Mulini a vento e robot giganti. Il significato degli oggetti negli anime e nei manga

Mulini a vento e robot giganti. Il significato degli oggetti negli anime e nei manga
Mulini a vento e robot giganti. Il significato degli oggetti negli anime e nei manga

Mulini a vento e robot giganti. Il significato degli oggetti negli anime e nei manga

di Claudio Cordella

Editore Delos Digital

Pubblicato 11/12/2018

Lingua Italiano

EAN-13 9788825407679

6,99

Generi: Cinema e Spettacolo,  Storia e Critica letteraria, Letteratura, storia e critica, Arte e Beni culturali

 

SINOSSI

Nelle opere di Hayao Miyazaki viene sempre valorizzata una tecnologia benefica e non inquinante, incarnata da quei mulini a vento che appaiono in alcuni suoi lavori a tema utopistico (Conan il ragazzo del futuro, Nausicaä della Valle del vento). Altri autori si son dimostrati maggiormente affascinati dalla possibilità di creare bambole asservite al nostro volere (androidi, robot giganti), per non parlare della possibilità di collegare l’uomo alla macchina per creare una nuova formidabile entità cibernetica (Mobile Suit Gundam, Ghost in the Shell, Neon Genesis Evangelion). Al di fuori di simili atteggiamenti speculativi, se non proprio tecno-feticistici, non mancano però approcci di carattere romantico, come quelli di Leiji Matsumoto, il quale fa rivivere come astronave la corazzata Yamato e ci porta in viaggio tra le galassie a bordo di una locomotiva. Ebbene se lo storico Antonio Costa, al termine del suo studio sul senso delle cose nei film, ci regala un breve elenco su cui basare un ipotetico dizionario degli oggetti, sulla medesima falsariga riguardo agli animanga potremmo citare: aerei, bento (scatola per il pranzo), mulini, robot giganti e treni. Non tanto per comporre una semplice lista, quanto piuttosto per proporre un’inedita chiave di lettura per poter interpretare in modo nuovo gli anime (cartoni animati) e i manga (fumetti).

 

UN ESTRATTO

Nel corso della sua prima apparizione, possiamo ammirare Nausicaä, sia nel manga così come nella sua controparte cinematografica, mentre è intenta a cavalcare le onde del vento a bordo del suo mehve. La principessa sta sorvolando una giungla (Fukai), pregna di spore tossiche che si estende in ogni direzione a perdita d’occhio, al contempo tra le cime degli alberi spiccano le teste fossilizzate di alcuni mostri antropomorfi. Ebbene, la vallata che ospita il suo villaggio natale si presenta ai nostri occhi attraverso due elementi naturali; l’acqua e il vento, entrambi impiegati dall’ingegnosa mano dell’uomo, la prima tramite un elaborato sistema di canalizzazioni, il secondo grazie a tutta una serie di macchinari. Da quel che possiamo constatare, vengono impiegate ben due distinte tipologie di mulini a vento, sia orizzontali che verticali, collocati laddove l’aria, a causa della conformazione del terreno, possa generare delle correnti abbastanza forti da azionarli. Di conseguenza, un guerriero errante come Yupa Milada, un valente spadaccino che è stato appena salvato dall’assalto di un animale inferocito da Nausicaä, procede in sella al suo destriero lungo uno stretto sentiero montano che è punteggiato da questi dispositivi per lo sfruttamento dell’energia eolica. Vi sono sia delle semplici pale orizzontali, disposte su file parallele sovrapposte che attraversano trasversalmente una profonda forra, sia dei mulini a torretta con le quattro ali in rotazione sulla sommità. Queste ultime, come si vede benissimo nel film, sono state costruite con un’intelaiatura di legno ricoperta da un qualche genere di tessuto. In esse, al massimo, possiamo ipotizzare la presenza di rinforzi metallici. […] Ritengo che si possa ipotizzare come altre persiane simili, seppur dislocate in luoghi remoti e apparentemente insoliti, abbiano lo scopo di dirigere e incanalare i flussi d’aria, oppure che siano collegati a qualche meccanismo, ad esempio per il pompaggio dell’acqua, che noi non siamo in grado di poter vedere. Dobbiamo anche constatare come la stessa principessa, priva di qualsivoglia altezzosità aristocratica, aiuti i suoi sudditi nelle riparazioni dei mulini. Nell’illustrazione summenzionata, appoggiata ad un mozzo di legno, da cui si diffondono a raggiera le pale (parimenti lignee) con le loro persiane, possiamo ammirare in primo piano la nostra eroina mentre si sta riposando al termine di un duro lavoro. In mano, a scanso di equivoci riguardo all’attività appena svolta, tiene in mano un calibro eolico. Anzi, pure nell’anime è proprio nel corso di un lavoro simile che possiamo osservare da vicino la struttura di questi ultimi. Tra l’altro, dobbiamo escludere a priori l’impiego diffuso di leghe metalliche, seppur leggere e resistenti, perché in questa Terra devastata e immiserita, per forza di cose i materiali metallici hanno dovuto cedere il passo a quelli ceramici. […] Non a caso, lo stesso Miyazaki in uno dei suoi anime più famosi, Conan il ragazzo del futuro, ci mostra come i polimeri possano trovare un nuovo impiego in un contesto di povertà generalizzata e di scarsità di materie prime. Lo scapigliato Gipsy, che l’intrepido Conan incontra all’inizio del suo peregrinare alla ricerca di Lana, vive su di un’isoletta che è stata trasformata in una cava per la raccolta della plastica. Quest’ultima viene estratta dal terreno, sia con l’impiego di manovali che di appositi robot da lavoro, impiegati come macchinari pesanti in sostituzione di ruspe e bulldozer. Gli isolani, allettati dalla vista di liquori, tessuti e sigari (taba-taba), aiutano i marinai stranieri nell’ingrato compito, ricevendo in cambio quei preziosi beni di consumo che non sono in grado di produrre da soli. […] Dati simili presupposti, non c’è da stupirsi che i contemporanei di Nausicaä, ugualmente poveri come quelli di Conan, siano ricorsi a soluzioni similari per poter sopravvivere e conservare almeno la parvenza di un certo tenore di vita. Oltre all’impiego della ceramica, quale principale sostituto dei metalli, persino le calotte trasparenti che ricoprono gli occhi di certi insetti, in quanto resistenti e simili al cristallo, non vanno sprecate.

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