visibilio. Duello tra ego. Orgoglio virile punto sul vivo dalle banderillas. Froge e narici frementi in un medesimo desiderio di vittoria. Con un gesto lento il torero anima il drappo rosso, una folgorante pennellata provocatoria. La giostra accelera improvvisamente.

L’animale scatta a un’incredibile velocità e tutto si mette a girare. La visione dei corpi, in quel movimento anarchico, si destruttura, trasformando la scena in una sorta di Guernica di Picasso. Stupore! Il torero rotola nella polvere per schivare l’attacco. Il toro termina il suo giro di pista, poi torna alla carica e spicca un salto, rivelando due magistrali gonadi sballottanti, tributo o fardello della mascolinità… Un urlo esce dalle labbra del torero e si mescola al rantolo cupo della bestia. La bocca spalancata diventa sempre più grande, fino a trasformarsi in un terrificante buco nero pronto ad aspirare tutto nel suo nulla mortale.

Romane si svegliò di soprassalto, con la fronte imperlata di gocce di sudore. Non era la prima volta che faceva quel sogno.

“È la strizza”, pensò, stirando le membra intorpidite. L’incubo tornava ogni volta che doveva tenere una conferenza importante in pubblico. L’insopportabile suoneria del cellulare si rimise a squillare. Con un brontolio, la donna fece scorrere nervosamente il dito sulla superficie liscia dello schermo per mettere fine a quel supplizio sonoro.

Le 14.30. I minuti non davano scampo in quel genere di situazione e si succedevano senza pietà. Non c’era tempo da perdere. Romane saltò fuori dal letto e con un gesto veloce tentò di cancellare dal viso i segni del sonnellino. Si annodò rapidamente i lunghi capelli castani e ondulati in un morbido chignon, fermandoli con la prima penna che le era capitata sottomano a mo’ di fermaglio. La sottoveste le cadde ai piedi, leggera, mentre entrava nella cabina della doccia. Il soffione ebbe tutto il tempo di osservare le curve sincere di quel bel corpo da trentenne sportiva, e la sua cromatura sarebbe senz’altro arrossita se avesse avuto forma umana.

Romane si avvolse in un immenso asciugamano e strofinò frettolosamente lo specchio con il pugno per creare un varco nella condensa.

“Sono molto felice di essere qui oggi per parlarvi di un tema che mi è caro e che ci riguarda tutti: l’iper-arroganza maschile acuta nella nostra vita quotidiana!”

«Iper-arroganza maschile acuta»… Era l’espressione che aveva inventato per indicare l’insieme di quei comportamenti più o meno nocivi con i quali quasi tutti si trovano a confrontarsi nella vita di ogni giorno, in ufficio, a casa o in qualunque altro luogo: un automobilista o un cliente che sfoga ingiustamente il suo nervosismo su di te, un capo autoritario che ti critica in pubblico, un coniuge privo di tatto… Gli esempi possono variare all’infinito!

Fra le caratteristiche ricorrenti nei soggetti predisposti all’iper-arroganza si osservavano, in gradi diversi: una certa ipertrofia dell’ego (e il conseguente egocentrismo), una tendenza al dominio e un senso di superiorità più o meno esacerbati, una naturale inclinazione ai giochi di potere e ai rapporti di forza. Quando parlava di iper-arroganza, Romane ricordava anche tutti gli sciagurati e frequentissimi piccoli attentati alla sensibilità (indelicatezza, incapacità di ascoltare, meschinerie varie), la deplorevole propensione di alcuni all’aggressività gratuita, senza dimenticare la malafede in perfetta buonafede, così tristemente diffusa, e, atteggiamenti altrettanto consueti, la tendenza al giudizio facile e alle critiche con le tre I (ingiuste, ingiustificate, inappropriate), nonché, a volte, l’insopprimibile bisogno di fare pressioni inutili o di avere ragione a tutti i costi… Insomma, l’iper-arroganza poteva annidarsi praticamente ovunque.

Romane aveva capito molto presto che la sua missione era ridurre il tasso di iper-arroganza dovunque fosse possibile! Il suo compito si svolgeva a un triplice livello: aiutare le persone ad affrontare i comportamenti iper-arroganti di cui potevano essere vittime, risvegliare le coscienze per indurre ciascuno a riflettere sulle proprie inclinazioni iper-arroganti e, infine, accompagnare chi desiderasse cambiare, insegnandogli a de-arrogantizzare efficacemente i suoi comportamenti; una sorta di trasformazione integrale dell’atteggiamento e della mentalità. Con quale fine? Cancellare le inclinazioni iper-arroganti tossiche e nocive per l’ambiente circostante e sviluppare un modo di essere più giusto e armonico.

Riponeva molte speranze nella conferenza che stava per tenere. Era un’occasione importante per promuovere la sua azione: ci sarebbe stata la stampa, e la sua attività, l’Accademia del Sorriso, avrebbe potuto beneficiarne.

 

 

L’autrice

Raphaëlle Giordano ha fatto il suo ingresso trionfale nel panorama letterario internazionale con il bestseller La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola, che a pochi giorni dall’uscita ha convinto pubblico, critica e librai ed è diventato un caso editoriale, tuttora in vetta alle classifiche dei libri più venduti. Ora firma, un nuovo straordinario romanzo che ci esorta a non prenderci troppo sul serio e a sfidare anche le certezze per scegliere di ascoltare sempre i nostri desideri più profondi.

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